The sky inside us, la mostra napoletana a misura di pandemia

L’opera profetica di Gianfranco De Angelis, in mostra allo Spazio NEA di Napoli, riporta in auge lo studiolo come nuovo metodo di fruizione. In linea con le nuove modalità di approccio all’arte e agli altri imposte dalla pandemia.

Se il destino esiste, questa mostra site specific di Gianfranco De Angelis (Napoli, 1974), alias 8ki, era destinata a essere in Italia, allo Spazio Nea di Napoli, tra le prime ad aprire nell’era post COVID-19. Programmata per il 23 marzo scorso, The sky inside us ha subito il blocco forzato della quarantena, sapendosi però caricare di ulteriore valore e significato. Si è, infatti, deciso di ripensare totalmente lo spazio espositivo e la relazione con il visitatore-acquirente, trasformando la galleria in un moderno studiolo, un ambiente dedicato alla fruizione personale ed esclusiva. “La mostra è stata profetica, perché trattava già di un argomento di attualità, ovvero gli agenti chimici che sono nell’aria e che causano malattie. In piena emergenza COVID-19 questa tematica ci era sembrata più che mai fondamentale. Dovevamo, quindi, trovare il modo di riaprire e di raccontare. Per fare questo, abbiamo recuperato un modello di fruizione antico, come quello dello studiolo e della Wunderkammer, dove si entrava singolarmente e si godeva delle cose esposte”, spiega il curatore Marco Izzolino.

LA MOSTRA DI GIANFRANCO DE ANGELIS

Lunedi 18 maggio, primo giorno di apertura consentita, ha avuto dunque luogo l’enclosing, cosi definito perché in diretta contrapposizione con il classico opening, a cui tanto eravamo abituati. Nella pratica, anziché avere 500 persone in 3 ore di apertura, come da media, si è deciso di ripartirle su trenta giorni suddividendole per fasce orarie.
Ogni visitatore ha così l’occasione di trascorrere 5-7 minuti da solo all’interno dell’installazione, avendo a disposizione tutta la documentazione descrittiva e critica sull’opera. Inoltre, alla fine del percorso espositivo, in un’area dedicata, è possibile soffermarsi per un confronto diretto con il gallerista, Luigi Solito, il curatore, Marco Izzolino, l’artista, Gianfranco de Angelis, e il caporedattore della casa editrice Iemme Edizioni, Marco Polito, pronti ad accogliere chiunque voglia approfondire tematiche più specialistiche e settoriali, o anche semplicemente dialogare. “Dal punto di vista installativo le opere erano queste già da prima dell’emergenza sanitaria. Si sono aggiunti, invece, degli accorgimenti che potremmo definire più ‘meditativi’, come un’illuminazione diversa, la musica (un brano di Arvo Pärt) che accompagna l’opera e i tavoli di confronto. Abbiamo voluto creare un particolare tipo di confort, immaginando una sorta di vasca, di piscina, per un’esperienza immersiva. A tal proposito, uno dei primi fruitori ci ha raccontato di aver avuto un momento di commozione perché la visita si è rivelata cosi intima da farlo emozionare”, ha dichiarato il gallerista Luigi Solito.

