A Roma si organizzano serate dove vivere un’esperienza intima con gli artisti 

Una serata, una location, un artista e un suo partner. Il curatore Marco Bassan ci racconta il format “ESPERIENZE” di Spazio Taverna che torna dopo anni e in una nuova location. Non si tratta di semplici mostre, ma, come promesso dal titolo, della possibilità di vivere qualcosa

Dopo due anni di pausa riprende ESPERIENZE, il format con cui è nato 5 anni fa Spazio Taverna e che ora torna in una nuova cornice: l’Appartamento dell’hotel The Hoxton Rome, sempre rigorosamente per una sera e secondo lo stesso concept: un artista più un ospite a sua scelta, per creare non una mostra da guardare, ma un’esperienza da vivere. E dato il successo suscitato dal primo appuntamento: Senza titoli di Leonardo Magrelli  con Giorgio Merlani, che è andato sold out in mezza giornata, per approfondire, ne abbiamo parlato direttamente con Marco Bassan, il curatore.  

Marco Bassan
Marco Bassan

Intervista a Marco Bassan 

Partiamo dal principio, come nasce questo format? 
Esperienze, come hai anticipato, è nato cinque anni fa quando siamo entrati a Palazzo Taverna, nei locali in cui Graziella Leonardi faceva gli incontri internazionali d’arte, mostre che duravano una sera. Così abbiamo deciso dare continuità a questa bella tradizione in chiave contemporanea e, più che presentare progetti nel senso canonico del termine, abbiamo voluto creare un’occasione per entrare proprio nell’immaginario dell’artista.  

Quindi come avete declinato il progetto, peraltro nel periodo del Covid? 
Paradossalmente, proprio le restrizioni ci hanno portato a concepire il progetto in chiave più intima ed esperienziale, insomma non volevamo proporre semplicemente delle opere. In un’epoca caratterizzata dalla proliferazione di immagini; in cui, persino in una mostra è difficile focalizzare l’attenzione sull’opera d’arte, abbiamo deciso di privilegiare la visione, dando ai visitatori l’opportunità di prestare la massima attenzione in un arco di tempo determinato di pochi minuti. Da questa idea sono nate le poche regole che caratterizzano il format in cui l’artista è invitato a progettare lo spazio – tempo di una sera; concept semplice, per quanto declinabile in infinite possibilità.  

Senza titoli, Leonardo Magrelli per il format ESPERIENZE, Roma, 2026
Senza titoli, Leonardo Magrelli per il format ESPERIENZE, Roma, 2026

Molto interessante, quindi come si costruisce questa progettazione?  
Noi invitiamo un artista o un’altra personalità attiva nel mondo dell’arte e della cultura, come curatori, registi, persino pasticceri a cui chiediamo di convocare un partner, non necessariamente un artista e non del mondo dell’arte. I prerequisiti per partecipare sono la possibilità di creare un’esperienza e il lavoro in coppia. A Spazio Taverna, dove le Esperienze sono state 60, hanno partecipato un vulcanologo, un pavone invitato da Ilaria Manca e persino un poeta defunto, ospite di Cortellessa, il critico letterario.  

Raccontaci di più… 
Al The Hoxtone, Leonardo Magrelli (Roma, 1989), ha deciso di mettere in gioco tutto il suo archivio personale di immagini mai esposto prima, invitando ogni visitatore a scegliere una foto per poi chiedergli di distruggerla. Un atto forte e reazionario per cui si è fatto affiancare da Giorgio Merlani, allestitore bravissimo ed esperto in paintball, lo strumento deputato alla distruzione delle immagini.  

Come si è svolta la serata? 
Dalle 18.00 alle 22.00 sono arrivati gli ospiti, chiaramente contingentati. Li abbiamo accolti a gruppi in un salotto dove, riscaldati da una musica jazz (totalmente fuorviante rispetto all’esperienza che stavano per vivere) potevano scegliere la loro immagine preferita e prenderla. Dopo di che, uno per volta venivano accompagnati nella sala dell’azione. Il bello è che devo dire, nessuno si aspettava di trovare ciò che ha trovato, ovvero un ambiente completamente trasformato da Giorgio Merlani nel luogo della distruzione dell’immagine attraverso un fucile da paintball. Quindi la foto scelta dal visitatore veniva appesa alla parete di fondo dello spazio tutto rivestito di teli bianchi e lui, a circa 15 metri di distanza, aveva a disposizione un fucile carico e un minuto di tempo per colpirla quante più volte possibile. Un’azione liberatoria che peraltro, tenendo occupate le mani oltre che la mente, ha impedito qualunque interazione social. 

Senza titoli, Leonardo Magrelli per il format ESPERIENZE, Roma, 2026
Senza titoli, Leonardo Magrelli per il format ESPERIENZE, Roma, 2026

Insomma, date l’opportunità agli artisti di manifestarsi a pieno. 
Proprio così. Noi gli chiediamo di realizzare un desiderio; cosa rara, perché in genere, quando un artista produce un’opera deve superare tutta una serie di passaggi, criteri, filtri, critiche interne, critiche esterne, pubblico; insomma, un processo molto mediato. Mentre noi diamo proprio uno spazio di libertà tutto per sé, dove può mettere in scena il suo immaginario senza dover essere giudicato in base al manufatto o alla performance. Esperienze è un’opportunità di sperimentazione con la S maiuscola per gli artisti.  

Ci puoi fare un altro esempio?  
Namsal Siedlecki  (Greenfield, USA 1986), primo artista invitato, ha una pratica molto specifica e verticale e per noi ha voluto creare una scultura nanometrica con un centro di ricerca di nanotecnologie. Opera con le fattezze di un Boccioni che aveva in mente da molto ma che, essendo poi invisibile perché spersa nello spazio, oltre che molto impegnativa, non era mai riuscito a realizzare. Quindi ha esaudito un suo desiderio. Il dato interessante è che gli artisti in totale libertà escono dalla comfort zone e cominciano a ragionare in maniera diversa ampliando il loro campo di ricerca.  

Come viene regolata la fruizione?  
Si tratta di una delle variabili decise dall’artista. Noi come indicazione chiediamo di mantenere un gruppo ristretto, perché aumentando il numero di persone si diluisce l’attenzione. Il massimo poi sono le Esperienze one to one, quando si è soli l’attenzione è massima. Anche perché si tratta sempre di lavori molto intimi in cui viene meno il confine tra opera d’arte e visitatore, perché il lavoro è lo spazio-tempo di quella serata, dei minuti di visita richiesti dall’artista, in cui il visitatore smette di essere tale per diventare attore del progetto, pur non conoscendone a monte la “sceneggiatura”.  

Come mai questa nuova location? 
L’esigenza è nata in simbiosi con l’evoluzione di Spazio Taverna, in linea con il rapporto con i luoghi e le attività di Genius loci che stiamo sviluppando, come ad Ascoli o a Gubbio. Poi lavorare in un nuovo spazio è sempre entusiasmante, perché ogni location pone nuove sfide. Quindi, quando Silvia Curtilli ci ha invitato abbiamo accettato subito. E dopo una serie di sopralluoghi, abbiamo individuato lo spazio dell’Appartamento come location ideale per il progetto. 

… e l’idea della contaminazione anche tra discipline diverse? 
Anche quella, legata a tutti gli altri progetti di Art x Society, che includono industria e scienza, nasce dall’idea di mettere insieme due persone che non necessariamente vengono dallo stesso mondo, un allestitore e un artista, un vulcanologo e un curatore. Penso che questo sia proprio uno dei segreti dell’esperienza che di fatto sono due mondi che collidono creando qualcosa di unico.  

Chi saranno i protagonisti del nuovo ciclo? 
Dopo Leonardo Magrelli, gli altri artisti saranno Jacopo Rinaldi, Valerio D’Angelo e Sveva Angeletti. L’appuntamento è programmato per un lunedì al mese, sempre su prenotazione, che verrà annunciato progressivamente sul sito e via newsletter. Volevamo ripartire con giovani artisti romani, perché Spazio Taverna è nato con loro e, anche se lavoriamo con tanti mondi, volevamo fare uno statement. 
 
Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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