Un focus sul riallestimento della collezione del museo olandese. Coraggiosamente ideato dall’artista e professore di storia dell’arte Carel Blotkamp.

Vale il viaggio a Rotterdam la visita al museo Boijmans Van Beuningen, non solo per l’indubbio pregio della ricca collezione ma per il rinnovato allestimento, The Collection as Time Machine, con cui, dal giugno del 2017, Carel Blotkamp, 72 anni, ​​artista e professore emerito di storia dell’arte presso la VU University di Amsterdam, ha concepito il nuovo spettacolo espositivo. In controtendenza rispetto a format più o meno recenti che hanno abbandonato il criterio storico per preferire simultaneità tematiche, accordi e suggestioni formali, come nel caso del discusso Time is out of joint di Cristiana Collu per la Galleria Nazionale di arte moderna di Roma, e ancor prima dell’antesignana Tate Modern, a Londra, Blotkamp ha scelto di tornare a un eclettico ordine cronologico.
Oltre 500 opere, incluse in un totale di circa 145mila pezzi, molti dei quali provenienti da donazioni private, costituiscono l’itinerario, che, come spiega il titolo, è una sorta di macchina del tempo in grado di avanzare o retrocedere nella poderosa raccolta, secondo gli umori e gli interessi del fruitore.

COLORE E PERCEZIONE

Otto i blocchi temporali, omogenei al loro interno ma non necessariamente in successione progressiva, e quindi visitabili secondo un percorso libero, alloggiati in ambienti dalle diverse colorazioni, selezionate dalla tavolozza dell’artista Peter Struycken: luminose per l’arte moderna e ombrose per quella antica, con un viola deciso per le opere di carattere sacro.
Confronti tra vecchi maestri e arte moderna, tra opere note e meno, con dotti repêchage come nel caso di Suze Robertson, coeva di van Gogh anche nell’intonazione tragica della sua pittura, rafforzano il convincimento che la storia dell’arte non sia più l’unico paradigma di riferimento di cui disponiamo. Di conseguenza, anche la visita al museo richiama l’idea di flusso, di rete di percezioni e connessioni, dove il tempo, anche quando è circoscritto in sezioni corrispondenti a secoli precisi, il Trecento o il Seicento, risulta automaticamente depotenziato nella sua linearità.

Mark Rothko, Grey, Orange on Maroon, No.8, 1960. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Studio Tromp, Rotterdam
Mark Rothko, Grey, Orange on Maroon, No.8, 1960. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Studio Tromp, Rotterdam

SALTI E DIALOGHI

I salti, del resto, sono piuttosto bruschi, per esempio, nell’immediata prossimità tra le barocche vaporosità rubensiane, le più soavi pennellate di Watteau e gli universi pop, iperrealisti e post human. Qui, tra le ragguardevoli rappresentanze di Warhol, Rosenquist e di altri maestri di pari stazza, spicca il confronto generazionale tra il Seated Child di Duane Hanson e l’Untitled (Manhole) di Maurizio Cattelan, dialoganti nel loro spiazzante realismo.
Stesse inaspettate sollecitazioni per il blocco dei talentuosi fiamminghi, dai fratelli van Eyck a Bosch o al Bruegel della Torre di Babele, proposti nell’inconsueta contiguità con il ciclo The desert wind of deconstruction has not touched a hair on my friends Julian’s head di David Salle. A lui è dedicata un’intera sala con i dipinti predisposti a diverse altezze come in una quadreria e immersi in uno spazio da meditazione, sollecitata dalla musica, coadiuvante di una composta e trascinante immersione sinestetica.
A chiarire gli obiettivi di questi interventi è lo stesso Blotkamp, raffinato curatore con collaborazioni per il Mauritshuis a L’Aia e per il Museo Stedelijk di Amsterdam: “Non voglio solo che guardino più a lungo, ma anche più intensamente. In media, i visitatori del museo trascorrono otto secondi con un lavoro. Avrò successo nella mia missione se riuscirò ad allungare il tempo tra dieci e quindici secondi”, afferma.

The Collection as Time Machine, installation view at Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Lotte Stekelenburg
The Collection as Time Machine, installation view at Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Lotte Stekelenburg

UN’OPERAZIONE CORAGGIOSA

Particolare attenzione, inoltre, viene rivolta all’arte successiva al 1945, affiancata da stampe, disegni e oggetti di design con ricercate e vigorose relazioni come quella che costringe il Grey, Orange on Marroon n.8 di Rothko a fronteggiare il livido e deformante spazio del Man in blu I di Francis Bacon.
In conclusione si tratta di un’operazione coraggiosa e meritevole, con il valore aggiunto di trascinare anche numerosi interrogativi sul ruolo contemporaneo del museo. Conservativo o più interattivo? E sul tipo di esperienza che deve offrire al visitatore: conoscitiva, didattica, dilettevole?
Temi su cui discutere anche a casa nostra alla luce dell’incombente era post-Franceschini, dove il binomio conservazione-valorizzazione, subirà, come annunciato, ulteriori ripensamenti.

Marilena Di Tursi

Rotterdam
The Collection as Time Machine
MUSEO BOIJMANS VAN BEUNINGEN
Museumpark 18-20
www.boijmans.nl/en

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.