2° Festival Fotografico Italiano

Busto Arsizio - 12/11/2011 : 04/12/2011

L’iniziativa nasce dal desiderio di proporre un evento culturale in Lombardia dedicata alla fotografia d’autore in una città, quella di Busto Arsizio, la più grande dell’alto milanese, nota fin dall’800 per gli insediamenti industriali tessili, che esportavano in tutto il mondo prodotti eccellenti, situata sull’asse del Sempione, che mette in comunicazione Milano, la vicina Svizzera e la Francia, in un susseguirsi di paesaggi inebrianti, dalle Prealpi Varesine al Lago Maggiore, apprezzati da un turismo internazionale, e quindi occasione per un lieto soggiorno per quanti, partecipando all’evento o si fermeranno più giorni nel territorio.

Informazioni

Comunicato stampa

2° Festival Fotografico Italiano
Mostre-Proiezioni-Multivisioni-Lettura Portfolio-Seminari-Editoria-Concorsi-Workshop

L’Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura Giovani e Futuro del Comune di Busto Arsizio (Va), dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellanza (Va) e della Amministrazione Provinciale di Varese, con la collaborazione di EPSON Italia - Sponsor Tecnologico, della Fondazione Montevecchio di Samarate (Va) e della Fondazione Torre Colombera di Gorla Maggiore (Va), organizza dal 12 novembre al 4 dicembre 2011 il 2° Festival Fotografico Italiano


L’iniziativa nasce dal desiderio di proporre un evento culturale in Lombardia dedicata alla fotografia d’autore in una città, quella di Busto Arsizio, la più grande dell’alto milanese, nota fin dall’800 per gli insediamenti industriali tessili, che esportavano in tutto il mondo prodotti eccellenti, situata sull’asse del Sempione, che mette in comunicazione Milano, la vicina Svizzera e la Francia, in un susseguirsi di paesaggi inebrianti, dalle Prealpi Varesine al Lago Maggiore, apprezzati da un turismo internazionale, e quindi occasione per un lieto soggiorno per quanti, partecipando all’evento o si fermeranno più giorni nel territorio.
Una proposta ideata per attrarre un folto pubblico da diversi luoghi, anche stranieri, proponendo un percorso visivo che si dirama dalla fotografia storica alla documentazione d’archivio, alle ricerche creative.
Tanti gli ospiti di rilievo e i giovani talenti che mostreranno i propri lavori, favorendo un dialogo con gli appassionati, gli studiosi e i professionisti del settore.
La fotografia torna protagonista a Busto Arsizio, con un evento nazionale che prevede 28 mostre sparse in città, seminari, workshop, proiezioni, letture dei portfolio, presentazione di libri, premi di fotografia e un’asta di beneficenza di fotografie d’autore, intrattenimenti musicali.
Non la consueta rassegna, ma un progetto articolato che interesserà l’intera città, tra spazi pubblici e privati, gallerie, librerie, studi di architettura e punti vendite eleganti.
Per rendere maggiormente rilevante l’evento, si sono unite diverse realtà culturali e formative della città, predisponendo progetti qualificanti che interesseranno diverse fasce di età di studenti e cittadini, impegnati in ricerche e sperimentazioni.
In sintesi, menzioniamo i collaboratori, i partner e le scuole che hanno aderito con interesse alla realizzazione dell’iniziativa:

Liceo Artistico “Paolo Candiani”, Liceo Scientifico “Arturo Tosi”, Istituti Scolastici Superiori “Olga Fiorini”, Scuole IC “N.Tommaseo”, Istituto Cinematografico “M. Antonioni”, Istituto Italiano di Fotografia, Libreria Ubik, La Fata Porpora Atelier, Fondazione 3M, La Casa Bioecologica, Distretto del Commercio di Busto Arsizio, Show Room Arredamenti Brusatori, Colombo Caffè, Libreria Galleria Boragno, Galleria Palazieta, Caccia Cornici, Spazio STOA’ per l’Arte, Galleria Arte=foto, BipBusto Apple Premium Reseller.

CATALOGO IN MOSTRA











Esposizioni a Busto Arsizio – vari spazi:



ELIO LUXARDO (1908-1969)
LA RICERCA DELLA BELLEZZA
IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE 3M E ROBERTO MUTTI
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

Elio Luxardo (1908-1969) nasce da genitori di origini italiane in Brasile dove si afferma dapprima come atleta e poi come autore di documentari. Dal padre fotografo di professione impara molto lavorando con i fratelli nello studio di famiglia ma quando, nel 1932, si trasferisce a Roma, si iscrive al Centro sperimentale di cinematografia col sogno di diventare regista. Bello, disinvolto ma soprattutto insofferente della disciplina, abbandona la scuola, entra nello studio del fotografo Sem Bosch e ne rileva quasi subito l’attività affermandosi rapidamente come ottimo ritrattista. Nel suo studio di via del Tritone 197 (e, dal 1944, in quello milanese di corso Vittorio Emanuele) sperimenta soprattutto quel particolare uso delle luci che aveva imparato sui set e che ritrovava, da grande e competente appassionato del cinema, soprattutto nei film americani. Inevitabile che fossero proprio i
divi di Cinecittà e gli attori di teatro ad amare i suoi ritratti che avevano il pregio di non essere mai ripetitivi perché scaturivano da intuizioni estrose più che da un progetto estetico predefinito. Avere un ritratto firmato Luxardo era diventato così importante che nel dopoguerra la vincitrice del concorso Miss Italia ne riceveva uno come premio. Davanti al suo obiettivo non passavano soltanto personaggi affermati – politici, nobili, scrittori, oltre ad attori e attrici – ma anche uomini e donne che il fotografo metteva in posa per esaltare uno sguardo, un’espressione, una postura così attentamente studiata da farli sembrare tutti protagonisti di qualche film noir, drammatico o passionale. Come ogni bravo professionista, tuttavia, Elio Luxardo sapeva esprimersi anche in altri campi firmando servizi di moda piuttosto innovative e importanti campagne pubblicitarie che oggi ci sembrano più semplici di quanto non fossero allora. Ma sono le sue ricerche personali a colpire per la loro bellezza asciutta e suggestiva. I nudi femminili e quelli maschili sono il frutto dei giovanili esordi come scultore, ma soprattutto provengono dalla sua capacità di considerare il corpo in una sua assoluta plasticità lontana in egual misura dalla morbosità e dalla retorica. Quello femminile è di una bellezza eterea che sembra plasmato dalla luce e disegnato da una grazia leggera mentre quello maschile è scattante, elastico, capace di evocare una classicità antica ma anche di anticipare quella forza prorompente e sfrontata poi cara a Robert Mapplethorpe.
Roberto Mutti

