13. Mostra Internazionale di Architettura – Italia

Venezia - 28/08/2012 : 25/11/2012

Il racconto descrive le “quattro stagioni” dell’architettura del Made in Italy lungo un percorso accidentato e fecondo, mirato alla ricerca di un rapporto virtuoso tra architettura, crescita e innovazione.

Informazioni

Comunicato stampa

Il Padiglione Italia
alla 13. Mostra Internazionale di Architettura
della Biennale di Venezia
LE QUATTRO STAGIONI
Architetture del Made in Italy da Adriano Olivetti alla Green Economy
a cura di Luca Zevi
Venezia, Tese delle Vergini all'Arsenale, dal 29 agosto al 25 novembre 2012

“Non è un anno come gli altri. Il Padiglione Italia alla 13

Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia deve porsi al centro di questa differenza e diventare un’occasione per riflettere sul rapporto tra crisi economica, architettura e territorio, deve essere uno spazio in cui immaginare un progetto di crescita del nostro Paese, il “common ground” deve tradursi in un progetto concreto e visionario, in cui cultura ed economia scrivano un nuovo patto.”

Questa la "doverosa premessa" di Luca Zevi, scelto dalla Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, quale curatore del Padiglione Italia alla 13. Mostra Internazionale di Architettura.

Il progetto curatoriale si snoda come il racconto di un incontro possibile, della riscrittura del ‘patto’ - luogo condiviso e spazio possibile - in cui le ragioni dell’architettura, del territorio, dell’ambiente dialoghino con quelle dello sviluppo economico. Un ‘common ground’ tra imprenditoria e architettura come necessità imprescindibile per la ripresa.
Il racconto descrive le “quattro stagioni” dell’architettura del Made in Italy lungo un percorso accidentato e fecondo, mirato alla ricerca di un rapporto virtuoso tra architettura, crescita e innovazione.

I stagione : Adriano Olivetti nostalgia di futuro

Un percorso che non può non prendere le mosse dall’esperienza di Adriano Olivetti nell’Italia del ‘secondo dopoguerra’ come paradigma di un modello di sviluppo in cui politica industriale, politiche sociali e promozione culturale si integrano nella proposta di una strada innovativa nella progettazione delle trasformazioni del territorio. Esperienza unica per i tempi e per il contesto, che per la sua attualità induce una positiva “nostalgia di futuro”.
Olivetti è innovatore per il modo di fare impresa, la visione del mondo, le scelte e i principi. E’ convinto che il ‘fare impresa’ non possa prescindere da un atteggiamento etico e responsabile nei confronti dei lavoratori e del territorio che accoglie le fabbriche, appassionato di avanguardie in arte e architettura, coinvolge tutti i più geniali architetti e designer degli anni ’50 facendo di ogni complesso industriale un’opera d’arte. Ivrea diventa luogo di sperimentazione di una “città-fabbrica” virtuosa, considerata modulo sperimentale di uno sviluppo territoriale possibile.
Il Padiglione si apre con questo racconto perchè la visione olivettiana - che tiene insieme architettura, economia e territorio - può diventare il punto chiave sul quale cominciare a riscrivere il futuro del paese.

II stagione: l’assalto al territorio

A partire dagli anni ‘80, nel fervore imprenditoriale diffuso seguito alla scomparsa delle grandi industrie dal nostro paese, si verifica una sorta di “assalto” al territorio italiano attraverso iniziative di grande vitalità sotto il profilo produttivo, ma altrettanto disinteressate a qualsivoglia forma di espressione architettonica o di inserimento appropriato nel paesaggio: è la fase della produzione “nel sottoscala o nel capannone, spesso conditi da una villetta in stile chalet svizzero”, il “grado zero” dell’architettura del Made in Italy.

III stagione: architetture del Made in Italy

Negli ultimi quindici anni alcune imprese del Made in Italy – caratterizzate da una “tipologia olivettiana” quanto a dimensioni e produzione specializzata - hanno scelto di costruire i propri stabilimenti e i propri centri direzionali secondo un progetto architettonico d’eccellenza. Sono nate così strutture attente alla poetica dei luoghi e degli oggetti, alla vita delle persone, alla sensibilità ambientale, documentate e “narrate” nella mostra. Il ‘fare impresa’ virtuoso anche nell’immaginazione dei luoghi di produzione e commercializzazione sta contribuendo a creare nuovi paesaggi.
La promenade espositiva si trasforma in un percorso di scoperta, conoscenza e riflessione sulle emergenze architettoniche e insediative del Made in Italy. E’ nel loro agire il senso della prospettiva: l’industria che all’architettura chiede la traccia dei luoghi, della quotidianità, della sua stessa identità.