PAROLA A 8KI

Entrando più nello specifico, come si legge nel testo descrittivo: “L’installazione consiste in 190 tavole di carta cotone su MDF dipinte ad acquerello; quelle nero e oro presentano tra la carta e il colore anche una superficie trattata con foglia oro.  L’acquerello, oltre a essere totalmente naturale, come del resto la carta di supporto, simbolicamente rappresenta la congiunzione di terra e acqua; quest’ultima, affinché il colore resti impresso sul supporto, deve necessariamente evaporare. Gli agenti chimici presenti nell’aria, gli stessi che noi respiriamo, si depositano sul supporto naturale esattamente come sulla nostra pelle e penetrano, più in profondità, dentro di noi”. Tutto questo trova chiare connessioni con l’attuale momento storico in cui tutto il mondo vive la minaccia di un virus pandemico che circola nell’aria. “Ogni tessera di questo cielo presenta delle sigle. Un cielo azzurro, quindi, con impressi tuti gli acronimi degli inquinanti della terra dei fuochi e di molti altri territori colpiti. Le sigle sono anche quelle afferenti alle cartelle cliniche di quelle zone, che parlano delle leucemie e dei linfomi causati dagli agenti tossici. Respiriamo circa 20.200 volte al giorno, spesso lo dimentichiamo, e quindi c’è tanto cielo fuori e dentro di noi. Attraverso la mia arte ho sempre desiderato indurre a questa riflessione, ma il mondo di prima non sembrava tanto preparato ad accoglierla, cosa diversa da oggi. Per questo, anche prima dell’emergenza sanitaria, desideravo per quest’opera un’atmosfera più raccolta e riflessiva. Ho in mente un’arte contemporanea che si carichi di denuncia svincolandosi da processi estetici fini a sé stessi”, spiega l’artista.
Sotto il profilo collezionistico, The sky inside us, essendo un’unica installazione formata da 190 pezzi, diventerà un progetto di “collezionismo collettivo”. Più collezionisti, quindi, ne deterranno uno o più frammenti mirando a un’accessibilità e a una fruibilità multipla.
È vero che guardando il singolo pezzo si perde la sensazione che si tratti di cielo, ma restano comunque in primo piano le sigle degli inquinanti. Il pezzo dorato, in particolare, richiama le lastre radiografiche. Ogni tassello singolo, quindi, ha un suo senso compiuto e assoluto”, conclude l’artista.

UNA REAZIONE ALLA PANDEMIA

La quarantena forzata ha indotto tutti i componenti dello Spazio Nea a interrogarsi circa la loro attività, giungendo alla conclusione di volere ritornare ad accogliere le persone, guardandole il più possibile negli occhi e dedicando loro del tempo. Verso un ritorno all’autenticità, in cui anche l’opening, ad esempio, si spoglia della componente social e mondana per trasformarsi in incontro diretto con l’opera. “C’è voluta una pandemia per riscoprire questo tipo di fruizione, individuale, che a prescindere da questa particolare emergenza dovrebbe essere utilizzata anche in futuro. Proporre, quindi, qualcosa di antico che adesso si riscopre modernissimo. Tenendo ben presente che in passato le inaugurazioni erano il momento peggiore per visitare una mostra, utili certamente a incontrare le persone, ma questo può avvenire anche oggi anche se non necessariamente davanti all’opera”, spiega il curatore Marco Izzolino. È nato così un concept originale, in cui tutte le componenti, dallo spazio espositivo fino ai supporti editoriali, si integrano e si completano a vicenda dando alla luce un’esperienza che va ben al di là di una semplice mostra.
In merito, invece, al difficile momento che il mondo dell’arte sta vivendo Luigi Solito conclude: “Se guardiamo al mercato, tutte le gallerie, allineandosi a esso e all’impossibilità di fare fiere, hanno un po’ gettato la spugna rifacendosi più che altro agli strumenti online e rimandando tutto a settembre. Anch’io all’inizio, dopo l’iniziale arresto socioeconomico, sono crollato. Per fortuna poi, con la collaborazione dei miei artisti e curatori, abbiamo sviluppato questo format. Siamo stati coraggiosi, non abbiamo pensato al mercato, ai nostri collezionisti e a un pubblico che molto spesso ci richiede eventi glamour. Ci siamo concentrati solo sulla mostra in sé e sui suoi significati, che collimavano con il momento storico attuale. Tutto il resto è venuto, quindi, in maniera naturale. Stiamo ricevendo tutto il sostegno di colleghi, galleristi, collezionisti e addetti ai lavori, che ci ringraziano per aver trasmesso loro coraggio, positività e voglia di fare. Sentiamo di aver dato una speranza in un momento buio e questa è una gioia immensa”.

Arianna Piccolo

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Arianna Piccolo

Arianna Piccolo

Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa…

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