MARIO GIACOMELLI VINTAGE
OPERE SCELTE DA UNA COLLEZIONE PRIVATA
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

Mario Giacomelli nasce a Senigallia (Ancona) nel 1925, è il maggiore di tre fratelli e all’età di 9 anni perde il padre. In questo periodo comincia a dipingere e a scrivere poesie. La madre trova lavoro come lavandaia presso il locale ospizio. Qualche anno più tardi (1955) Mario ritornerà in quel luogo, dove realizzerà le immagini della serie “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, titolo ripreso da Cesare Pavese.
Avrà modo di dire in seguito che tra tutte le immagini, quelle dell’ospizio di Senigallia gli hanno procurato le più grandi emozioni.
La prematura perdita del padre, costringe Mario ad iniziare presto a lavorare come garzone in una tipografia di cui diventerà in futuro proprietario. Il tempo della scuola viene sovente impegnato in tipografia, la magia della stampa lo cattura e a 13 anni decide di fare il tipografo.
La “Tipografia Marchigiana” affacciata sulla piazza che, nel centro di Senigallia, celebra con un monumento Papa Mastai Ferretti (Pio IX), ha chiuso le sue serrande nel Dicembre del 1999.
Il 1953 segna la svolta nella vita di Giacomelli, acquista infatti per 800 lire una macchina fotografica e il giorno di natale si reca sulla spiaggia per scattare la sua prima fotografia.
E’ solo di fronte al mare che lambisce la spiaggia con le sue onde, scatta e movendo la macchina al momento dello scatto ottiene la sua prima fotografia “L’approdo”, immagine della battigia carezzata da un’onda come un colpo di pennello.
Vicino alla tipografia abita una persona che tanto peso ha avuto nell’inserimento delle Marche sul dibattito che, a livello nazionale, si stava sviluppando sulla fotografia, quest’uomo è Giuseppe Cavalli.
Avvocato, uomo di lettere, profondo conoscitore di Croce (cita spesso a memoria passi del “Breviario” al giovane Giacomelli, chiedendogli poi opinioni a cui il “nostro” risponde invariabilmente “non ho capito” o “non sono d’accordo”) ma anche esperto di tecnica e storia della fotografia, fondatore nel 1947 con Leiss, Finazzi, Vender e Veronesi de “La Bussola”, storico circolo le cui idee crociane furono espresse nel Manifesto pubblicato da “Ferrania” nel maggio 1947.
Dopo alcuni anni tuttavia il successo iniziale riscosso da “La Bussola” comincia a venir offuscato dal progressivo affermarsi di un altro gruppo storico “La Gondola” guidato da Paolo Monti, alle cui immagini molti giovani si avvicinano, colpiti dal loro grande vigore espressivo.
E’ forse questo uno dei motivi per cui, nel 1953, Giuseppe Cavalli fonda proprio a Senigallia il gruppo “Misa”, di cui Giacomelli e Piergiorgio Branzi rappresentano le “giovani speranze”.
Nel “Misa” non c’è la presenza egemone delle idee di Cavalli come ne “La Bussola”, è un gruppo aperto dove ognuno è libero di condurre le ricerche che vuole, sono così inevitabili gli scontri, soprattutto tra Giacomelli e Cavalli stesso. “Cavalli purtroppo vedeva solo da una parte e allora litigavamo sempre” avrà modo di dire Giacomelli.
Del gruppo “Misa” Mario Giacomelli è cassiere per alcuni anni.
Nel corso delle discussioni all’interno del “Misa”, Giacomelli conosce le opere di Paolo Monti, apprezzandole al punto di arrivare a dichiarare “Cavalli diceva che era il nemico pubblico n° 1, ma a me Monti mi faceva morire!”. E sarà proprio Paolo Monti (in giuria con Roiter e Comisso, tra gli altri) a dargli la soddisfazione del premio al miglior complesso di opere al Concorso di Castelfranco Veneto nel 1955. “Apparizione è la parola più propria alla nostra gioia ed emozione, perché la presenza di queste immagini ci convinse che un nuovo e grande fotografo era nato” dichiarerà in seguito lo stesso Monti.
Nel 1956 Cavalli, forse nel tentativo di svecchiarla, lo chiama a far parte insieme a Branzi de “La Bussola”, da cui uscirà ben presto per insanabili divergenze.
Del 1957-59 è la serie di immagini riprese a Scanno, Giacomelli rimane affascinato dall’atmosfera fiabesca del luogo, che aveva già colpito altri grandi fotografi, tra cui Henri Cartier Bresson.
Sempre del 1957 è la serie “Lourdes” seguita, nel 1958, da “Zingari”, “Puglia” e, nel 1959, (ripresa nel 1995) “Loreto”. Del 1961 sono le immagini di “Mattatoio” e nello stesso anno inizia a lavorare alla serie “Io non ho mani che mi accarezzino il viso”, titolo ripreso da uno scritto di padre Turoldo. Le immagini sono riprese nel Seminario Vescovile di Senigallia, che Giacomelli frequenta per un anno prima di dar forma alle foto vere e proprie. In questo ambiente i giovani seminaristi sono ripresi in momenti di ricreazione, le foto restituiscono l’incanto di uno spazio umano, ma al tempo stesso sospeso in una sorta di astrazione temporale.
Nel 1963 inizia la grande stagione di mostre che porteranno le sue immagini nei più grandi spazi espositivi del mondo, dalla Photokina di Colonia nel 1963 al MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di new York (1967) alla Bibliothèque Nationale di Parigi (1972), dal Victoria & Albert Museum di Londra (1975) al Visual Studies Workshop di Rochester (1979 e poi Venezia, Providence, Parma, ancora New York, di nuovo Colonia, Mosca, Arles, Amsterdam, Tolosa, Bologna, Londra, Rivoli fino alle recenti antologiche di Empoli, Losanna e Roma (purtroppo postuma).
Risale agli anni 1964-66 “La buona terra”, seguita da “Caroline Branson” del 1971-73, lavoro ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, poi “presa di coscienza sulla natura (1980-94), la grande serie dei paesaggi.
Su testi del poeta Permunian si fonda “Il Teatro della neve” (1985-87) seguita da “Ninna Nanna” e “A Silvia” (1987-88), lavoro pensato in origine per un programma televisivo. Nel 1986 muore la madre, a cui aveva dedicato nel 1955 un intenso ritratto.
Tra i lavori più recenti ricordiamo: “Il mare dei miei ricordi” (1991-94), “Io sono nessuno” (1994-95) su testi di Emily Dickinson fino ad arrivare a “Questo ricordo lo vorrei raccontare” (1998-2000) e “Bando” (1998-99) ciclo di immagini in serie di 4, ispirate ad una poesia di Sergio Corazzini e presentato nel 1999 alla XXIV Biennale d’Arte contemporanea di Alatri.
Il 25 novembre 2000, all’età di 75 anni, Mario Giacomelli si è spento nella sua casa di Senigallia.


ALLIEVI ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA DI MILANO
L’ALBERO. UN PAESAGGIO OLTRE I CONFINI DELL’IMMAGINAZIONE
MOSTRA A CURA DI ERMINIO ANNUNZI – DOCENTE I.I.F.
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

Prima che la forza centrifuga fosse scoperta, gli antichi abitanti della terra pensavano che il cielo e la terra fossero tenuti assieme dall’albero; le radici saldamente ancorate al terreno e le fronde protese e immerse nel cielo. A tenere insieme radici e fronde provvedeva il tronco, in una sorta di potente cerniera che, nutrita attraverso le radici ed energizzata dal fogliame, permetteva di mantenere salda l’unione tra terra e cielo.
Anche per questa ragione l’albero, per molte culture, aveva un respiro sacro e inviolabile, oltre ad essere creature essenziali per la vita sul nostro pianeta.
Nell’arco dell’evoluzione dell’uomo e in special modo durante la rivoluzione industriale, l’albero ha perso, insieme alla natura, il suo valore di riferimento primario venendo relegato a mero strumento ornamentale e peggio ancora, a fornitore di materiale da costruzione o per generare energia.
All’interno delle società occidentali, ormai in preda all’eccitazione vorace dello sviluppo tecnologico, è venuto a mancare il rapporto primordiale con l’ambiente, la natura e l’albero: un rapporto che ha permesso di mantenere per millenni un equilibrio sostanziale tra Gaia (la terra) e la più vorace creatura che la popola, l’uomo.
Molto controverso è stato l’approccio alle cose naturali praticato dagli uomini nel corso degli anni, se facciamo riferimento ad uno dei più grandi filosofi, Socrate, troviamo che in una sua espressione: “alberi e campagna non possono insegnarmi nulla, gli uomini delle città invece si”, si intravede un segno inequivocabile di quanto la natura veniva vista, per certi versi, come una forma di vita senza anima e sentimento e ragione e quindi, di scarso interesse.
Al contrario, San Bernardo da Chiaravalle, spingeva verso un più rispettoso rapporto, in cui le cose della natura non erano “cose” ma vere e proprie entità soggettive da cui imparare, è ben nota la sua famosa frase: “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà”.
Cosa aggiungere a questa splendida frase?
E’ proprio partendo dalla frase di San Bernardo che abbiamo sviluppato questo progetto fotografico insieme agli studenti del secondo anno dell’Istituto Italiano di Fotografia: in primo luogo si è cercato di analizzare il profondo significato e la correlata simbologia che l’albero rappresenta, sia sotto l’aspetto naturale che dal lato della visione mitologica. In secondo luogo si è voluto ricercare l’aspetto interpretativo che ciascun studente ha letto all’interno dell’analisi del soggetto Albero.
Ne è venuto fuori un lavoro ricco ed espressivo, in una continua altalena tra enfasi mistica e visione analitica, in cui Albero e uomini sono due entità distinte ma non disgiunte, ognuno diverso ma assolutamente legati tra loro.
Una visione che non potrà non contribuire a risvegliare e migliorare, il rapporto tra l’uomo e le cose naturali, risvegliando quell’arcaico rispetto nei riguardi di quella forza primordiale e vitale che gli Alberi rappresentano. (Erminio Annunzi)
Si rinnova l’appuntamento con una delle scuole italiane di fotografia più rappresentative, con sede a Milano. Si conferma, così, un sodalizio con il l’A.F.I. e il festival finalizzato ad offrire una panoramica sulla fotografia contemporanea di paesaggio, sotto la guida di un docente stimato, Erminio Annunzi, che sa offrire i giusti stimoli per guidare gli studenti alla ricerca di un proprio stile.

