È morta l’artista che doveva rappresentare la Germania alla Biennale Arte di Venezia 2026. Ecco chi era Henrike Naumann

Un altro lutto per la 61esima Biennale veneziana che dopo aver perso la sua curatrice Koyo Kouoh la scorsa estate vede la scomparsa dell’artista che doveva rappresentare il Padiglione Germania

Era scultrice e artista visiva Henrike Naumann, tra i nomi più rilevanti della sua generazione tanto che avrebbe dovuto rappresentare il Padiglione Germania alla 61esima Biennale Arte di Venezia. La sua morte, a soli 41 anni dopo una breve e grave malattia, arriva a pochi mesi dall’annuncio della sua partecipazione alla prestigiosa rassegna internazionale che già ha visto la tragica scomparsa della sua curatrice Koyo Kouoh la scorsa estate. Una edizione davvero sfortunata da questo punto di vista.

Chi era Henrike Naumann

Nata nel 1984 a Zwickau, nell’ex Germania dell’Est, Naumann aveva una ricerca concentrata sulle fratture lasciate dalla riunificazione tedesca e sulle persistenze ideologiche del passato socialista e post-socialista. Le sue installazioni, composte da mobili, arredi domestici e oggetti di design reperiti sul mercato dell’usato, trasformavano materiali apparentemente neutri in dispositivi politici intrisi di memoria. Un lavoro sull’ordinario, sull’“abitabile”, che rivelava come le ideologie sopravvivano negli interni, nei gusti, nelle cose.

La ricerca artistica di Henrike Naumann

Alla base del suo metodo c’era un’osservazione attenta delle dinamiche sociali contemporanee. Molti degli oggetti utilizzati provenivano da piattaforme di vendita tra privati, considerate dall’artista come archivi spontanei del presente. “Leggo e faccio molte ricerche come parte del mio processo creativo, ma inizio davvero a creare il linguaggio per esprimere una certa idea in un’installazione osservando cosa fanno le persone”, spiegava nel 2022. Formata tra l’Accademia di Belle Arti di Dresda e la Film University di Potsdam-Babelsberg, dove studiò scenografia, Naumann aveva trasportato nel lavoro artistico un’attenzione quasi cinematografica per lo spazio e la costruzione dell’ambiente. “Voglio dare un senso a ogni angolo, concettualmente e letteralmente”, dichiarava, rivendicando un controllo totale della messa in scena.

Henrike Naumann e l’estremismo di destra tedesco

Una parte significativa della sua produzione ha affrontato esplicitamente il tema dell’estremismo di destra e delle sue radici nella Germania orientale. L’installazione Triangular Stories (2012) e, più tardi, 14 Words (2018) hanno messo in relazione oggetti quotidiani, estetiche apparentemente innocue e la violenza del National Socialist Underground, il gruppo neonazista responsabile di una serie di omicidi razzisti nei primi anni Duemila. In 14 Words, presentata al MMK di Francoforte, l’acquisizione integrale dell’interno di un negozio di fiori diventava una potente allusione a queste connessioni rimosse.

La carriera di Henrike Naumann fino alla sua morte

Negli ultimi anni la sua carriera aveva conosciuto una crescente visibilità internazionale: dalla partecipazione a Documenta 15 nel 2022 al debutto negli Stati Uniti allo SculptureCenter di New York con Horseshoe Theory, un lavoro che intrecciava design, meme culture e teoria politica. L’annuncio della morte è stato diffuso dall’Institut für Auslandsbeziehungen, che cura il Padiglione tedesco alla Biennale, ricordando l’artista come una presenza centrale e generosa della scena contemporanea: “Con la scomparsa di Henrike Naumann, perdiamo non solo una figura significativa dell’arte tedesca contemporanea, ma anche una persona cordiale, perspicace e profondamente impegnata”.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più