IV stagione: reMade in Italy

La sfida della “quarta stagione” - la messa a sistema delle imprese del Made in Italy nella direzione di una Green Economy - è destinata fatalmente a incontrare la sfida di Expo 2015 ‘Nutrire il pianeta’, che diventa una straordinaria occasione per riflettere sul rapporto tra territorio e ambiente, città e produzione agricola, e sul senso del ‘progetto’ nel nord e sud del mondo. La nutrizione, che sarà al centro dell’Expo 2015, spinge a rimettere sotto analisi il concetto di comunità sostenibile: il rapporto tra città e campagna, industrializzazione e produzione agricola.
Il Padiglione Italia diviene così luogo in cui progettisti, imprenditori e politici si cominciano a confrontare seriamente sulle questioni del vivere, nella previsione di un’era in cui l’ossessione della megalopoli deve lasciare spazio a nuove regole di ispirazione comunitaria, in cui nutrirsi, muoversi e abitare diventano funzioni della stessa equazione.
Verranno illustrati alcuni recenti esperimenti italiani che muovono in questa direzione: riqualificazione di insediamenti attraverso l’inserimento di attività produttive di nuova generazione; ripensamento degli spazi pubblici mirati a una città a misura dei bambini, che diventano parametro della qualità di vita negli spazi urbani, cercando di ripensare la città come luogo eminentemente pubblico.

Un Padiglione Italia sostenibile

Il Padiglione Italia non si limita a rivendicare un nuovo modo di abitare, ma tenta di offrirsi come una sorta di prototipo di diversa modalità insediativa, che tiene insieme cultura dell’ambiente e Green Economy. Strumenti multimediali e tecnologia innovativa permetteranno al visitatore di interagire con il racconto, di porre quesiti, di incontrare in modo virtuale i protagonisti della storia narrata. L’interazione con elementi animati - ologrammi, personaggi virtuali e video - scandirà ogni tappa della narrazione. Conversazioni, interviste, performances attraverseranno giorno dopo giorno lo spazio.

L’opera di Michelangelo Pistoletto L'Italia Riciclata realizzata per il Padiglione Italia nel Giardino delle Vergini, sarà un metaforico centro di energie e luogo fisico per una serie di incontri.

The Italian Pavilion
at the 13th International Architecture Exhibition
la Biennale di Venezia
THE FOUR SEASONS
Architecture for the ‘Made in Italy’ system, from Adriano Olivetti to the Green Economy
curated by Luca Zevi
Venice, Tese delle Vergini at the Arsenale, from 29 August to 25 November 2012

This year is not like others. The Italian Pavilion at the 13th International Architecture Exhibition, the Venice Biennale, must put itself at the centre of this difference and become an occasion for reflecting on the relationship between economic crisis, architecture and land. It must be a space where a project for our country’s growth can be imagined, the ‘common ground’ must be translated into a solid, visionary project in which culture and economy enter into a new agreement.

This is the ‘due premiss’ of Luca Zevi, chosen by General Direction for Landscape, Fine Arts, Architecture and Contemporary Art of the Ministry for Cultural Heritage and Activities as the curator of the Italian Pavilion at the 13th International Architecture Exhibition.
The project unfolds like the account of a possible meeting, the rewriting of an ‘agreement’ - shared place and possible space - in which the rationale of architecture, the land and the environment communicate with that of economic development. A ‘common ground’ between business and architecture as inescapable requisite for recovery.
The story describes the ‘four seasons’ of architecture for the ‘Made in Italy’ system along its bumpy and fertile pathway, in search of a virtuous relationship between architecture, growth and innovation.

1st season: Adriano Olivetti nostalgia for the future

It is a pathway that can only begin with Adriano Olivetti’s work in postwar Italy as the paradigm of a development model in which industrial politics, social politics and cultural promotion come together to propose an innovative direction for planning changes to the land. It was a unique experience for the times and the context, which because of its relevance induces a positive ‘nostalgia for the future’.
Olivetti was an innovator in the way he did business and in his vision of the world, his choices and his principles. He was convinced that ‘doing business’ cannot stray from an ethical and responsible attitude to the workers and the area that houses the factories. A lover of the avant-garde in art and architecture, he involved all the most talented architects and designers of the 1950s, making every industrial complex into a work of art. Ivrea became the place for testing a virtuous ‘factory city’, considered an experimental module of a possible regional development.
The Pavilion opens with this story because Olivetti’s vision - which kept architecture, economics and the land together - may become the key point on which to begin rewriting the future of the country.

