Il Museo Castello di Rivoli ritrova un dipinto di Jacopo del Sellaio trafugato dai nazisti

Il dipinto fa parte della Collezione Cerruti, e la sua drammatica storia è stata ricostruita dal Museo Castello di Rivoli. Grazie a un accordo siglato con gli eredi della famiglia ebrea cui è stata trafugata l’opera, l’opera è adesso esposta a Villa Cerruti

Il dipinto di Jacopo del Sellaio nella camera nella torre di Villa Cerruti Foto Francesco Federico Cerruti, fine anni Ottanta Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Il dipinto di Jacopo del Sellaio nella camera nella torre di Villa Cerruti Foto Francesco Federico Cerruti, fine anni Ottanta Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

Capita spesso, sulle nostre colonne, di raccontarvi storie di restituzioni di opere d’arte trafugate durante la Seconda Guerra Mondiale, storie di rivendicazioni anche controverse che coinvolgono famiglie, musei e anche governi. Queste storie riguardano sovente eredi di famiglie, collezionisti e mercanti d’arte ebrei che hanno visto sequestrati i propri beni durante la tragica fase del nazismo. Un epilogo particolare ha avuto la vicenda che vede protagonisti il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte: un dipinto di epoca rinascimentale di Jacopo del Sellaio, creduto andato perduto, rubata dai nazisti a una famiglia ebraica viennese, è stato scoperto dal Museo del Castello di Rivoli tra le opere della collezione Cerruti e oggi, grazie a un accordo siglato con i discendenti della famiglia, è esposto a Villa Cerruti.

JACOPO DI ARCANGELO, detto DEL SELLAIO Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli, 1480-1485 Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino Foto © Alessandro Fiamingo Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
JACOPO DI ARCANGELO, detto DEL SELLAIO
Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli, 1480-1485
Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Foto © Alessandro Fiamingo
Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

L’OPERA DI JACOPO DEL SELLAIO TRAFUGATA DAI NAZISTI

L’opera protagonista della vicenda è Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli realizzata da Jacopo di Arcangelo detto del Sellaio (Firenze, 1443–1493) tra il 1480 e il 1485, e acquistata dall’imprenditore e collezionista Gustav Arens (Reichenau, Repubblica Ceca, 1867 – Vienna, 1936) nel 1936 presso la Galerie Sanct Lucas di Vienna. Dopo l’acquisto, l’opera fu inviata per il restauro all’Akademie der bildenden Künste, e qui il professore e storico dell’arte Emmerich Schaffran attribuì l’opera a Jacopo del Sellaio rettificando la precedente attribuzione a Raffaellino del Garbo. Alla morte di Gustav Arens, il dipinto ereditato dalla figlia maggiore Ann Arens sposata con Friedrich Unger fu sequestrato con l’intera collezione della famiglia Unger dai nazisti, e restituito dietro il pagamento di un riscatto. Nel 1938, a causa delle persecuzioni ebraiche, Ann e Friedrich Unger e le figlie Grete e Gitte fuggirono in Francia per poi scappare negli Stati Uniti; le opere d’arte e gli altri beni della famiglia rimasero in deposito a Parigi, per poi essere requisite dai nazisti nel 1942.  Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Unger recuperarono parte del loro patrimonio artistico, ma del dipinto di Jacopo del Sellaio si era perdute le tracce.

L’OPERA DI JACOPO DEL SELLAIO ACQUISTATA DA FRANCESCO FEDERICO CERRUTI

Della Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli si hanno nuovamente notizie solo nel 1974, anno in cui riappare misteriosamente sul mercato presso la Galerie Fischer di Lucerna, e poi nel 1985 a Londra a un’asta di Christie’s. Due anni dopo, ignaro della drammatica e travagliata storia del dipinto, Francesco Federico Cerruti acquista l’opera di Jacopo del Sellaio da un mercante italiano che lo aveva a sua volta acquistato all’asta di Christie’s. Le vicende che contraddistinguono la storia del dipinto sono state ricostruite dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che nel 2016 – dopo la morte di Cerruti avvenuta nel 2015 – ha in affidamento la Collezione Cerruti: l’istituzione piemontese ha riconosciuto nella tavola acquisita da Cerruti il dipinto trafugato alla famiglia Unger. Nel 2018 la Fondazione Cerruti, anche a nome del Castello di Rivoli, ha contattato l’HCPO – Holocaust Claims Processing Office di New York grazie al quale sono stati individuati gli attuali eredi del dipinto nella famiglia di Grete Unger Heinz, figlia minore di Ann e Friedrich Unger, e nei figli di sua sorella Gitta Unger Meier: Karen Reeds, Andrea Meier e Alan Meier.

Fila dietro da sinistra: Gustav Arens, Frieda (moglie di Gustav Arens), Grete Arens Glasner; fila in basso da sinistra: Ann A. Unger, Lise Arens, Ernst Glasner, la bambina Gitta Unger (figlia di Ann e Friedrich Unger), 1923 circa © Grete Heinz, Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Fila dietro da sinistra: Gustav Arens, Frieda (moglie di Gustav Arens), Grete Arens Glasner; fila in basso da sinistra: Ann A. Unger, Lise Arens, Ernst Glasner, la bambina Gitta Unger (figlia di Ann e Friedrich Unger), 1923 circa
© Grete Heinz, Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

L’OPERA TRAFUGATA ALLA FAMIGLIA ARENS ALLA COLLEZIONE CERRUTI

Le trattative tra la Fondazione Cerruti, il Castello di Rivoli e gli eredi della famiglia Arens si sono recentemente concluse con la decisione di mantenere integra la Collezione Cerruti e di esporre al pubblico il dipinto nella nuova casa museo di Villa Cerruti. Oltre a un compenso finanziario da parte delle Fondazione Cerruti alla famiglia, è stato concordato di narrare le vicissitudini del dipinto di Jacopo del Sellaio e della famiglia Arens e Unger ai visitatori. “A quasi 93 anni, avevo perso la speranza che questo amato dipinto rinascimentale italiano appartenente ai miei genitori sarebbe mai riemerso”, ha dichiarato Grete Unger Heinz. “Sono lieta non solo che la Fondazione Cerruti abbia raggiunto un equo accordo con gli eredi della famiglia Unger, incluso un resoconto completo della travagliata storia del dipinto, ma anche che io possa ancora vedere l’opera stessa al Museo del Castello di Rivoli nel corso della mia vita”. “Sono lieta che la Fondazione Cerruti, gli eredi di Ann e Friedrich Unger e il nostro Museo siano stati in grado di risolvere con successo una richiesta di restituzione dei beni delle vittime dell’Olocausto lunga decenni”, spiega Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli e della Fondazione Cerruti. “Attraverso la nostra ricerca sulla provenienza della Collezione Cerruti – e grazie all’Ufficio Reclami dell’Olocausto di New York – siamo stati in grado di identificare gli eredi di questo dipinto rinascimentale andato perduto durante la Seconda Guerra mondiale, compensarli per la loro perdita e conservare il dipinto al museo per la fruizione pubblica. Quest’opera di Jacopo del Sellaio, così amata dai suoi proprietari originali e anche da Francesco Federico Cerruti, che l‘ha acquisita nel 1987 senza conoscerne il passato travagliato, ha finalmente trovato la pace”.

– Desirée Maida

www.castellodirivoli.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.