COSTAS ORDOLIS
SHAPES AND SHADOWS FROM THE THEATRE
MOSTRA A CURA DI GIGLIOLA FOSCHI E NINA KASSIANOU
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

Il lavoro di Costas Ordolis delinea una nuova prospettiva per la fotografia di teatro. Generalmente un fotografo di teatro dà risalto alle scene più importanti del dramma: enfatizza la tensione e l’energia che pervade i personaggi, cattura quei momenti in cui gli sguardi e le pose degli attori acquistano significati intensi.
Nella ricerca di Ordolis (che ha fotografato il teatro greco contemporaneo per circa 15 anni) nulla ci rimanda a un codice precostituito di lettura dello spettacolo, a un preciso e puntuale racconto. L’autore percorre invece un altro sentiero, dove predomina l’oscurità, dove gli attori e le scene teatrali appaiono trasfigurati, dalle luci e dalle ombre, in bilico tra l’apparire e lo sparire nell’oscurità o nella luce abbacinante, tra presenza e assenza. E’ come trovarsi in un viaggio in cui lo spettacolo è una sorta di punto di partenza per allestire un’altra scena, per dar vita a un nuovo viaggio visivo libero dai consueti condizionamenti e aperto all’immaginario dello spettatore. Il suo sguardo meravigliato, aperto agli imprevisti, alle emozioni, a quello che accade anche ai lati della scena e contemporaneamente al suo centro, crea un gioco continuo di sotterranee metamorfosi, di slittamenti e trasfigurazioni cariche di pathos. Citando il fotografo americano Garry Wingrand, potremmo dire che Ordolis fotografa il teatro non per mostrare il teatro così com’è, ma per vedere a cosa il teatro assomiglia nel momento in cui viene fotografato.
Costas Ordolis ha studiato Economia ad Atene e Marketing in Canada. Vive e lavora ad Atene.
Dal 2000 ha lavorato come fotografo freelance per numerose riviste greche. Per circa 15 anni ha fotografato il teatro greco contemporaneo e realizzato il recente libro Shapes and Shadows from theatre. Le sue fotografie di teatro, così come quelle di street photography sono state esposte sia in Grecia che all’estero (presso il Thessaloniki Museum of Photography di Salonicco, il Festival Fotografico di Bratislava, etc.). Ha pubblicato più di 7 libri fotografici.

ITALIAN GEOGRAPHIC 2011
I FOTOGRAFI ITALIANI DI NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA
MOSTRA A CURA DI MARCO PINNA – STAFF EDITOR NATIONAL GEOGRAPHIC
STAMPE FINE ART REALIZZATE DA EPSON ITALIA.
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI

Da oltre 120 anni, National Geographic ci racconta “il mondo e tutto ciò che esso contiene” avvalendosi di alcuni tra migliori fotografi al mondo. Oggi la rivista rimane un punto di riferimento importante per l'eccellenza della fotografia di reportage non solo geografico e naturalistico, ma anche sociale, culturale, scientifico antropologico, storico, ambientale, eccetera.
Fin dalla sua nascita nel 1998, l'edizione italiana di National Geographic ha voluto fornire ai suoi lettori una prospettiva diversa sul nostro paese, mostrandone sia il volto più bello, dai luoghi naturali alle meraviglie storiche e archeologiche, sia i mali peggiori, dall'inquinamento alla cattiva gestione del territorio e dei beni culturali.
Dal punto di vista fotografico, trovare delle immagini - e dei fotografi - all'altezza dello standard di un magazine tra i più prestigiosi al mondo, che dedica tempi e mezzi impensabili per qualsiasi pubblicazione italiana alla realizzazione dei suoi servizi, è molto più arduo di quanto si possa immaginare.
Da 13 anni, National Geographic Italia intraprende un'opera di ricerca capillare per trovare fotografi e storie all'altezza di questo marchio. Pur con mezzi spesso limitati, in questi anni il magazine italiano ha realizzato centinaia di servizi legati soprattutto all'Italia, facendo affidamento sulle capacità di alcuni tra i professionisti dell'immagine più seri e affidabili sul mercato nazionale. A volte, sono stati presi dei rischi, affidando lavori a perfetti sconosciuti che, in molti casi, hanno dimostrato di possedere quella visione lucida e quella “marcia in più” che caratterizza il fotografo di National Geographic. In altri casi, sono stati utilizzati professionisti collaudati di grande esperienza.
Questa mostra raccoglie le immagini di 26 di questi fotografi. Tutte le fotografie sono state tratte da servizi realizzati per National Geographic Italia, ma molte non sono mai comparse sulle pagine della rivista, vuoi per motivi di spazio, o per esigenze di impaginazione, o magari perché non trovavano una collocazione nel filo narrativo del servizio.
Il criterio con cui sono state scelte le foto è basato più sulla qualità artistica dell'immagine, sulla composizione e sull'impatto emotivo, che non sulla sua valenza giornalistica. L’intento è di dare vita a una raccolta di immagini che valorizzi al massimo le qualità e le caratteristiche dei singoli fotografi, perché questa mostra è dedicata a loro, ed è un omaggio alla loro arte.
I FOTOGRAFI IN MOSTRA
Angelo Antolino, Marco Ansaloni, Franco Banfi, Maurizio Biancarelli, Monika Bulaj, Marco Bulgarelli, Giancarlo Ceraudo, Claudio Cricca, Stefano Dal Pozzolo, Massimo Di Nonno, Nanni Fontana, Andrea Frazzetta, Alessandro Gandolfi, Fabrizio Giraldi, Emiliano Mancuso, Marisa Montibeller, Alberto Novelli, Diego Orlando, Paolo Petrignani, Alexey Pivovarov, Antonio Politano, Sandro Santioli, Francesco Schiavone, Georg Tappeiner, Stefano Torrione, Stefano Unterthiner.

Si potrebbe definire questa esposizione una chicca. Inedita, pensata e realizzata per il 2° Festival Italiano propone gli scatti di alcuni tra i più rappresentativi fotografi italiani che pubblicano sul National Geographic, scelti da Marco Pinna.
Fondamentale l’apporto di EPSON, che ha stampato tutte le immagini in grande formato della mostra con una qualità eccezionale, dimostrando l’alto livello tecnologico raggiunto nella stampa fine art a livello mondiale.







ALESSANDRO BELGIOJOSO
LA CITAZIONE COLTA
A CURA DI CRISTINA MOREGOLA
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI


Alessandro Belgiojoso, fotografo milanese che divide la sua vita e il suo lavoro fra l’Italia e l’estero, è presente al secondo Festival Fotografico Italiano con la mostra “LA CITAZIONE COLTA”, una selezione di immagini di grande formato che l’autore ha scattato a Venezia durante la Festa del Redentore quando, per ricordare la fine della terribile pestilenza che nel 1576 decimò la popolazione, le autorità civili e religiose si recano in processione sul ponte di barche che unisce le Fondamenta delle Zattere alla Chiesa del Redentore alla Giudecca e centinaia di imbarcazioni sono decorate con lanterne di carta colorata illuminate da una candela, in attesa che lo spettacolo dei fuochi d’artificio trasformi il bacino di S. Marco in una festa di luci.
Con questa serie di immagini Belgiojoso mette in scena non solo quella che ancora oggi è considerata una tra le più importanti feste religiose e popolari della laguna ma anche, come racconta il titolo “LA CITAZIONE COLTA”, quel vivace cromatismo appartenente alla tradizione pittorica veneziana che letteralmente esplode nella luce dei fuochi. E, nello stesso tempo, è “ LA CITAZIONE COLTA” nel momento in cui ognuno legge nella fotografie del Redentore un aspetto diverso, che lo rimanda al proprio passato, a una veduta del Canaletto, alla battaglia di Lissa o un quadro di Turner, e si chiede se è una festa o una guerra.
Si percepisce nelle fotografie di Alessandro Belgiojoso un’idea di spazio, presente anche nei precedenti lavori, che dilata i propri confini oltre il dato visibile e apre le porte all’immaginazione. Centrale è infatti nella ricerca fotografica dell’autore la tematica del confine, sia esso inteso come limite fisico o mentale, e della sua percorribilità e la capacità di cogliere, traducendolo in immagine, lo spirito del luogo.

