Nasce la nuova rivista Sudario: guardare il Mediterraneo attraverso la sensibilità degli artisti contemporanei

Il progetto, ideato da Stefano Tripodi e co-curato da Magali Avezou, si propone come piattaforma di riflessione a confronto con le crisi del presente, affrontate attraverso la rivista, ma anche tramite mostre, workshop e concerti. Il debutto ad Arte Fiera con il primo numero “Ouroboros”

Si chiama Sudario il nuovo magazine di arti visive che nasce con l’interno di amplificare voci provenienti dal Mediterraneo e che del Mediterraneo parlano. Il progetto editoriale sarà presentato a Bologna, in occasione di Arte Fiera, all’interno della sezione Book Talk, nel pomeriggio di sabato 7 febbraio (alle 17). A introdurlo sarà Stefano Tripodi, fondatore e curatore di Sudario, in dialogo con le artiste Rä di Martino e Irene Fenara, entrambe presenti nel primo numero del magazine. 

Il progetto “Sudario”: dalla rivista alla piattaforma per affrontare le crisi del Mediterraneo

Fotografo e visual storyteller, Tripodi collabora da oltre vent’anni con i principali editori internazionali, e dal 2011, attraverso il progetto The View from Lucania, cura workshop, progetti editoriali e residenze artistiche. Con lui, partecipa al progetto la curatrice indipendente Magali Avezou, fondatrice di archipelago projects, studio dedicato alla cultura dell’immagine e alle pubblicazioni d’arte. Insieme, Tripodi e Avezou hanno concepito Sudario come una piattaforma di riflessione e narrazione, che si interfaccerà con il pubblico attraverso la rivista cartacea, ma anche tramite mostre, workshop e concerti. Costante sarà la collaborazione con artisti e pensatori che “mettono in discussione le rappresentazioni romantiche del Mediterraneo, offrendo invece sguardi lucidi, radicati e critici”. Sudario si proporrà, infatti, come rivista sperimentale, “a tratti psichedelica, e sempre impegnata nel confronto con le crisi del presente”. L’obiettivo è aprire nuovi percorsi di pensiero e di azione attraverso una combinazione di indagine critica e sperimentazione artistica, riunendo opere già esistenti e nuovi lavori commissionati che affrontano temi ritenuti urgenti e ancora poco rappresentati.

Il primo numero di “Sudario” intitolato all’Ouroboros, serpente che si rigenera

Il primo numero – che prende il titolo dalla figura antica dell’Ouroboros, il serpente che si divora e si rigenera da sé, simbolo di cicli senza fine e di una logica di resistenza dove la distruzione è anche creazione – raccoglie le voci di 17 artisti in un saggio corale, a cura di Tripodi e Avezou. Tema sotteso è la nozione di magia, intesa non come forma di evasione, ma come modalità di pensiero sul mondo e sulle relazioni. Si è scelto, al contempo, di riflettere anche sul tema del disastro, per interpretare un mondo segnato da conflitti, collassi e perdite.
Il progetto grafico è stato concepito da Atto, studio di visual design e comunicazione nato a Milano nel 2013, e segue la struttura del flusso di coscienza, costruendo una narrazione corale attraverso le immagini, e sfumando così i confini tra i singoli artisti invitati a partecipare.

I lavori di Marie Quéau per il primo numero di “Sudario”

In particolar modo, Ouroboros ricorda la struttura di un film: una sequenza di progetti selezionati degli artisti, intervallata dal lavoro commissionato a Marie Quéau, artista francese che attraverso la fotografia mette in discussione la natura descrittiva dell’immagine. “Abbiamo invitato Marie Quéau a realizzare una serie di immagini per Sudario #1” spiega Avezou. E l’artista ha ideato per Sudario diciotto tavole, concepite come palinsesti, che ricoprono il volume The Universe of Parapsychology and Esotericism, trovato in una libreria dell’usato. “Tutto è immerso in una luce blu inquietante, sotto la cui superficie cova il fuoco. Le tavole sono disseminate lungo il numero come una sorta di dissolvenza al nero, che separa e allo stesso tempo connette i progetti dei 16 artisti”.
Tra le pagine c’è spazio per il mito del primo rinoceronte visto in Europa (Federico Clavarino) per i racconti del Cammino di Santiago (Bandia Ribeira) e delle feste della Tarantella (Jacques Sorrentini Zibjan), per il massacro della popolazione palestinese (Taysir Batniji), giustificato dalle tecnologie (Yazan Khalili). Ma anche per le storie dei giovani di Beirut che si rifugiano nei videogiochi (Rä di Martino), o di quelli che nelle periferie francesi affrontano questioni di classe e identità maschile (Sara Sadik). Irene Fenara, invece, rivolge le telecamere di sorveglianza contro sé stesse, ritraendo la propria presenza in luoghi improbabili lungo la penisola italiana. E tanti altri sono i temi affrontati da prospettive inedite e con originalità di pensiero.

Un’edizione limitata di 75 copie è stata realizzata in collaborazione con Marie Quéau e lo stampatore Paolo Nava: la stampa offset di una delle tavole immaginate per Sudario è inserita in una busta Shiro Echo Raw che avvolge la rivista.
Sudario parte con una distribuzione che vede radicarsi la rivista principalmente in Francia – a Marsiglia e Parigi – ma sarà presente anche a Berlino. In Italia, per ora, sarà distribuita nel sempre più vivace polo culturale di Dispaccio, a Napoli. 

Livia Montagnoli

Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati