Addio a Jean Le Gac. Il ricordo del grande artista francese
È stato tra i protagonisti della Narrative Art e della pittura francese contemporanea, stringendo importanti rapporti anche con l’Italia. Jean Le Gac è morto il 26 dicembre 2025, lasciandoci un’opera di straordinaria complessità
L’ultima presenza, credo, di Jean Le Gac (Alès, 1936 – Parigi, 2025) in Italia risale al 2013, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, quando all’interno di Anni 70 Arte a Roma, a cura di Daniela Lancioni, ripercorrendo le tappe artistiche fondamentali di quel decennio troviamo una sua opera del 1974, The painter, una composizione di dieci fotografie accompagnate da altrettanti testi brevi. L’opera aveva fatto parte di una storica mostra allo Studio Cannaviello di Roma, dove Filiberto Menna introduceva le ricerche concettuali che sotto il nome di Narrative Art esploravano gli intrecci di senso tra fotografia e scrittura, e tra comportamento e documento. In quella compagine, il lavoro di Le Gac si caratterizza per la costruzione frammentaria ma coerente di un romanzo pseudo-autobiografico al cui centro sta la figura di un pittore, le cui vicende accompagnano e intersecano l’intera sua produzione artistica, principalmente intessuta tra foto-testo, scrittura e pittura.
Jean Le Gac, pittore narratore
Da artista, Le Gac si inserisce nella tradizione letteraria francese del “pittore narrato” (Balzac, Murger, Zola, Mallarmé, …), pur subendo maggiormente il fascino delle atmosfere di Henry James, sospese in un mistero narrativo senza soluzioni. Misteriosa e ambigua per Le Gac è la storia dell’arte, soprattutto in quanto i suoi fantasmi hanno il potere di decidere i destini degli artisti viventi, così come le opere del passato vengono a reclamare un significato nel presente.

L’arte secondo Le Gac
Per una mostra del 1971 alla galleria Rive Droite di Parigi, Le Gac acquista i diritti di un racconto poliziesco di Maurice Renard – una tragica vicenda di vocazione allucinatoria – impossessandosi del nome del pittore protagonista e ricalcandone l’identità sulla propria, in una doppia operazione di ready-made e di mimesi. Troviamo qui ridefiniti i rapporti tra pittura e letteratura, non più inquadrati nei termini consueti di uno scambio di motivi tematici, bensì nelle forme di una indissolubile coestensione mediale: la pittura ricade nell’ambito della costruzione letteraria di una fiction, così come la letteratura si rivela elemento costruttivo e strumento analitico dell’arte pittorica. Si tratta altresì di un vagabondaggio dell’opera tra le sue molteplici forme: i testi, le foto, le azioni, le intenzioni, le supposizioni, e via via verso una dispersione della pittura su molti piani.
Le Gac e la Biennale di Venezia
L’anno dopo Le Gac sarà tra gli artisti invitati a rappresentare la Francia alla Biennale di Venezia, dove c’è anche Christian Boltanski, con cui Le Gac dialoga e condivide la linea finzionale della biografia come opera d’arte. Tra Le Gac, Boltanski, Gina Pane, Paul A. Gette, André Cadere, in quegli anni è attivo un confronto che dà vita anche a delle collaborazioni, nella direzione dell’apertura verso pratiche estetiche che ampliavano il campo dell’arte visiva, quelle a cui in Francia come altrove ci si riferisce quando si parla di smaterializzazione dell’oggetto artistico. E infatti nella Biennale del ’72, le opere di Le Gac sono presenti anche nella fondamentale rassegna intitolata Il libro come luogo di ricerca, curata da Renato Barilli e Daniela Palazzoli, dove trovava spazio l’ampio arco internazionale delle ricerche concettuali su pagina, verbo-visive e comportamentali. In seguito Le Gac tornerà a Venezia nel 1980 e, prima ancora, nel 1976, quando fra i curatori c’è Tommaso Trini, a cui si deve poi la traduzione e pubblicazione di due racconti di Le Gac, sul numero 31 della rivista Data. Questo per dire quanto stretti siano stati i rapporti tra l’artista e l’Italia.
Soggettività e autobiografia nell’arte
A documenta 5 nel 1972 Le Gac è compreso nella sezione Mitologie individuali, dove il tema della soggettività artistica è calato in una realtà che non fa distinzione tra vicenda esistenziale e progetto artistico. L’io è una soglia tra l’interno e l’esterno dell’opera d’arte, ma è chiaro che questa soglia è un prisma, la cui funzione è scomporre e proiettare. L’identità soggettiva come fenomeno critico, ovvero quello che per altri artisti, e soprattutto artiste, nello stesso periodo costituisce un piano di indagine politico ed estetico che tocca prima di tutto il corpo e le sue rappresentazioni, per Le Gac si svolge nel confronto con un’idea di personaggio il cui destino è il romanzo a frammenti, e cioè una trasfigurazione intermittente tra corpo vivente e corpo narrato (viene in mente Roland Barthes). Quando nel 1978 Pontus Hulten inviterà Le Gac al Centre Pompidou da poco inaugurato, la mostra comprenderà sei anni di foto-testi raccolti sotto il titolo di Le peintre – Exposition romancée, sollevando tra l’altro una interessante questione circa l’esponibilità di un’opera romanzata, opera da guardare e da leggere, sottoposta al vincolo del tempo non meno che a quello dello spazio. Le Gac amava dire che sarebbe stato ricordato per aver introdotto l’imperfetto verbale nell’opera d’arte visiva.

Il ritorno alla pittura
Dagli anni Ottanta in poi, la complessità di un’opera già implicata nell’intreccio intermediale, raggiunge il culmine con la re-introduzione della pratica della pittura, non più solo concettualizzata attraverso la narrazione foto-testuale, ma dipinta. I temi rimangono immutati, ma il loro dispiegamento sul piano materiale guadagna sensualità e una dimensione visionaria, articolandosi in installazioni che talora ricordano un curioso museo di antropologia narrativa. La mostra del 2007 al Castello di Saint-Germain-en-Laye ha il titolo significativo di La caccia al tesoro, dove il tesoro è ancora una volta il fantasma, desiderato, inseguito e infinitamente mancato, della pittura come ideale. La caccia al tesoro è un modello di produzione di senso per una pittura ormai ambientata come vero e proprio linguaggio stratificato, tra tele e carte dipinte, scrittura, fotografie di diverso formato e supporto, finzione e documentario, personaggi in costume e spettatori coinvolti nel tessuto figurativo dell’opera.
Gli omaggi di Le Gac tra pittura e letteratura
Altri modelli sono l’inchiesta poliziesca, l’esplorazione di mondi sconosciuti, la fantasticheria del sognatore, e qualche altra eredità di letture adolescenziali, prese sul serio, teatralizzate nell’arte, affrontate nel loro carattere più autentico: la disposizione coraggiosa a una visione estatica di sé e, sempre, della storia dell’arte. Una delle ultime mostre, nel 2022 al Centre d’Arts et de Nature del Domaine de Chaumont-sur-Loire, si chiamava En plein air, di certo un omaggio a un altro modello incarnato da Le Gac, e cioè il pittore impressionista alle prese con un paesaggio inesauribile di luce, che nella sua intima materia non si può mai catturare. Ma l’en plein air è anche il respiro di tutta un’opera visiva spalancata all’esistenza e, ancora meglio, all’utopia di un’esistenza immaginaria.
Jean Le Gac è morto il 26 dicembre 2025.
Pasquale Polidori
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