Alessandro Belgiojoso, nato a Milano nel 1963, ha vissuto e lavorato in Italia e all’estero. Ha viaggiato per i cinque continenti, in particolare nelle due Coree. Dal 2005 focalizza il suo lavoro su tematiche relative al concetto di confine ed il suo superamento, inteso sia come confronto e dialogo tra le diversità, sia nell’accezione geo-politica del termine considerando a questo riguardo realtà particolarmente significative. Il suo attuale progetto "Corea, un viaggio impossibile?", tramite l'appoggio del Ministero degli Esteri, sta portando il suo lavoro a varcare il confine ermetico tra le due Coree con significativi eventi da entrambi i lati del confine. Nel Luglio 2009 espone alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo una mostra di fotografie e video “Terra e Luce” che lega il lavoro del fotografo sull’oculus della Gurfa al progetto trentennale del Roden Crater di James Turrell. La mostra è oggi collezione permanente del Museo Archivio per la fotografia della Sicilia di Alia.
Ha esposto in importanti spazi a livello internazionale.



ALBERTINA D’URSO
HAITI’S GENERATION OF AMPUTEES
A CURA DI CRISTINA MOREGOLA
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
PALAZZO MARLIANI CICOGNA – P.ZZA VITTORIO EMANULE II – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI


Albertina d’Urso, fotografa milanese formatasi presso l’ICP (International Center of Photography di New York), da anni impegnata, come inviata di importanti testate nazionali, nella realizzazione di reportage sociali e umanitari in Italia e all’estero, partecipa alla seconda edizione del Festival Fotografico Italiano con la mostra Haiti’s generation of amputees a cura di Cristina Moregola.
Le fotografie, realizzate ad Haiti a un anno di distanza dal terremoto che nel 2010 devastò l’isola, sono la testimonianza delle tragiche conseguenze di una catastrofe che ha segnato il destino di circa quarantamila bambini haitiani sopravvissuti ma afflitti da gravi mutilazioni.
Il progetto fotografico, presente al MIA Milan Image Art Fair 2011,è nato dalla collaborazione tra Albertina d’Urso e la Fondazione Francesca Rava –N.P.H. Onlus che ha avviato un programma di applicazione di protesi ai bambini e per la quale la fotografa aveva realizzato nel corso del 2009il libro “TI MOUN YO, Children of Haiti”, proclamato “Documentary Book of the Year” agli “International PhotographyAward” e presentato nello stesso annocon una mostra a Forma Centro Internazionale di Fotografia di Milano.

Albertina D’Urso (Milano, 11/9/1976) si è formata all’ ICP (International Center of Photography) di New York, al TPW (Toscana Photographic Workshops) e all’Agenzia VII sotto la guida di insegnanti come David Alan Harvey, Alex Webb e Antonin Kratochvil.Si dedica da anni a reportages sociali ed umanitari in giro per il mondo.
Il suo interesse in questo campo è cominciato nel 2004, quando si è recata a Bombay con un'associazione impegnata nelle adozioni a distanza: il suo lavoro ha dato vita ad un libro, Bombayslum, pubblicato da Skira, ad una mostra alla Libreria degli Atellani a Milano ed ha profondamente cambiato la sua vita e la sua carriera.
Nel2006 ha partecipato alla "Missione del comune di Milano a Kabul”: un lavoro per evidenziare le conseguenze della guerra in Afghanistan e gli sforzi della missione ISAF 8 e delle NGO italiane per ristabilire la situazione, culminato con la mostra "Milano-Kabul no stop" in galleria Vittorio Emanuele e con due libri collettivi, Respiro del Mondo 5 Afghanistan, Kabul e Km 5072, Milano-Kabul no stop. Nel 2007 è stata selezionata per il masterclass “Focus on Monferrato”, progetto che vede dodici giovani fotografi, guidati da Stanley Green e Kadir van Lohuizen, documentare diversi aspetti della vita del Piemonte. Ha inoltre vinto il “Premio Canon Giovani Fotografi” con il progetto "Welcome to Compton", un reportage sulla violenza e sul degrado di questo distretto di Los Angeles.
Nel 2008 ha presentato "Spirit of Shekhawati", una mostra che racconta l'anima di questa piccola regione del Rajasthan dimenticata dal boom economico che ha coinvolto l'India, è stata inserita in “Young Blood”, la rassegna annuale dei talenti italiani che si sono distinti all’estero nel campo della creatività e della ricerca, ed è stata premiata al festival "Orvieto Fotografia”. Nel 2009 ha esposto il suo lavoro “Bodies for sale, Mumbai” a Insa Art Center a Seoul in occasione del "New Italian Film & Art Festival" e nella Rivus Gallery , nell’Università di Incheon in occasione del"Cultural Interchange Between Korea and Italy” ed ha partecipato alla mostra “Abruzzo 2009 ”inaugurata al teatro dal Verme di Milano ed itinerante per tutta Italia.
Il suo libro “TI MOUN YO, Children of Haiti”, realizzato per la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Onlus e pubblicato da Contrasto è stato presentato a fine anno con una mostra a Forma Centro Internazionale di Fotografia a Milano. La mostra sarà replicata al Centro Nazionale di Fotografia a Padova e al castello di Montalbano a Messina ed il libro verrà proclamato “Documentary Book of the Year” agli “International photography Awards”.
L’anno successivo, dopo il devastante terremoto Albertina si è recata diverse volte ad Haiti con la stessa Fondazione e come inviata di importanti testate nazionali. Un suo scatto ha vinto il secondo premio al “Lens Culture International Exposure Award” ed ha partecipato alla relativa mostra alla 291 Gallery a San Francisco, alla Speos Gallery a Parigi ed alla VII Gallery a New York. Sempre nel 2010, con il suo lavoro “Nehru Nagar”, è stata finalista al “Deeper prespecive photographer of the year” ai Lucie Awards.




MARIO LASALANDRA
POETI, MASCHERE, ATTORI, FANTASMI – FOTOGRAFIE 1962 - 2011

13 NOVEMBRE – 27 NOVEMBRE 2011
STOA’ – VIA GAETA, 10 - BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: VENERDI E SABATO 16 -22 / DOMENICA 10-13 / 16-22 - INGRESSO LIBERO
INGRESSO LIBERO