2nd season: the assault on the land

Starting from the 1980s, with the widespread entrepreneurial fervour following the loss of major industries from Italy, there was a kind of ‘assault’ on the land by projects that were very vigorous in terms of production, but wholly disinterested in any form of architectural expression or appropriate insertion in the landscape. This was the period of production ‘in the stair cupboard or warehouse, often dressed up with a house in Swiss chalet style’, the zero point of architecture for the ‘Made in Italy’ system.

3rd season: architecture for the ‘Made in Italy’ system

In the last 15 years some ‘Made in Italy’ companies - marked by an ‘Olivetti typology’ in dimension and specialised production - have decided to build their factories and head offices to first class architectural designs. The result is buildings that pay heed to the poetics of the places and the objects, to the lives of people and to environmental sensitivity, documented - and ‘narrated’ - in the exhibition. Doing ‘virtuous’ business also in imagining the production places and marketing is helping to create new landscapes.
The exhibition is transformed into a pathway of discovery, knowledge and reflection on architectural and planning works for the ‘Made in Italy’ system. The sense of the perspective lies in their action: industry that asks architecture for the outline of the places, the everyday, its own identity.

4th season: reMade in Italy

The challenge of the ‘fourth season’ - the systemisation of ‘Made in Italy’ companies in the direction of a Green Economy - is fated to meet the challenge of Expo 2015 ‘Nourish the Planet’, which will be an extraordinary opportunity for reflecting on the relationship between land and environment, city and agricultural production, and the sense of ‘design’ in the north and south of the world. Nutrition, which will be the hub of Expo 2015, prompts further analysis of the sustainable community concept: the relationship between city and countryside, industrialisation and agricultural production.
The Italian Pavilion thus becomes a place where designers, businessmen and politicians begin to seriously look at the questions of living, in anticipation of an era when the obsession with the megalopolis must leave room for new rules inspired by the community, in which nourishment, moving and living become functions of the same equation.
Some recent Italian experiments that move in this direction will be illustrated: upgrading of towns by inserting new-generation production activities; rethinking of public spaces aimed at a city on a child’s dimension, which become the parameter of the quality of life in urban spaces, in an attempt to rethink the city as an eminently public place.

A sustainable Italian Pavilion

The Italian Pavilion does not restrict itself to asserting a new way of living, but tries to offer a kind of prototype of a different type of housing, which keeps together the culture of the environment and the Green Economy. The Pavilion will thus be turned into an energetically self-sufficient and environmentally welcoming place. Multimedia tools and innovative technology will allow the visitor to interact with the story, to ask questions, to virtually meet the main characters in the story being told. Interaction with animated elements - holograms, virtual people and videos - will mark every stage of the narrative. Conversations, interviews and performances will occupy the space every day.

Le Pavillon Italie
à la 13ème Exposition Internationale d’Architecture
la Biennale di Venezia
LES QUATRE SAISONS
Architecture Made in Italy de Adriano Olivetti à la Green Economy
dirigée par Luca Zevi
Venise, Tese delle Vergini all'Arsenale, du 29 août au 25 novembre 2012

Ce n’est pas une année comme les autres. Le Pavillon Italie de la 13ème Exposition internationale d’architecture de la Biennale de Venise doit se placer au cœur de cette différence et devenir l’occasion de s’interroger sur les liens entre crise économique, architecture et territoire. Elle doit être un espace propice à l’imagination d’un projet de croissance pour le pays. Le « common ground » doit se traduire en un projet concret et visionnaire, dans lequel la culture et l’économie concluent un nouveau pacte.

Voilà les prémices du projet de Luca Zevi, choisi par la Direction Générale du Paysage, des Beaux Arts, de l'Architecture et de l'Art Contemporain du Ministero per i Beni e le Attività Culturali, comme commissaire du Pavillon Italie à la 13ème Exposition internationale d’architecture.

Le projet se présente comme le récit d’une rencontre possible, comme la réécriture du « pacte » - lieu en partage et espace possible – dans lequel l’architecture, le territoire, l’environnement viennent à l’encontre du développement économique ; un « common ground » entre entreprenariat et architecture comme condition incontournable pour un retour à la croissance.
Ce récit décrit les quatre saisons de l’architecture « Made in Italy » le long d’un parcours à la fois accidenté et fertile, visant la recherche d’un cercle vertueux entre architecture, croissance et innovation.

