A Roma l’arte contemporanea invade mercati e botteghe del rione Esquilino (ma solo per due giorni)
Il 10 e 11 ottobre 2026 il festival arriva alla sua quinta edizione e trasforma uno dei quartieri più multiculturali della Capitale in un palcoscenico a cielo aperto, tra mostre diffuse, performance e musica
Torna anche quest’anno Romadiffusa, il festival multidisciplinare fondato nel 2021 da Sara D’Agati e Maddalena Salerno, che sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 per la sua quinta edizione. Dopo aver coinvolto, nella precedente edizione in Centro Storico, oltre 80mila presenze, più di 100 location e oltre 200 artisti, musicisti e creativi, il progetto sceglie l’Esquilino, quartiere dalla forte identità multiculturale e in costante trasformazione. Per un intero fine settimana, piazze, mercati, botteghe, studi d’artista, istituzioni culturali e spazi privati diventano parte di un programma diffuso che mette in relazione il patrimonio urbano con le espressioni della contemporaneità.

Romadiffusa 2026: una nuova narrazione della Capitale
“Troppo spesso la rappresentazione della città, anche quando virtuosa, fa leva sul ‘museo a cielo aperto’ e su una narrazione che non tiene conto dei suoi aspetti contemporanei e vibranti”, spiega Sara D’Agati, direttrice artistica di Romadiffusa. “Allo stesso modo, Roma fa fatica a fare sistema: il settore pubblico dialoga poco con il privato, artisti e creativi fanno fatica a trovare finanziamenti per costruire progetti su più ampia scala, esistono una miriade di realtà che portano avanti progetti affini senza essere al corrente l’uno dell’altro, e non trovano un contenitore all’interno del quale ibridarsi ed emergere. Romadiffusa vuole essere questo contenitore”.
Fondato nel 2021 da Sara D’Agati insieme a Maddalena Salerno, da cinque anni con un team tutto al femminile, Romadiffusa sta mappando l’intera città, quartiere per quartiere, alla ricerca dei luoghi e delle realtà più autentiche e interessanti, quelle che non hanno ceduto a processi di standardizzazione e rischiano di scomparire come botteghe artigiane, librerie, studi d’artista, biblioteche, musei, palazzi storici; ma anche cortili nascosti, bar e osterie storiche, alimentari, forni, spazi creativi, piccole gallerie. Parallelamente, in occasione di ciascuna edizione, vengono coinvolti artisti, musicisti, performer e designer, attraverso un processo di ricerca e una ‘call for content’, nella creazione di contenuti site specific e si realizza una sorta di tetris tra luoghi storici ed iconici della città e contenuti contemporanei, inediti, originali.

L’Esquilino come palcoscenico diffuso di arte, musica e letteratura
Il programma dell’edizione 2026 attraversa il quartiere Esquilino mettendo in dialogo linguaggi artistici e luoghi della quotidianità. Piazza Vittorio diventa uno degli hub centrali della manifestazione, con appuntamenti tra musica, talk, sport e performance, mentre alimentari, librerie, bar e ristoranti accolgono opere, installazioni e reading. Tra gli interventi annunciati figurano le opere di Cecilia Sammarco alla Torrefazione Ciamei e al Bar allo Statuto, la mostra di artiste emergenti curata da Caterina Silva tra forni, minimarket e botteghe, e l’installazione site specific di Andrew Iacobucci al Bar D’Amore.
Tra gli appuntamenti spicca anche quello da RADICI Pizzicheria Salentina, in Via Emanuele Filiberto 38, dove la mostra Anti-cartoline del Salento di Gabriele Albergo (Lecce, 1981) propone uno sguardo lontano dall’immaginario da cartolina che negli ultimi anni ha contribuito a definire la rappresentazione del territorio pugliese. Accanto alla mostra, il ristorantino pugliese (e insospettabile cocktail bar specializzato in gin tonic) RADICI ospita una selezione musicale house e latin con Fren.sis, in un incontro tra fotografia e musica che riflette la vocazione del festival a intrecciare pratiche culturali contemporanee e luoghi della socialità quotidiana.
Tutti gli appuntamenti da non perdere
Al Nuovo Mercato Esquilino, gli spazi pubblicitari diventano supporti per l’arte contemporanea con interventi, tra gli altri, di H. H. Lim, Lulù Nuti, Fiamma Montezemolo, Wu Ming 2 e Lorenzo Teodonio, Andreco, Caterina Silva, Giacomo Spinelli e Massimo Livadiotti. Il programma coinvolge anche le istituzioni culturali: Palazzo Merulana ospita una performance dell’artista cinese Yuan Gong, curata da Liliana Liao, mentre l’Accademia Costume & Moda apre eccezionalmente gli ex Magazzini allo Statuto alla videoproiezione di Rä di Martino, a un’installazione di Numero Cromatico sulla facciata e a workshop e tour. Completano il palinsesto studi d’artista, gallerie, case private aperte al pubblico, concerti, dj set, reading, stand up comedy e attività promosse dalle associazioni locali. Tra queste, la Scuola Di Donato ospita un pranzo multiculturale, mentre una call pubblica ha permesso di integrare nel programma progetti proposti direttamente dalle realtà del territorio, tra cui un tour di esplorazione sonora e l’esibizione del Coro di Zalib sotto i mitici portici di Piazza Vittorio.
Intervista a Vittoria De Petra, curatrice del Public Art Program di Romadiffusa 2026
Come definirebbe la manifestazione Romadiffusa?
Romadiffusa è l’emanazione visibile di un progetto più ampio che, sotto la direzione artistica di Sara D’Agati, vuole ricostruire la narrazione e la percezione della città attraverso strumenti culturali. Le installazioni, le performance, le mostre diffuse e gli open studios si inseriscono quindi all’interno di un programma multidisciplinare che, dal 2022, vuole modificare la fruizione della cultura e dell’arte, aprendo luoghi altrimenti chiusi al pubblico, portando interventi di noti artisti nei luoghi della quotidianità dei quartieri, performance sperimentali nei musei e ibridando contenuti contemporanei e luoghi storici.
Ci spieghi meglio…
Il fine è porre un focus sulla Roma contemporanea, le sue realtà più autentiche e le sue correnti dinamiche e creative, utilizzando il territorio stesso come media. Ogni anno accende i riflettori su un diverso quartiere e quest’anno ci siamo concentrate sull’Esquilino, alla ricerca di spazi creativi, studi d’artista, librerie, botteghe artigiane ma anche bar, osterie, piazze, invitando artisti, musicisti, designer per intervenire sul territorio con performance, live set, installazioni, mostre. L’obiettivo è di sostenere i creativi – artisti, musicisti, peformer etc. -, le realtà autentiche che rischiano di scomparire, favorire la riappropriazione degli spazi da parte dei romani, e diffondere un’idea diversa di città: libera, aperta, creativa, dinamica.
Quali sono gli obiettivi che si è posta con la curatela del public art program dell’edizione 2026?
Con il Public Art Programme di quest’anno aggiungiamo un ulteriore tassello a questo percorso, portando pratiche e progetti artistici al di fuori dei loro spazi deputati. Non perché questi ultimi non siano in grado di restituire una visione completa del fermento artistico di Roma, ma perché stanno cambiando le esigenze delle artiste e degli artisti e del pubblico stesso. Ciò che è emerso da questi dialoghi è proprio il desiderio di moltiplicare le occasioni di sperimentazione, aprendosi a rapporti che accolgano più direzioni, complessità e, soprattutto, una creazione condivisa e libera.

Qual è il dialogo che si è instaurato tra i luoghi e gli artisti scelti?
Nel caso del Nuovo Mercato Esquilino, abbiamo coinvolto nove artisti per dare nuova vita ai pannelli pubblicitari in disuso, trasformandoli in un intervento permanente di arte pubblica. Le opere resteranno al Mercato anche a Festival terminato. Tra gli interventi: due foto della performance Displacement di Andreco, allestite accanto al banco delle stoffe dove l’artista reperisce i materiali per le sue azioni; Nell’intrico del mondo di Lorenzo Teodonio e Wu Ming 2, che racconta la storia dei fratelli Giorgio e Isabella Marincola, due figure legate all’Esquilino le cui vicende attraversano colonialismo, Resistenza e migrazione, interrogando l’idea stessa di appartenenza.
Con Fiamma Montezemolo, artista e antropologa, abbiamo indagato le storie passate e presenti dei lavoratori del Mercato Esquilino, poi confluite in Hard Dreamers, un’opera site-specific che restituisce una mappa delle trasformazioni del Mercato e delle comunità che lo abitano.
E poi?
Nel caso di Numero Cromatico abbiamo invitato il collettivo a intervenire sulla facciata dell’Accademia Costume & Moda, invitandoli ad instaurare un dialogo con la città. Il vento ti porta a me, ci invita a rallentare lo sguardo, andare oltre la superficie delle parole e delle immagini, lasciando spazio a nuove possibilità di immaginare il futuro.
Con Cecilia Sammarco, che per usare le sue parole, intende Romadiffusa come un “contenitore che fa accadere le cose”, abbiamo lavorato all’installazione La città che accade. Undici opere costruite intorno ad altrettante azioni – prendersi cura, celebrare, proteggere, connettere, mettere in scena, coltivare, scoprire, custodire, contaminare, manifestare e svelare – restituiscono il rione come un luogo da abitare e di cui fare esperienza. Le opere diventano una mostra diffusa che coinvolge le vetrine della storica Torrefazione Ciamei e il Bar allo Statuto e un’installazione permanente nello store UNIQLO di Roma Termini.
Un festival contraddistinto da collaborazioni sia artistiche che commerciali (alcune delle quali inedite).
Sì, infatti oltre agli studio visit, penso a Nostos di Andrew Iacobucci al Bar d’Amore, all’intervento di Meletios Meletiou all’interno dello studio di architettura Modero, o ancora di First Kiss Soundtrack, il progetto degli studenti della John Cabot University ospitato nel cortile dell’Hotel Aquaeductus, o all’artista messicano Hiram Costantino che ha interpretato per l’occasione la porta magica di piazza Vittorio Emanuele. E infine di Healing, la mostra diffusa curata questa edizione da Caterina Silva (nella precedente a San Lorenzo è stata curata da Gianni Politi) che porta le riflessioni di cinque artiste emergenti nei luoghi della quotidianità del rione. Tutto questo con la rassicurante consapevolezza che non siamo sole a immaginare nuovi modi di vivere, attraversare e raccontare la città. E più in generale di scrivere il futuro.
Romadiffusa 2026
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