Soggiogata dall’ideale del “vero”, dai topoi letterari dell’obbiettività e dell’automatismo, la fotografia ha sempre dovuto lottare per affermare il suo statuto di arte-ossia di invenzione e di linguaggio. E’ in questa battaglia che Mario Lasalandra tocca un posto assai alto, e il merito d’aver ricondotto, caso del tutto eccezionale in Italia, la fotografia alle funzioni primigenie dell’arte: l’evocazione, il racconto, la mitopoiesi.
Nato nel 1933 a Este, sul limite meridionale dei colli Euganei, Mario Lasalandra eredita negli anni cinquanta l'atelier del nonno materno, Federico Tuzza, pittore e fotografo. Presto inizia ad alternare l'attività con ricerche originali, fotografando in ambientazioni desolate personaggi clowneschi, sui quali l'influenza dei primi film di Fellini (La Strada, Le Notti di Cabiria) appare molto evidente. In breve, le scene si fanno sempre più complesse, e Lasalandra comincia a costruire fantastiche storie che, seppur prive di una coerenza drammaturgica, sono piene di evocazioni e di riferimenti alle figure della mitografia del moderno. Nascono così le sue serie più celebri, Giudizio, 1967. Spaventapasseri, 1968. Filodrammatici, 1968. Storia di un Dramma, 1970, popolate da suggestive schiere di angeli, vergini, profeti, maschere, attori, fantasmi.
Figure barcollanti, che manifestano, attraverso il loro equilibrio precario, l'instabilità di un epoca in cui la fotografia in Italia è attraversata da una crisi profonda e irrimediabile. Ma figure, al contempo, che si nutrono di un rapporto con la storia - dal dagherrotipo ad August Sander, da David Bailey a Diane Arbus - in un modo straordinariamente originale. E che si offrono in una incessante, e tuttora inesausta, varietà di tipi e di situazioni. Figure, che fanno di Mario Lasalandra uno degli autori più innovativi e geniali della fotografia contemporanea.
La fotografia di Mario Lasalandra si distacca dai canoni usualmente condivisi, poiché la sua è una percezione totalmente differente, rara e sofisticata, interamente consacrata alla costruzione di un’immagine in grado di rilasciare una forza evocativa unica nel panorama fotografico internazionale. L’artista, infatti, pensa il proprio lavoro recuperando turbamenti interiori per trasportarli in quello spazio magico, onirico che appartiene alla nostra profonda interiorità . In questo modo egli conduce le emozioni all’interno dei luoghi fantastici nei quali tutto appare come sospeso, pronto ad accadere ma non ancora accaduto, dove è possibile percepire sensazioni fino a quel momento sconosciute, ma capaci di dischiudere il passaggio verso quell’universo metafisico, al limite del surreale, che alberga nell’inconscio.
Anche per questo motivo, nonostante la sua opera si dispieghi in un arco temporale di quasi cinquant’anni, Mario Lasalandra può essere definito, indiscutibilmente, uno dei fotografi più importanti al mondo, ma anche uno dei pochi immediatamente riconoscibili per la singolarità e la forza della propria poetica. (Paolo Morello)
Mario Lasalandra è nato ad Este nel 1933 dove vive e lavora.
Nel 1962 dopo esperienze nel campo della pittura, scopre la fotografia e realizza la sua prima mostra personale con il reportage Immagini d'Egitto.
Egli ama inventare i suoi temi e costruirli poi pazientemente come lo scultore fa con la creta. L'ambiente sereno dei Colli Euganei, dove egli vive, i grandi silenzi della campagna veneta sono gli artefici principali delle magiche impressioni che promanano dalle sue fotografie.
Un continuo processo d’invenzione gli consente di innestare sopra un reportage d'ambiente molto intellettualizzato, una serie di metafore e di simbolismi a meta' tra la sospensione metafisica e l'affioramento surrealista in cui la sostituzione magica del reale crea stimolanti avventure visive.
Ha esposto nelle più importanti rassegne in Italia e all'estero ed al Museo d'Arte Moderna di New York. È presente all'International Center di New York diretto da Cornel Capa, nella Biblioteca Nazionale di Francia, nella collezione permanente del CSAC di Parma, nella Biblioteca Nazionale Italiana, nella raccolta I Vivial di Praga e nella Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.
Una serie d’immagini inedite e recentissime, arricchiranno l’esposizione.




L’ART NOVEU DI BUSTO ARSIZIO RIVISITATA CON LA CIANOTIPIA
MOSTRA DEGLI ALLIEVI DI FOTOGRAFIA DELL’ISTITUTO OLGA FIORINI DI BUSTO A.

17 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
MUSEO DEL TESSILE – VIA ALESSANDRO VOLTA 6/8 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILTATO AI DISABILI

La riscoperta di un’antica tecnica di stampa fotografica è sempre affascinante.
L’anno scorso abbiamo ”sperimentato” e proposto una serie d’immagini realizzate con il foro stenopeico; dopo l’esperienza fatta con questa macchina fotografica, ricordiamo che non ha alcun obiettivo ma solo un semplice forellino, ci siamo indirizzati quest’anno su un procedimento di stampa altrettanto semplice ma efficace; la cianotipia. Una antica tecnica di stampa, realizzata con ossidi di ferro, escludendo i prodotti più commerciali della tradizionale camera oscura.
Ci è sembrato giusto oltre che fare esperimenti in laboratorio allargare la nostra esperienza e proporre un percorso visivo sulla città. La particolare colorazione e il fatto di concentrare la nostra attenzione all’originalità della stampa ci hanno portato a fare questa indagine visiva su luoghi del territorio che avevamo già studiato in storia dell’arte.
Più precisamente gli edifici costruiti in stile art noveu e liberty esistenti a Busto Arsizio.
Partendo da immagini generali abbiamo poi fotografato i dettagli che più si prestavano a essere stampati con questa tecnica. Le immagini raccontano di edifici progettati intorno al 1890 e i primi anni del novecento. Tanto per fare un parallelo, la fotografia in quel periodo stava ancora cercando la propria strada linguistica, mentre sul campo della tecnologia gli strumenti a disposizione si susseguono con incessante rinnovamento, sia per quanto riguarda le macchine fotografiche che i processi di sviluppo e stampa.
La cianotipia è proposta per la prima volta nel 1842 dall’inglese Sir. John Herschel. Lo stesso procedimento di stampa, grazie alla sua versatilità, è rimasto in uso, oltre che in fotografia, anche per la riproduzione di disegni tecnici e di planimetrie, almeno fino agli anni cinquanta del secolo scorso. Il procedimento fuori dal campo fotografico vero e proprio ha preso anche il nome di cianografia o di"blueprint".
Per realizzare queste stampe abbiamo usato una ricetta classica che ben si presta alle interpretazioni e personalizzazioni più disparate, e le immagini proposte ne sono una testimonianza.

RITRATTI E SONETTI
MOSTRA E INSTALLAZIONE VIDEO
DEGLI ALLIEVI DI FOTOGRAFIA DELL’ISTITUTO OLGA FIORINI DI BUSTO A.

17 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
MUSEO DEL TESSILE – VIA ALESSANDRO VOLTA 6/8 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILTATO AI DISABILI

Tante facce, molte espressioni, un sacco di parole che confluiscono in una mostra/installazione oltre che un video. Farsi un autoritratto a volte è più difficile di quanto si voglia far credere.
Scrivere un sonetto su se stessi è un esercizio altrettanto impegnativo.
Noi abbiamo fatto entrambe le cose e ne è uscita questa mostra - installazione.
Il sonetto racconta la nostra persona in rime, le immagini prendono forma in una composizione visiva e il video concentra il tutto. E’ un lavoro di ricerca personale che noi studenti della terza grafica2010/2011
siamo stati invitati a realizzare, in primo luogo come compito didattico, poi, visto che ci è piaciuto lo abbiamo elaborato. Un esercizio dove non c’è nient’altro da dire ma molto da vedere.

PARIGI
UMBERTO ARMIRAGLIO

17 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
MUSEO DEL TESSILE – VIA ALESSANDRO VOLTA 6/8 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO: 15-19 / DOMENICA 10-12 / 16-19 –LUNEDI CHIUSO – INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILTATO AI DISABILI

Parigi, 40 km a piedi in due giorni.
Sembra folle, frenetico e superficiale ma la città era già nella mia testa. Nei precedenti viaggi non ero mai riuscito a fotografare veramente, ma la città era rimasta impressa in modo latente ma dettagliato nella mia memoria.
Quello era il momento giusto; atteso e lasciato a decantare.
Ad ogni passo infatti, mi sembrava tutto programmato, giustapposto e in attesa di quelle foto fino ad allora solo premeditate e previste.
Quello che riconduce la realtà attuale ad un pensiero remoto è l'atmosfera straniante data dalla colorazione dominante delle immagini e dalla quasi totale assenza dell'uomo. Non si tratta di foto documentaristiche di paesaggi urbani ma di singole inquadrature di luoghi e momenti sospesi nel tempo.
Umberto Armiraglio nasce nel 1970, dopo aver studiato fotografia e assistente a Milano,
diventa titolare di uno studio fotografico che opera nell’ambito della moda, della fotografia aver lavorato come fine art, dello stilllife, della fotografia corporate e della comunicazionein generale.
L’entusiasmo per la ripresa fotografica lo porta a estendere l’interesse verso una ricerca continua su temi diversi, utilizzando tutte le tecniche: dal bianco e nero al digitale fino alla ripresa con apparecchi di grande formato e con pellicole di ogni genere, comprese le Polaroid.
Oltre all’applicazione commerciale del mezzo fotografico, dedica da anni molte energie alla
realizzazione di mostre personali e collettive, sia in Italia sia all’estero.
Diversi sono ormai i progetti che sono stati esposti divenendo in seguito dei libri.
La forte motivazione nel promuovere la fotografia lo ha portato ad essere uno dei fondatori
delle associazioni Click Art’s Fotografia e Cultura dell’Immagine e A.F.I. Archivio
Fotografico Italiano, che si stanno consolidando da tempo come riferimento di alto livello nell’ambito dell’arte fotografica.
Per l’AFI dirige la redazione del periodico “La Clessidra”, divenuto immediatamente oggetto dicollezione per appassionati di riviste di pregio che trattano fotografia e cultura.



STUDENTI DELL’ ISTITUTO CINEMATOGRAFICO ANTONIONI
LABIRINTI DELLA MEMORIA
IMMAGINI SUONI E SUGGESTIONI CHE RICORDINO AL FUTURO COSA ERA IL PASSATO
20 NOVEMBRE – 25 NOVEMBRE 2011
ISTITUTO CINEMATOGRAFICO MICHELANGELO ANTONIONI – VIA MAGENTA, 70 (ENTRATA DA VIA XI FEBBRAIO) BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: 9,30 - 19
INGRESSO LIBERO

Il tema scelto quest’anno dall’ICMA si ricollega al progetto di Anagrafe della Memoria, interpretato attraverso il video, il cinema e la fotografia. Un progetto nato in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Busto Arsizio, per dare voce ai ricordi del territorio attraverso immagini, filmati, interviste e testimonianze. L’arte visiva si carica di contenuti, evocando storie e sentimenti altrimenti perduti.
Oltre alla mostra, l’Istituto Antonioni produrrà una installazione video-scenografica sul tema, collocata in una sala del Palazzo Marliani-Cicogna, visitabile per tutta la durata del Festival.


CIRCA UN SECOLO FA
IMMAGINI TRA FINE ‘800 E INIZIO ‘900 DA UNA COLLEZIONE PRIVATA
FATA PORPORA ATELIER – VIA MONTEBELLO, 8 - INGRESSO DA VIA SOLFERINO 1A - BUSTO ARSIZIO (VA)
18 NOVEMBRE – 3 DICEMBRE 2011
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO 9,30 – 12,30 E SU APPUNTAMENTO
INFOTEL: 338 6126451 / E-MAIL: [email protected]
INGRESSO LIBERO

E’ indubitabile il ruolo che la fotografia ha avuto nel documentare le vicende e le circostanze del passato, lasciandoci un patrimonio d’immagini ch ci consentono di ricomporre una sorta di storia sociale e culturale dei nostri avi, spesso di grande fascino.
La riscoperta del passato, nell’epoca moderna, permette di comprendere meglio i cambiamenti della società, sotto tutti i punti di vista, dimostrando come la documentazione fotografica si trasformi in una preziosissima testimonianza, che diviene emblema della memoria collettiva odierna.
Questo preambolo per presentare la selezione d’immagini esposta nell’Atelier, ma anche per affermare l’impegno del nostro Archivio, che fin dalla sua nascita è indaffarato a reperire materiali preziosi spesso celati nelle collezioni private.
Questa esposizione rappresenta una sorta di viaggio nel tempo, e le immagini in mostra sono state scelte per la loro originalità, tenendo conto della capacità dei fotografi di saper cogliere e interpretare spaccati di vita con stile e curiosità.
Da qualche tempo ci siamo imposti di continuare nel lavoro tracciato oltre un secolo fa da alcuni lungimiranti fotografi, progettando ampie ricerche sul territorio, e non solo, con la lo scopo di documentare i cambiamenti del paesaggio, il lavoro e altri aspetti della società, per noi importanti. La collaborazione con alcune Amministrazioni pubbliche, ci ha consentito di realizzare una serie di pubblicazioni di pregio.
Un patrimonio d’immagini che le nuove tecnologie consentono di rendere fruibile in modo dinamico, anche attraverso il WEB, mettendolo a disposizione di studiosi, cultori della fotografia e cittadini nel mondo.



CLAUDIO ARGENTIERO
TERRE D’ACQUA: L’UOMO, IL PAESAGGIO, LE ARCHITETTURE
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
BIBLIOTECA COMUNALE – VIA MARLIANI, 7 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL VENERDI 9-12,30 / 14,30 -18,30 SABATO 9/12,30 – 14,30-17,30
INFOTEL: 0331 625065 - E-MAIL: [email protected]
INGRESSO LIBERO

Curiosità e fascino: con questi due termini si può sintetizzare un‘esperienza a contatto con la risaia.
Una realtà antichissima, le cui radici risalgono all'età del bronzo ma che ha saputo evolversi, tanto da restare ancora oggi, un punto di forza del territorio. La piana del riso conserva un patrimonio culturale, ambientale e umano di grande valore, degno di essere conosciuto e valorizzato per l'unicità delle caratteristiche che la contraddistinguono: un territorio che ha saputo conservare peculiari caratteristiche naturalistiche, culturali e di tradizione. La mostra, composta di stampe in bianco e nero fine art Digigraphie Epson, racchiude tutti questi elementi, che l’autore ha saputo interpretare con stile ed esperienza.
Claudio Argentiero da oltre 25 anni si occupa di fotografia.
Il suo percorso si snoda tra professione, committenza e ricerca personale.
E’ da sempre interessato alla documentazione del territorio e dei suoi mutamenti, producendo immagini per mostre e libri, collaborando con enti pubblici e privati.
Dal 1988 cura e organizza mostre ed eventi fotografici di rilievo.
Ama il b/n, che stampa personalmente, sperimentando la fotografia infrarosso, le antiche tecniche di stampa e le più moderne tecnologie digitali fine art, in stretta collaborazione con EPSON.
Ha esposto in importanti spazi in Italia e all’estero, e ad Arles (Francia), tempio della fotografia mondiale, in contemporanea ai RIP dal 2005 al 2011, realizzando, con altri autori, un libro e una mostra sulla cittadina francese.
Ha al suo attivo diversi libri, e nuovi sono in fase di pubblicazione.
Suoi lavori sono stati pubblicati su diverse testate del settore e d’arte.
Da qualche anno si dedica con particolare interesse anche al ritratto.
E’ socio fondatore e Presidente dell’Archivio Fotografico Italiano, artefice con U.Armiraglio della nascita della rivista “la Clessidra”, di cui è photoeditor e responsabile, per l’A.F.I., dei rapporti esterni con fotografi, giornalisti, critici, galleristi, archivi, agenzie a livello nazionale ed europeo.
Sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche private, anche straniere.


19 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
GALLERIA ARTE=FOTO – VIA PETRELLA 18 – BUSTO ARSIZIO (VA) / E-MAIL: [email protected]
LA VISITA DELLA MOSTRA E’ SU APPUNTAMENTO TELEFONANDO AL N° 335 6551592
INGRESSO LIBERO
SHOPPING PHOTO ART
COLLEZIONISMO FOTOGRAFICO ACCESSIBILE
Con questo progetto, vogliamo proporre una concreta opportunità a quanti amano la fotografia ma non possono investire grandi cifre
Un’ occasione per avvicinare il pubblico meno specializzato, al collezionismo fotografico, non dimenticando gli esperti dell’arte visiva, in particolare quella fotografica, che potranno trovare immagini esclusive di indubbia qualità.
Non una mera esposizione, ma una proposta concreta consigliata a coloro che non hanno mai investito nell’acquisto di stampe fine art, ritenendo il costo fuori dalla proprie possibilità economiche.
Per questo motivo, ad un prezzo abbordabile, saranno proposte fotografie firmate, numerate e certificate.
Autori noti e giovani talenti hanno aderito al nostro progetto, mettendo a disposizione le proprie immagini, valutate con perizia da una commissione dell’A.F.I.
Chiunque potrà trovare l’immagine più consona ai propri gusti estetici, potendo finalmente acquistare una fotografia d’autore da donare, conservare o esporre nei propri spazi privati.
Gli autori in mostra vi invitiamo a scoprirli direttamente in galleria, nella serata inaugurale oppure fissando un appuntamento per una visita privata.
Perché non pensare ad un regalo esclusivo, distinguendovi per l’originalità della scelta e investendo su un giovane che in prospettiva acquisirà valore.
Molte delle immagini in mostra saranno proposte all’asta di beneficienza in programma domenica 27 novembre 2011. Un’opportunità per visionare in anticipo la qualità delle opere, trovando quella più consona ai propri gusti.


