Resilienza e futuro nelle mostre della Sharjah Art Foundation 

Negli Emirati Arabi Uniti, le mostre degli artisti Ahaad Alamoudi e Jorge Tacla alla Sharjah Art Foundation affrontano le questioni contemporanee del Golfo

La regione del Golfo Persico si conferma tra le più dinamiche al mondo dal punto di vista culturale; e all’interno di questa scena in continua evoluzione, spicca l’attività della Sharjah Art Foundation, che oltre alla Biennale d’arte contemporanea organizza numerose mostre nel corso dell’anno. Adesso è la volta di Ahaad Alamoudi e Jorge Tacla, due artisti con formazioni e scopi diversi, che raccontano ognuno un lato diverso del Medio Oriente e non solo. 

Ahaad Alamoudi, Sunkissed, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid
Ahaad Alamoudi, Sunkissed, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid

Futuri speculativi e narrazioni del passato nella mostra di Ahaad Alamoudi a Sharjah 

Nella personale Sunkissed, Ahaad Alamoudi espone opere recenti e sei nuove commissioni che indagano il modo in cui l’identità collettiva e l’espressione visiva si evolvono nel contesto della rapida trasformazione del Golfo. In particolare, l’artista racconta il paesaggio Khaleeji contemporaneo attraverso un linguaggio visivo plasmato da umorismo, appropriazione e distanza critica. Anziché considerare lo sviluppo come un quadro politico astratto, la mostra si concentra sulle sue manifestazioni nella cultura popolare, nei media digitali e negli ambienti condivisi, dove aspirazione e contraddizione spesso coesistono. Le vivide istantanee dell’estetica Khaleeji contemporanea fondono umorismo e fluidità della cultura pop: falchi parlanti, macchinine giocattolo e trappole luminose per insetti diventano strumenti attraverso cui orientarsi nel cambiamento sociale e culturale. Centrale in questo progetto è l’impegno di Alamoudi con le immagini che saturano la vita quotidiana nella regione. Meme virali, falchi parlanti, macchinine giocattolo automatizzate e trappole luminose per insetti ricorrono in tutta la mostra sia come soggetti che come dispositivi. Questi elementi fungono da strumenti per elaborare il rapido cambiamento, riflettendo come novità tecnologica, intrattenimento e tradizione si intersechino nella cultura visiva contemporanea.  

Ahaad Alamoudi, Sunkissed, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid
Ahaad Alamoudi, Sunkissed, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid

L’eclettismo delle opere di Ahaad Alamoudi 

Le opere di Alamoudi catturano i modi in cui i simboli del progresso vengono assorbiti, imitati e riletti nell’esperienza quotidiana. Mettendo in primo piano l’umorismo e la fluidità della cultura pop, la mostra si oppone a narrazioni singolari o autorevoli sullo sviluppo. Piuttosto, rivela come le idee di progresso siano continuamente negoziate attraverso la ripetizione, l’esagerazione e il gioco, producendo significati che sono al tempo stesso familiari e instabili. La pratica di Alamoudi non cerca di risolvere queste tensioni. Piuttosto, le tiene in sospensione, lasciando emergere momenti di ambiguità e ironia. Attraverso questo approccio, la mostra riflette su come l’identità collettiva sia plasmata non solo dalle narrazioni ufficiali dello sviluppo, ma anche dai processi informali, spesso contraddittori, attraverso i quali le immagini circolano e acquisiscono significato. 

