I dimenticati dell’arte. La storia di Oreste del Buono, l’uomo d’oro dell’editoria italiana

È stato uno degli uomini di lettere più originali dell’editoria italiana, oggi dimenticato dopo decenni di carriera, consumati in un vagabondaggio irregolare tra case editrici e redazioni di quotidiani e riviste

È stato il primo a nobilitare il fumetto come genere letterario con la rivista Linus, ma negli stessi anni sostiene il lancio di Playboy, mentre commenta le partite di calcio sul Corriere della Sera e traduce romanzi di Gide e Maupassant per Rizzoli. Un avventuriero della scrittura: così potrebbe essere definito Oreste del Buono (1923-2003), uno degli uomini di lettere più originali dell’editoria italiana, oggi dimenticato dopo decenni di carriera, consumati in un vagabondaggio irregolare tra case editrici e redazioni di quotidiani e riviste.  

Chi era Oreste del Buono 

Oreste nasce a Poggio sull’isola d’Elba, figlio di Alessandro e Vincenzina Tesei: un tempo benestante, la famiglia aveva dovuto vendere la villa del Pianello, a causa della rovina finanziaria che aveva travolto l’imprenditore minerario Pilade del Buono, padre di Alessandro. Quest’ultimo si trasferisce con la famiglia prima a Firenze, poi a Roma e infine arriva a Milano, dove Oreste viene iscritto al liceo Giovanni Berchet nel 1935. Compiuti gli studi liceali, si iscrive a giurisprudenza e poi a lettere, ma non raggiunge mai la laurea. Nel 1939 pubblica la sua prima vignetta satirica sul Bertoldo, diretto da Guareschi, mentre dal 1943 collabora con la rivista degli universitari Libro e Moschetto. Nello stesso anno viene chiamato alla leva, e opta per prestare servizio in marina, a ricordo dello zio Teseo Tesei, scomparso due anni prima a Malta.  

L’incontro con Vittorini 

Purtroppo, poco dopo l’avvio della leva viene catturato nell’isola di Brioni, e spedito nel campo di concentramento a Gerlospass, nel Tirolo.Liberato nel 1944 per malattia, torna a Milano e assiste alla liberazione della città da parte degli alleati: l’esperienza della prigionia è protagonista di Racconto d’inverno. In quel periodo incontra Elio Vittorini, suo amico e guida d’eccellenza nell’intricato territorio dell’editoria, che Oreste batterà in lungo e in largo, con un instancabile desiderio di novità e un profondo e inguaribile eclettismo. Seguirne le peripezie non è facile: nel 1946 viene assunto come redattore a Milano-sera, dove rimane con varie mansioni fino al 1951. Nel frattempo, collabora con diverse testate, da Oggi a Momento sera, comincia la sua attività di traduttore per Bompiani e pubblica il romanzo La parte difficile (1948), presentato da Vittorini sul Politecnico così: “attraverso il protagonista, il libro ci mostra, con la chiarezza di una piccola operazione aritmetica, come quello che di buono rimanga da fare alla borghesia sia ormai soltanto: non mentire. Cioè: scrivere dei libri come questo: continuare in questo genere di letteratura”. Nel 1951 entra nella redazione di Oggi, dove resta per sei anni occupandosi di cronaca, e nel frattempo pubblica il romanzo Acqua alla gola (1953) e traduce libri gialli per Garzanti.  

Oreste del Buono: da Umberto Eco a Gianni Rivera 

Nel 1953 viene assunto ad Epoca, dove rimane fino al 1960, continuando a pubblicare romanzi e racconti per Feltrinelli, tra i quali Per pura ingratitudine (1961). Nel 1965 cura, insieme all’amico Umberto Eco, il volume Il caso Bond (1965) dedicato al fenomeno dell’agente segreto 007, e contemporaneamente firma due libri-intervista con il giovane calciatore del Milan Gianni Rivera. Il 1° aprile 1965, alla libreria Milano Libri, presenta il primo numero della rivista mensile Linus, che lancia in Italia i Peanuts; in quel periodo inizia il suo interesse per il cinema, che sfocia nella rubrica “Cronaca del cinema “su L’Europeo (1969-1976). Nel 1971 Oreste pubblica un nuovo romanzo I peggiori anni della nostra vita, pubblicato da Einaudi, seguito da La nostra età (1974), e Tornerai (1976), mentre inizia la collaborazione con Playboy, di cui diventa direttore dal 1973 al 1974. Tra il 1981 e il 1985 collabora con La Stampa, testata dove scrive soprattutto di calcio, mentre negli anni Novanta cura il catalogo della nuova casa editrice Baldini & Castoldi, rilanciando autori dimenticati come Luciano Bianciardi, Gianni Brera e Guido Piovene. Nel maggio 2003 viene nominato Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Ciampi e pochi mesi dopo muore, dopo una lunga malattia, assistito dalla compagna Lietta Tornabuoni. Incapace di rimanere nello stesso posto di lavoro troppo a lungo, si vantava di aver dato 102 dimissioni nella sua carriera professionale. 

Ludovico Pratesi  

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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