ELIGIO CORTI
KOSOVO OLTRE IL DOLORE
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
LIBRERIA UBIK – PIAZZA SAN GIOVANNI, 5 – CENTRO STORICO – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL SABATO DALLE 10 ALLE 20 / DOMENICA 10-12 / 15-20
INGRESSO LIBERO

La situazione del Kosovo continua a essere problematica e contrastante, soprattutto per la convivenza tra le varie etnie non ancora del tutto ristabilita. Un paese che vive anche molte difficoltà economiche, sia sotto il punto di vista industriale che sociale. Le immagini presentate da Eligio Corti, scattate nella primavera del 2011, riescono a trasmettere e interpretare pienamente queste condizioni, misurandosi con la capacità del mezzo fotografico di trasferire su carta le sensazioni vissute, con partecipazione emotiva.
Paesaggi, architetture, volti e vita sociale compongono un mosaico complesso e difficilmente assimilabile da un’analisi veloce. Sono scatti che richiedono di essere osservati con attenzione per comprenderne a fondo i messaggi che contengono e che l’autore vuole comunicarci. Corti lavora sui toni, sulla percezione visiva attraverso la modifica dei contrasti e delle cromie, per accentuare scelte stilistiche che intende avvalorare per definire il proprio linguaggio espressivo.
Cresce nel mondo dei motori tenendo sempre un occhio rivolto a tutto ciò che è fotografia.
Negli anni ottanta inizia qualche sperimentazione in camera oscura con il bianco e nero.
Alle varie forme dell'immagine fotografiche si avvicina tardi, e inizia a riscattare con l'avvento del digitale e con esso apprende, da autodidatta, le varie tecniche di camera chiara. Da qui nascono le ricerche che lo portano a spingersi al limite, senza mai sconfinare, della linea di confine tra fotografia tradizionale e grafica pittorica.
Con il colore ha scelto da qualche tempo di rappresentare i paesaggi, sia naturali che urbani e industriali, cercando di esaltare i rapporti tra luci e ombre enfatizzando i colori stessi. A ciò continua parallelamente la ricerca nella ritrattistica, utilizzando per lo più il bianco e nero. Da segnalare i lavori di reportage che lo vedono impegnato in alcune missioni di pace. Con la sua recente interpretazione della terra Kosovara invita a una riflessione sulle condizioni economiche sociali di un popolo ancora martoriato.


FABIO PREDA
ATMOSFERE NON CONVENZIONALI
MATERIA E COLORE. PERCORSI TRA PITTURA E FOTOGRAFIA
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
SPAZIO MOSTRE GALLERIA PALAZIETA – VIA FRANCESCO CRISPI, 18 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL LUNEDI AL SABATO: 9/12 – 15/19 – DOMENICA CHIUSO
INFOTEL: 0331-686.563
INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI


L’intensità e le sfumature delle immagini presentate dall’autore, trasformano le vedute in vibrazioni intimistiche che suggeriscono seducenti soluzioni estetiche.
La forza comunicativa del colore, qui convertito in tenui sfumature, crea nuovi abbinamenti fatti di forme e volumi, che nel loro plasmarsi si insinuano tra le architetture e le vedute paesaggistiche più spaziose.
Si coglie una sorta di dissoluzione della realtà, di astrazione geometrica, di transizione tra realtà e fantasia, in un percorso di ricerca ricco di felici intuizioni.
Percorsi paralleli, che partono dalla materialità oggettiva dei soggetti fotografati, per tramutarsi in una nuova dimensione, fatta di forme e cromatismi, alla ricerca di un equilibrio sospeso tra tradizione e sperimentazione.
La Galleria che ospita la mostra, è un punto di riferimento in città per la produzione di cornici d’arte ed ha una tradizione nel proporre opere che esplorano il linguaggio visivo pittorico. Per il secondo anno abbiamo pensato di presentare un parallelo tra fotografia e pittura, su un tema, quello del colore. Le opere scelte si misurano sulla creatività e la ricerca personale, pensate per un’integrazione corale, suggerendo spazi inondati da atmosfere e cromatismi. Il pulsare del colore e la suggestione delle tracce appena percettibili, liberano la visione da schemi classici per addentrarsi, spesso, in un ambito più concettuale e interpretativo.


ISABEL LIMA
PERCORSI FOTOGRAFICI
18 NOVEMBRE – 20 NOVEMBRE 2011
GALLERIA LIBRERIA BORAGNO – VIA MILANO, 4/B (CENTRO STORICO) – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: VENERDI 21–23 / SABATO E DOMENICA 15-19
INGRESSO LIBERO
Nelle fotografie di Isabel Lima c’è sempre una voglia di racconto, una capacità di guidare chi osserva a non soffermarsi soltanto su ciò che immediatamente coglie ma su qualcosa d’altro che sta lì, un po’ prima, un po’ dopo o, forse, semplicemente lì vicino. Questa la ragione per
cui non sembrano tante le fotografie di questo libro, che pure sono molte: basta guardarle per farci venire in mente frammenti di racconto non importa se legati alla realtà o nati dalla nostra fantasia. Quel cane che attraversa solitario una strada vuota dove si allungano le ombre delle case fa pensare all’incipit di una storia, quel pallone dominato dall’abilità del ragazzino che quasi danza su una roccia con disinvolta sicurezza sembra una metafora della vita che l’arcobaleno teso sul cielo ribadisce. Spesso la fotografia, più che descrivere fa intuire e capita così che sono le vele tese delle barche a farci sentire il vento, i sorrisi dei tanti bambini ripresi in efficaci ritratti a farcene percepire il chiacchiericcio, la luce che cala dall’alto e attraversa il buio in cui sono immersi i giocatori di carte a evocare l’atmosfera di tensione in cui sono immersi. Isabel Lima usa la fotografia con equilibrio e cerca composizioni lineari, prive di esasperazioni perché quello che per lei conta davvero è cogliere l’essenza degli oggetti come delle persone. Così, perfino una bicicletta posteggiata con cura vicino a una discarica in attesa del padrone che là è andato a cercare qualcosa può apparire inaspettatamente elegante, proprio come la ragazzina che posa pensierosa con un fiore in mano e la gonna ampia come per un ritratto di fine Ottocento. Quando ha a che fare con il nudo, poi, Isabel Lima sa toccare tutte le corde della sua sensibilità passando dall’ironia leggera con cui affronta il corpo maschile alla profondità usata per indagare quello femminile. Talvolta il suo obiettivo si sofferma su una postura per farne emergere la bellezza esibita o dialoga con i suoi soggetti sottolineando la teatralità dei loro gesti. In altri casi – ed è interessante notare come qui accosti al bianconero il colore senza alcun scarto stilistico – si muove in una dimensione delicata grazie alla quale recupera una sensualità che affascina. (Roberto Mutti)




MARIO VIDOR
LA NUVOLA PERFETTA
19 NOVEMBRE – 3 DICEMBRE 2011
LA CASA BIOECOLOGICA – VIALE PIEMONTE, 28 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI AL SABATO 10-12/ 15,30-19 - DOMENICA E LUNEDI CHIUSO
INFOTEL: 0331 638255‎
E-MAIL: [email protected]
INGRESSO LIBERO
ACCESSO FACILITATO AI DISABILI