Jorge Tacla, Time the destroyer is time the preserver, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid
Jorge Tacla, Time the destroyer is time the preserver, Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Motaz Mawid

Le conseguenze della distruzione nella mostra di Jorge Tacla a Sharjah 

La retrospettiva di Jorge Tacla, Time the destroyer is time the preserver, riunisce oltre 70 dipinti e circa 100 opere su carta dalla metà degli Anni Ottanta ad oggi. Il titolo della mostra è tratto da un verso di T.S. Eliot; strutturata in otto sezioni, affronta le gerarchie della sofferenza umana; i falsi binari di vittima e carnefice. In una cultura visiva dominata dalla visione artificiale, i dipinti di Tacla riaffermano l’urgenza della memoria umana nell’affrontare le complessità della rappresentazione e dell’interpretazione. Invece di dipingere direttamente un edificio o un paesaggio, lo raffigura “in negativo”, definendo il soggetto attraverso l’assenza di colore. In questo modo, queste opere funzionano come meta-immagini che esplorano il modo in cui gli eventi si inscrivono nella coscienza individuale e collettiva. La pratica di Tacla si è sviluppata parallelamente alle principali trasformazioni della politica visiva in materia di diritti umani; attraverso le sue opere l’artista riflette su come geografia e storia si sovrappongano, su come la memoria si basi sull’immagine e su come gli eventi politici influenzino le persone nel corso del tempo.  

Jorge Tacla, Time the destroyer is time the preserver. Installation view Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Shavanas Jamaluddin
Jorge Tacla, Time the destroyer is time the preserver. Installation view Al Mureijah Square, Sharjah, 2026. Image courtesy of Sharjah Art Foundation. Photo Shavanas Jamaluddin

Resilienza e recupero in mostra alla SAF 

La mostra si conclude con paesaggi urbani devastati da disastri politici e naturali, mostrando come le persone possano riprendersi dalle calamità. I “negativi” di Jorge Tacla distolgono lo spettatore da queste posizioni, ribaltando i luoghi comuni semplificati su come le catastrofi siano mediate e storicizzate. Dopo le sue prime rappresentazioni della Moneda di Santiago sotto attacco, l’artista ha costantemente registrato gli effetti visivi di importanti incidenti politici e naturali sugli ambienti costruiti in tutto il mondo. La selezione in questa galleria giustappone tali conseguenze sui tessuti urbani di Aleppo, Beirut, Gaza, Homs, Oklahoma City e Santiago, insieme alle conseguenze altrettanto devastanti dei terremoti del 2010 ad Haiti e in Giappone. Il campo visivo risultante delle catastrofi moderne è punteggiato da composizioni che suggeriscono un’analisi microscopica del trauma all’interno del corpo umano. Il messaggio di Tacla è che di fronte a una catastrofe, dopo aver perso tutto, non c’è differenza tra gli esseri umani, la sofferenza è la stessa a ogni latitudine, eticamente parlando. Purtroppo, politicamente parlando, alcune sofferenze sembrano essere più importanti di altre, e per i media creano “più pubblico” di altre. Le opere di Tacla sono un invito a non dimenticare le tante tragedie (naturali o causate dall’uomo) che ancora colpiscono molte parti del mondo e dove le persone lottano duramente per sopravvivere. 

La Sharjah Art Foundation 

La Sharjah Art Foundation organizza mostre, performance, proiezioni e programmi educativi durante tutto l’anno in tutto l’Emirato, spesso in edifici storici riqualificati, e gestisce una collezione in continua crescita che supporta nuove opere e premia artisti moderni pionieristici. Le sue iniziative principali includono la Biennale di Sharjah (lanciata nel 1993), l’annuale March Meeting, borse di studio e residenze per artisti e curatori, importanti commissioni, mostre itineranti e pubblicazioni accademiche. Il programma del 2026 segna anche la riapertura del Parco Al Majarrah, riprogettato dal collettivo SUPERFLEX in collaborazione con studi di architettura del paesaggio. Il parco diventa uno spazio urbano ibrido, dove la memoria del quartiere storico, il paesaggio desertico e la partecipazione della comunità locale si traducono in sentieri ondulati e sculture monumentali ispirate a oggetti di uso quotidiano. 

Niccolò Lucarelli 

Sharjah // fino al 3 maggio 
Ahaad Alamoudi. Sunkissed 
SHARJAH ART FOUNDATION 

Sharjah // fino al 7 giugno 
Jorge Tacla. Time the destroyer is time the preserver 
SHARJAH ART FOUNDATION 
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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