Mito, materia e coscienza nella mostra di Pierre Huyghe a Berlino
Gli ampi spazi della Halle am Berghain della fondazione d'arte tedesca ospitano “Liminals”, la nuova installazione di Pierre Huyghe che unisce video, vibrazione e suono. Le immagini
Firma una delle sue opere più ambiziose e radicali Pierre Huyghe (Parigi, 1962), realizzando un ambiente immersivo che trasforma l’incertezza quantistica in esperienza sensoriale. Commissionata da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation, l’installazione Liminals è ospitata negli ampi spazi della Halle am Berghain, a Berlino, e si inserisce nel programma Sensing Quantum, proponendo una riflessione profonda sui confini instabili tra corpo, materia e coscienza (e visibile sino all’8 marzo).
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La mostra di Pierre Huyghe a LAS Art Foundation a Berlino
Al centro c’è un film che Huyghe definisce un “mito moderno” dove una figura umanoide e senza volto emerge e si trasforma attraversando stati mutevoli in un regno al di fuori del tempo e dello spazio. In questo universo non esistono confini netti — né tra interno ed esterno, né tra vivente e non vivente — ma solo una danza incessante della materia, in cui ogni momento resta sospeso e in potenza. La figura tenta di esistere, comunicare e sottrarsi a una singola condizione di realtà o di coscienza, rendendo visibile una continua dissoluzione dei limiti percettivi.

Incertezza, quantistica e suono nell’opera di Pierre Huyghe
L’incertezza è la base su cui poggia di Liminals. Huyghe la affronta come uno spazio liminale in cui più stati sono sovrapposti, in modo analogo a un sistema quantistico prima della misurazione. Il dialogo con il fisico quantistico Tommaso Calarco e il filosofo Tobias Rees ha portato l’artista a integrare la logica e gli output dei sistemi quantistici nel processo creativo.
In particolare, vibrazione e suono assumono un ruolo centrale: grazie alla collaborazione con il Forschungszentrum Jülich, l’oscillazione della materia rappresentata nel film è stata simulata su un computer quantistico Pasqal da 100 qubit e tradotta in elementi del sound design. Il risultato è un’esperienza sensoriale in cui le proprietà astratte della fisica quantistica diventano percepibili, corporee, quasi tattili.

Tra empatia e impossibilità
”Un osservatore che assiste alla natura ambigua dell’entità, alla sua mostruosità, segue stati di indeterminatezza, dell’incertezza dell’essere, del vivere o dell’esistere”, spiega l’artista Pierre Huyghe. “Il film ritrae un essere inesistente, un paesaggio dell’anima, un esterno radicale, che tenta di coniugare l’empatia con l’impossibile. Il suo mondo fittizio è un veicolo per accedere a ciò che potrebbe essere o non essere per relazionarsi con il caos; e trasforma stati di incertezza in un cosmo”.
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