Se sei in alta montagna riesci a contemplare più da vicino le nubi e hai l'impressione che navighino nell'atmosfera come vascelli in tempesta.
Se invece sei al mare e si preannuncia un temporale scopri, come ha fatto Mario, cirri e cumuli, cumuli e nembi, nembi e strati e punti la prua della tua barca a vela o a motore verso il primo porto possibile.
Se sei in un aereo che entra in un cumulo di nubi l'apparecchio balla con rapido sviluppo in ascesa e in discesa, non spaventarti non succede nulla ed appena a terra guardati le foto e il libro di Mario e respira con gioia. (Lanfranco Colombo)
MARIO VIDOR è nato nel 1948 a Farra di Soligo. Dalle prime esperienze pittoriche negli anni Ottanta, la sua attenzione si è in seguito focalizzata sulla fotografia.
Dal 1982 la sua personale ricerca - partendo dalla lezione dei maggiori maestri dell'immagine di questo secolo - si sviluppa in due direzioni: l'indagine storico-scientifica e il linguaggio creativo.
Alla sua prima pubblicazione "Sulle terre dei Longobardi" (1989), sono seguiti numerosi altri volumi di fotografia, e alcune singolari cartelle foto-litografiche.
A Pontremoli nel settembre del 1992, con il libro "Semplicemente Italia" ha ricevuto il Premio bancarella. Altri premi da menzionare: a Padova per la miglior fotografia veneta (1996) il Premio "Carlo Goldoni", a Macerata, il Premio "Territorio Odissea 2000"(1998), per il libro "Le torri di Babele" e, a Orvieto nel marzo 2002, con il libro "Pagine Bianche", si è classificato primo nella categoria "Fotografia Creativa" e a Garda (VR) nel maggio 2003 ha ricevuto il riconoscimento B.F.I. dalla FIAF.
Ha tenuto numerosissime mostre personali (oltre 230) nelle principali città italiane e all’estero in Francia, Germania, U.S.A., Repubblica Popolare Cinese, Croazia, Austria, Slovenia, Canada. In particolare: Frame O’Rama, New York (USA); Sicof Cultura, Milano (I); Bauhaus, Mannheim (D); Mostra Internazionale della Fotografia, Parigi (F); Il Diaframma, Milano (I); nei musei croati di Albona, Fiume, Pinguente, Rovigno e Zagabria; Photokina, Colonia (D); Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Pechino (CINA); Associazione Culturale Italo-Tedesca, Venezia (I); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (I); Spazio Olivetti, Venezia (I); Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design, Vancouver (CA); Museo Wagner, Bayreuth (D); nei musei ucraini di Vinnitsya, Tulchyn, Ladyzhyn; ed a Arles (F) in occasione del Mois de la Photografie Galerie du Crédit Mutuel. Sue opere sono conservate nelle collezioni di musei e gallerie: Diaframma, Milano; Museo Civico di Vittorio Veneto; Fondazione Querini Stampalia, Venezia; Musei croati di Albona, Pinguente, Pisino, Rovigno; Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi; Fondazione Internazionale delle Arti Contemporanee di Pechino, Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design di Vancouver in Canada e alla Biennale di Brescia.








GABRIELE BASILICO
DENTRO LA CITTÀ (IN COLLABORAZIONE CON EPSON ITALIA)
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CLAUDIO ARGENTIERO
PAESAGGI INFRARED
19 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
SHOW ROOM ARREDAMENTI BRUSATORI – VIA MONTEBELLO, 22 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: LUNEDI 15,30-19 / DAL MARTEDI AL SABATO 9,30-12,30 / 15,30-19 - DOMENICA CHIUSO
INFOTEL: 0331 633709‎
INGRESSO LIBERO

Dentro la città
scrive Basilico - esprime il senso più intimo e comportamentale dell’indagine urbana realizzata attraverso la fotografia: quell’andar per luoghi che non è esclusivo interesse per l’oggetto architettonico, né per quello, a volte eccessivamente spettacolare, della veduta panoramica. Dentro la città allude a un’esplorazione del tessuto urbano, dove architettura e urbanistica perdono i loro confini specifici, disciplinari, a vantaggio di un’immersione, e a volte di immedesimazione, nel corpo fisico della città”.
Le fotografie di Gabriele Basilico, tutte di largo formato scattate in un lasso di tempo che va dal 1966 al 2010, e raccolte nel calendario Epson 2011, orientano verso un mondo, quello dell’architettura, nel quale Epson ha un ruolo importante con le sue stampanti di grande formato.
Gabriele Basilico, fotografo conosciuto in tutto il mondo, nasce a Milano nel 1944. Dopo la laurea in architettura, si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Considerato uno dei maestri della fotografia contemporanea, è stato insignito di molti premi e le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. “Milano ritratti di fabbriche” (1978-80), è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, PAC, Milano). Nel 1984-85 con il progetto “Bord de mer” partecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la DATAR, il grande mandato governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con lo scopo di rappresentare la trasformazione del paesaggio francese. Nel 1991 partecipa alla missione su Beirut, città devastata dalla guerra civile durata 15 anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, che hanno generato mostre e libri. Da sempre Basilico intreccia la sua instancabile indagine fotografica sulla morfologia e le trasformazioni della città e del paesaggio contemporaneo con attività seminariali, lezioni, conferenze, riflessioni condotte anche attraverso la parola scritta. Il volume “Photo Books: 1978-2005” (2006) riassume e illustra tutti i suoi libri personali e molti dei più importanti libri collettivi. Il suo pensiero è stato raccolto e sintetizzato nel 2007 nel volume “Gabriele Basilico. Architettura, città, visioni”, a cura di Andrea Lissoni, e in un documentario in DVD che fa parte della serie dedicata ai grandi fotografi italiani, prodotta da Giart-Visioni d’arte (2009).

Ode alla luce -Paesaggi Infrared
Claudio Argentiero da molti anni si dedica con particolare interesse alla fotografia infrarosso in bianco e nero, studiando il lavoro di importanti autori, primo fra tutti il maestro Elio Ciol.
In questa serie di piccole ma affascinanti immagini, ci svela scorci di natura espressa nei dettagli dai riverberi della luce. Nascono così lievi paesaggi, che attraverso i chiaroscuri appaiono impalpabili, generando atmosfere che mutano la natura originaria dei luoghi, che spesso il vento lambisce e la luce magnifica.
Non gioca sull’esasperazione dei bagliori e della grana, come spesso accade nel lavoro di molti autori, ma rivela un proprio linguaggio espressivo, adattando lo sviluppo delle pellicole ad un personale modus operandi, così da conseguire uno specifico stile interpretativo.
Nelle sue lente composizioni, trova il giusto equilibrio tra soggetto, forme e spazio, trovando suggestioni inaspettate, che si fondono nel sentimento della visione.
Claudio Argentiero da oltre 25 anni si occupa di fotografia.
Il suo percorso si snoda tra professione, committenza e ricerca personale.
E’ da sempre interessato alla documentazione del territorio e dei suoi mutamenti, producendo immagini per mostre e libri, collaborando con enti pubblici e privati.
Dal 1988 cura e organizza mostre ed eventi fotografici di rilievo.
Ama il b/n, che stampa personalmente, sperimentando la fotografia infrarosso, le antiche tecniche di stampa e le più moderne tecnologie digitali fine art, in stretta collaborazione con EPSON.
Ha esposto in importanti spazi in Italia e all’estero, e ad Arles (Francia), tempio della fotografia mondiale, in contemporanea ai RIP dal 2005 al 2011, realizzando, con altri autori, un libro e una mostra sulla cittadina francese.
Ha al suo attivo diversi libri, e nuovi sono in fase di pubblicazione.
Suoi lavori sono stati pubblicati su diverse testate del settore e d’arte.
Da qualche anno si dedica con particolare interesse anche al ritratto.
E’ socio fondatore e Presidente dell’Archivio Fotografico Italiano, artefice con U.Armiraglio della nascita della rivista “la Clessidra”, di cui è photoeditor e responsabile, per l’A.F.I., dei rapporti esterni con fotografi, giornalisti, critici, galleristi, archivi, agenzie a livello nazionale ed europeo.
Sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche private, anche straniere.

MICHELE RANZANI
OLTRE
12 NOVEMBRE – 4 DICEMBRE 2011
SHOW ROOM CACCIA CORNICI – VIA MATTEOTTI, 10 – BUSTO ARSIZIO (VA)
ORARI DI VISITA: DAL MARTEDI ALLA DOMENICA 15,30 - 19
INFOTEL: 0331 658460‎ (VISITA ANCHE SU APPUNTAMENTO)
INGRESSO LIBERO

Il progetto è frutto di circa due anni di ricerca concreta dei soggetti e riprese still life delle texture, ma molti di più riguardo la resa stilistica che l’autore ha scelto di raggiungere attraverso varie esperienze personali all’interno del mondo dell’immagine; questo grazie anche agli studi di storia dell