1972-2012: 5 opere per 40 anni – Goshka Macuga

Torino - 23/01/2013 : 23/01/2013

Proseguono alla GAM gli appuntamenti con “1972-2012: 5 opere per 40 anni”, il ciclo di conferenze a cura di Vincenzo de Bellis. Dopo i primi due incontri con Franco Vaccari e Laura Cherubini, l’appuntamento con Andrea Viliani è dedicato all’opera di Goshka Macuga “Of what is, that it is; of what is not, that is not”, 2012.

Informazioni

Comunicato stampa

Proseguono alla GAM gli appuntamenti con “1972-2012: 5 opere per 40 anni”, il ciclo di conferenze a cura di Vincenzo de Bellis. Dopo i primi due incontri con Franco Vaccari e Laura Cherubini, mercoledì 23 gennaio alle ore 18.30 l’appuntamento con Andrea Viliani è dedicato all’opera di Goshka Macuga “Of what is, that it is; of what is not, that is not”, 2012.

Goshka Macuga si appropria e ricostruisce, nelle sue opere, molteplici documenti, testimonianze e riferimenti per creare narrazioni alternative alla storia ufficiale

Macuga è inoltre una delle rappresentanti più significative di un gruppo di artisti che, negli ultimi dieci anni, hanno lavorato su un ritorno o su una riconsiderazione critica delle tecniche tradizionali, qualche volta quasi artigianali della produzione artistica: film analogico (preferibilmente super 8 o 16 mm), ceramiche, ricami, incisioni su carta (puntasecca, acquaforte, litografia, tessitura), collage e decollage. Si tratta di metodi e tecniche che, dieci-quindici anni fa si incontravano con molta difficoltà in contesti “ufficiali” del sistema dell’arte.
Nel caso concreto l’artista ha privilegiato la tecnica della tessitura e l'arte della tappezzeria per alcuni dei suoi pezzi più rappresentativi della ultimi anni. Tra questi spicca il suo straordinario contributo per la recente edizione di Documenta 13 dal titolo Of what is, that it is; of what is not, that it is not, 2012: un dittico di arazzi presentato separato in due diverse sedi espositive della mostra: uno a Kassel e l’altro a Kabul (dove la mostra aveva un progetto parallelo).

Andrea Viliani è Direttore Generale della Fondazione Donna Regina per le arti contemporanee, Napoli. Dal 2009 al 2012 Direttore della Fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento, Viliani è stato dal 2005 al 2009 Curatore al MAMbo-Museo d'Arte Moderna di Bologna e, dal 2000 al 2005, Assistente Curatoriale e Assistente Curatore al Castello di Rivoli-Museo d'Arte Contemporanea. Nel 2010 è stato nominato tra i sei Agents-Core Group di dOCUMENTA (13) e nel 2012 ha co-curato, con Aman Mojadidi e Carolyn Christov-Bakargiev, la posizione di dOCUMENTA (13) presentata a Kabul e Bamiyan (Afghanistan), alla quale ha partecipato, tra gli altri, l'artista Goshka Macuga.


1972-2012: 5 opere per 40 anni. A cura di Vincenzo de Bellis
Se si volesse dare una data d’inizio alla recente storia dell'arte, questa potrebbe essere il 1972. Il 1972 è un anno straordinario, vengono realizzate mostre storiche come Documenta 5, a cura di Harald Szeemann, la prima mostra-evento che si ricordi, ma nello stesso anno anche la Biennale di Venezia, la più antica manifestazione d'arte esistente che proprio nel ‘72 pratica un deciso scarto rispetto al passato: per la prima volta si articola in una serie di mostre e propone un tema, "Opera e comportamento?", iniziando a trasformarsi in quello che la biennale è tutt’oggi, ovvero non più e non solo una presentazione di padiglioni nazionali, ma una grande mostra tematica che fa il punto della situazione sui due anni che l'hanno preceduta. Se si leggono con attenzione questi quarant'anni si nota come la presenza di grandi manifestazioni - che spesso coincidentalmente capitano negli anni 1982, 1992, 2002 e 2012 (specie per Documenta, per le biennali, ma poi anche per altre grandi mostre evento nate successivamente) - si accompagni ad una coincidente produzione di opere significative nel medesimo arco temporale. Per questo motivo “1972-2012: 5 opere per 40 anni” è un tentativo di scrivere la storia dell'arte recente attraverso 5 opere realizzate negli anni suddetti e attraverso le quali poter leggere tutta la decade alla quale appartengono. Partire da un'opera specifica, scelta per la sua portata formale e concettuale come rappresentante di quella stagione, ma anche come scintilla e innesco per altre produzioni successive, rappresenta un'inversione del ruolo storicamente affidato alle opere, ovvero di essere specchio della realtà circostante, affidando a loro sia il compito di rappresentare iconicamente l'arte precedente e successiva, sia la società del decennio della quale fanno parte.