Saison I : Adriano Olivetti, la nostalgie de l’avenir

Ce parcours ne pouvait pas se passer de l’expérience d’Adriano Olivetti dans l’Italie d’après guerre comme paradigme d’un modèle de développement dans lequel les politiques industrielles et sociales et la promotion culturelle s’intègrent dans une proposition innovante de transformations du territoire - expérience unique pour l’époque et le contexte qui, étant de nouveau d’actualité, conduit à un effet positif de « nostalgie de l’avenir ».
Olivetti a une vision innovante de l’entreprise, des choix et des principes à défendre et du monde en général. Il est convaincu qu’entreprendre ne peut pas faire abstraction du respect d’un code éthique et responsable envers les travailleurs et le territoire accueillant les usines. Passionné par les avant-gardes de l’art et de l’architecture, il associe les architectes et designers les plus significatifs des années 50 en faisant de chaque construction industrielle une œuvre d’art. Ivrea devient le lieu d’expérimentation d’une « ville-usine » vertueuse, considérée module expérimental d’un développement territorial possible.
Cette vision d’Olivetti, unissant à la fois architecture, économie et territoire, sert de préambule au Pavillon Italie qui présente ainsi les clés permettant de réécrire l’avenir du pays.

Saison II: l’assaut du territoire

A partir des années 80, au cours de la ferveur entrepreneuriale faisant suite à la disparition des grandes industries italiennes, le territoire est pris d’assaut, avec l’éclosion de nombreuses initiatives de grande vitalité d’un point de vue productif mais en contrepartie désintéressées à toute forme d’expression architecturale ou d’insertion appropriée dans le paysage : c’est la phase de production « dans la soupente ou dans le hangar, souvent assortis d’une maisonnette de style chalet suisse », le « niveau zéro » de l’architecture « Made in Italy ».
Saison III: l’architecture Made in Italy

Au cours des quinze dernières années certaines entreprises Made in Italy – de caractéristiques « olivettiennes » pour leurs dimensions et leur production spécialisée – ont choisi de construire leurs usines et leur siège en suivant un projet architectural d’excellence. De nombreuses structures attentives à la poétique des lieux et des objets, à la vie des personnes, à la sensibilité environnementale ont ainsi vu le jour documentés – ou d’autres racontés – dans l’exposition. La vision de l’entreprise vertueuse dans la conception des lieux de production et de commercialisation contribue à créer de nouveaux paysages.

Saison IV: reMade in Italy

Le défi de la quatrième saison, qui consiste en la mobilisation des entreprises du Made in Italy en faveur de la Green Economy, croisera nécessairement celui de Expo 2015 « Nourrir la planète », nouvelle occasion de réfléchir sur les liens qui unissent le territoire et l’environnement, la ville et la production agricole, et sur le sens de projets entre le Nord et le Sud de la planète. Le thème de la nutrition, placé au centre de l’expo 2015 « Nourrir la planète », amène à remettre en question le concept de communauté équitable : le rapport entre ville et campagne, industrialisation et production agricole.
Le Pavillon Italie devient ainsi un lieu dans lequel les architectes, les entrepreneurs et les politiques se confrontent sur les questions de viabilité en prévision d’une ère où l’obsession de la mégalopole doit laisser place aux nouvelles règles d’inspiration communautaire ; une ère dans laquelle se nourrir, se déplacer et se loger deviennent fonctions d’une seule et même équation.
Certaines expérimentations italiennes récentes allant dans cette direction seront illustrées : la requalification d’usines par l’insertion d’activités de production de nouvelle génération et le réaménagement d’espaces publics pour la création d’une ville à mesure d’enfant ; autant de paramètres de qualité de vie dans les espaces urbains cherchant à faire de la ville un lieu éminemment public.

Un Pavillon Italie équitable

Le Pavillon Italie ne se limite pas à revendiquer un nouveau mode de vie, mais tente de se proposer comme une sorte de prototype des diverses modalités d’établissement, qui unissent ensemble la culture de l’environnement et la Green Economy. Le Pavillon se transforme ainsi en un lieu accueillant et énergétiquement autosuffisant. Des outils multimédias et des technologies innovantes permettront au visiteur d’interagir avec le récit, de se poser des questions, de rencontrer virtuellement les protagonistes de l’histoire. L’interaction avec des éléments animés – hologrammes, personnages virtuels et vidéos – rythmera chaque étape du récit. Chaque jour des conversations, des interviews et des performances auront lieu dans cet espace.