Felicità e dolore convivono nella mostra da Massimodecarlo a Milano 

Dopo vicende personali molto intense, Austyn Weiner ha proposto alla sua prima personale da Massimodecarlo un progetto in cui affianca al suo consueto procedere artistico un corpus di lavori eseguiti con una tecnica del tutto nuova, scaturita dal sentire e dall’emotività

Un buon punto di partenza per comprendere Something Borrowed, Something Plum prima personale di Austyn Weiner (Miami, 1989) da Massimodecarlo sono i due dipinti che si possono osservare dalla sala centrale della galleria, opere che sembrano di artisti diversi. Una è caratterizzata dal viola e dedicata al dolore della perdita e l’altra, che si intravede sullo sfondo, è in bianco e giallo-oro ed è legata al matrimonio. Due grandi tele realizzate dall’artista l’una accanto all’altra nello stesso periodo, ma attraverso sue modalità diverse; una eseguita senza pennelli, quasi scolpita dalla pressione dei gesti e l’altra stratificata, con forme simili a pizzi, consuete nel suo vocabolario visivo. Due modi di lavorare per esprimere emozioni apparentemente incompatibili che invece qui coesistono. 

Ritratto di Austyn Weiner
Ritratto di Austyn Weiner

Austyn Weiner racconta l’origine dei dipinti esposti da Massimodecarlo a Milano 

Ero reduce da un’incredibile montagna russa emotiva. Mi sono sposata e mio padre è morto. E avevo davanti a me questa mostra, un impegno che non potevo cancellare. Quindi, poiché ero molto provata interiormente, ho realizzato due tele, fianco a fianco, per elaborare il matrimonio e il lutto. Per il matrimonio avevo cucito a mano un velo con i miei fiori. Mi sento legata ai pizzi, importanti per la mia tradizione perché gli immigrati venendo in America non potevano portare nulla se non quello, oggetti significativi ma non costosi. E in quel periodo stavo lavorando a una mostra incentrata sulle forme floreali, fondamentali nel mio linguaggio pittorico; tuttavia, senza negare il passato, volevo sperimentare altri modi di creare. Così, ho realizzato il primo dipinto senza pennello: Grief One”. Una tela creata con stick a olio e carbone stesi con le mani, in cui il corpo è parte del processo esecutivo e in cui si possono scorgere alcune citazioni dell’elogio funebre per il padre. 

La genesi del suo primo dipinto realizzato con le mani nelle parole di Austyn Weiner 

“Si tratta”, ha continuato l’artista, “di uno dei lavori più veloci che abbia mai realizzato da cui è emerso come delle componenti importanti della mia pratica artistica siano automatiche; come se la pittura avesse aderito a dei modelli concettuali e sensoriali, una sorta di spazio liminale, intriso di furia, rabbia e tristezza da cui il dipinto è nato. Quando ho terminato, stentavo a credere che nel dipinto fossero presenti parole, come morte o Dio, connesse all’elaborazione del lutto. Per la prima volta ho usato il prugna, il viola, colori che non mi piacevano; perché il nero non mi sembrava rappresentativo delle mie emozioni. Il mio dolore era viola, il nero avrebbe presupposto qualcosa di diverso da ciò che provavo”. “Sono tradizionalmente non tradizionale e viceversa. Ricordo di aver dimenticato che mi serviva qualcosa di vecchio e di averlo comprato. Chiunque sia stato innamorato e sposato conosce quella fase post-glow. È un’energia segreta e speciale, ma in me è svanita con la morte di mio padre, quindi non sono riuscita a rispettare tutte le usanze. Ero sopraffatta dal dolore. E per me quel dolore, che ho elaborato proprio grazie alla pittura, mi ha portato a lasciar andare alcune cose”. 

Dal matrimonio al lutto, le opere di Austyn Weiner a Milano 

La mostra riunisce due cicli di dipinti realizzati a distanza di un anno l’uno dall’altro. Una cosmologia in cui il passato viene narrato piuttosto che vissuto. Nelle opere sono presenti emozioni legate passato, ma con uno sguardo rivolto al futuro, omettendo volutamente il presente. “Credo fosse troppo doloroso il presente, per ciò che stavo passando e per gli aspetti legati alla politica”. Racconta Weiner, “Anche a Los Angeles, città dove vivo e tutt’altro che semplice, sono accadute molte vicende politicamente rilevanti, come le proteste e gli incendi”. Il forte legame con il padre emerge in particolare in un’opera in cui due forme, delineate per potersi incastrare, rappresentano metaforicamente la sua profonda intesa con il padre. In Rewind, che presenta i pulsanti di un walkman come lapidi di una modalità di ascolto ormai superata, Weiner elabora il rapporto con la musica per lei essenziale, tanto da raccontare: “sono diventata artista perché è l’unico modo socialmente accettato per ascoltare musica tutto il giorno”. Nella visione di Weiner, la scomparsa di un genitore equivale alla perdita di un periodo della vita; e, dato che il walkman era stato il primo regalo del padre dopo un intervento chirurgico, dono che l’aveva portata a intraprendere la formazione artistica, è come se con queste opere abbia metabolizzato anche la perdita della musica. 

Il paesaggio, le parole e la memoria in mostra a Milano   

Man mano che la mostra procede, i dipinti si allontanano dagli aspetti strettamente autobiografici, come Womb legato alla perdita di un figlio, per avvicinarsi al tema del paesaggio, caratterizzato da elementi e forme post-apocalittiche. “Sono fortemente legata alla California e guardare gli incendi è stato traumatico. Ho un legame particolare con il sud della Francia e col Rajasthan in India”. Le parole dell’artista – a volte quasi nascoste tra i colori – attraversano la mostra come una forma parallela di creazione. Una presenza, a suo dire, non del tutto intenzionale, non sempre visibile ma importante. La mostra indugia sull’elaborazione della memoria e delle esperienze. “Ricordare eventi passati” osserva Weiner “è diverso dal viverli nel presente. La memoria è selettiva, può trasformare eventi orribili in qualcosa di cui essere grati, oppure in un punto di non ritorno. Trovo molto interessante questa possibilità di scelta perché può influire sul modo di vivere la vita”. I dipinti non risolvono le dualità che li hanno plasmati: il dolore e il pizzo nuziale, il prugna e il giallo, la rottura e la riparazione, ma lasciano che queste forze condividano uno spazio. Per Weiner riversarle nelle sue opere e narrarle è anche un modo per mettere da parte il passato affinché qualcosa di nuovo possa avere inizio.

Giulia Bianco 

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Giulia Bianco

Giulia Bianco

Ha frequentato a Milano il Master Economia e Management per l'Arte e la Cultura della 24Ore Business School. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania con tesi dal titolo “I contratti nel mondo dell’arte”, è specializzata in diritto…

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