Marina Abramović arriva a Roma e mette un asino in bronzo sotto un arco di trionfo

Per la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, l’artista serba si presenta a Roma alla soglia degli 80 anni con un’inedita scultura in bronzo dorato, raffigurante un asino, che sarà al centro del progetto “Confession”, ispirato all’omonima performance video del 2010. Dal 19 novembre 2026, in concomitanza con la retrospettiva dedicatale dalla GNAMC


Il prossimo 30 novembre 2026, Marina Abramović (Belgrado, 1946) compirà 80 anni. E alla sua carriera, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedicherà una mostra che riunisce le opere storiche più importanti, come la performance Balkan Baroque, presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1997 (e valsa il Leone d’Oro), o The Artist Is Present, lavoro avviato nel 2010 con il debutto a New York,e, tornando indietro nel tempo, Imponderabilia, che nel 1977 l’artista serba presentava insieme a Ulay, spiazzando il pubblico riunito alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna per la Settimana Internazionale della Performance, costretto a entrare nel museo oltrepassando i corpi nudi dei due artisti, posti l’uno di fronte all’altro.

La mostra alla GNAMC di Roma per gli 80 anni di Marina Abramović

Alla GNAMC sarà esposta per l’occasione anche la serie dei Transitory Objects, opere interattive che invitano il pubblico a esplorare il rapporto tra corpo umano, energia e materia. La mostra aprirà al pubblico il 18 novembre (visitabile fino al 4 aprile 2027) e segue la personale Transforming Energy, presentata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia durante la 61esima Biennale d’Arte. Ma amplia quel progetto, diventando Transforming Energy and Legacy Works, sempre per la curatela di Shai Baitel, affiancato a Roma da Andrea Tarsia per la sezione Historical works dedicata all’eredità di Abramović.

Un asino in bronzo di Marina Abramović sotto all’Arco di Giano

Ma la città riceverà anche un regalo inaspettato dall’artista, che proprio in occasione del suo compleanno sceglie di dedicare “una lettera d’amore a Roma”, nella forma che le più congeniale. Dunque attraverso l’arte, con l’inedita scultura in bronzo dorato – materiale con il quale Abramović si cimenta per la prima volta – raffigurante un asino, commissionata dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti (Fendi è anche tra gli sponsor della mostra alla GNAMC).
L’opera sarà collocata sotto all’Arco di Giano, al Foro Boario, dirimpetto alla sede della Fondazione Alda Fendi, palazzo storico riqualificato da Jean Nouvel (ad Alda Fendi si deve anche il finanziamento dell’illuminazione permanente dell’Arco di Giano, realizzata da Francesca e Vittorio Storaro). L’anticipazione arriva dalle pagine de Il Venerdì, che nel numero in uscita il 23 ottobre dedica una lunga intervista, a firma di Paolo Casicci, all’artista.

Marina Abramovic, Confession, 2010
Marina Abramovic, Confession, 2010

L’evoluzione della video performance “Confession”. Dal 2010 a oggi

La scultura sarà svelata il prossimo 19 novembre, con l’inaugurazione del progetto Confession, “un atto condiviso di trasformazione” per “liberarti dai tuoi fardelli confessandoli a un confidente silenzioso”, cui si potrà partecipare ogni giorno dalle 17 alle 21 (la prenotazione è caldamente raccomandata, si legge sul sito della Fondazione Alda Fendi). Il precedente risale al 2010, quando Marina Abramović presentò la video performance Confession: nel video di 60 minuti, in bianco e nero, girato a Lamu (Kenya), l’artista appare immobile, inginocchiata davanti a un asino, e fissa l’animale negli occhi. Intanto, sullo schermo scorrono testi che ricordano i momenti dolorosi legati all’infanzia e alla giovinezza di Abramović, che l’asino sembra comprendere. A Lamu, l’artista serba era volata quell’anno per prepararsi spiritualmente al debutto di The Artist is Present al MoMa di New York, performance anch’essa incentrata sulla potenza dello sguardo e sull’immobilità. E la critica volle mettere in relazione le due azioni, l’una – con l’asino – più intima e introspettiva, l’altra letta come corrispettivo pubblico ed empatico della prima.
Sedici anni dopo, “Marina Abramović torna per esplorare il peso psicologico della memoria”, spiega la Fondazione Alda Fendi nell’anticipare il progetto che prenderà vita all’Arco di Giano “Ciò che inizia come un dialogo silenzioso dell’artista diventa un’azione condivisa di alchimia”.

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