Tra Italia e Grecia. Ad Atene una mostra racconta le due sponde del Mediterraneo 

All’Istituto Italiano di Cultura di Atene fino al 13 novembre, quattordici artisti rileggono una relazione secolare fatta di immagini, viaggi e attraversamenti. Dall’eredità classica alle contraddizioni del turismo e delle migrazioni contemporanee

Quattordici artisti italiani e greci riuniti intorno a una domanda che accompagna da secoli le due sponde del Mediterraneo: che cosa resta, e che cosa cambia, di una relazione costruita attraverso continui attraversamenti? Curata da Leonardo Regano in occasione della XXII Giornata del Contemporaneo di AMACI, la mostra Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità all’Istituto Italiano di Cultura di Atene guarda a questo legame dal presente, seguendone le tracce nelle opere, nelle biografie degli artisti, nei paesaggi e negli oggetti che continuano a circolare tra l’Italia e la Grecia.

"Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità" Istituto Italiano di Cultura di Atene
“Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità”
Istituto Italiano di Cultura di Atene, Installation view

Oltre la Grecia del mito

Tra i due Paesi, la distanza geografica non ha mai impedito una continua circolazione di immagini, persone e saperi. È una relazione antica che la mostra sceglie però di osservare dal punto di vista di una trasformazione, evitando di fermarsi alla più rassicurante idea di una comune eredità classica. Anche il titolo, Così, distanti, ci veniamo incontro, riprende un verso de La ragazza di Atene di Vittorio Sereni, poesia nata dal ricordo di una giovane greca incontrata nel 1942. Qui, la Grecia è già il luogo concreto di un incontro, conservato e trasformato dalla memoria. Anche quando compare l’antico, quindi, lo fa attraverso le sue sopravvivenze. Marta Roberti riprende la costruzione visiva della ceramica attica nelle sue figure umane e animali, mentre Giovanna Caimmi immagina questo rapporto con l’antico, in una narrazione dichiarata fin dal titolo dell’opera Antonio Canova e il console tentano il trasporto del Partenone tramite le onde elettromagnetiche (2026). In August in Athens di Katerina Botsari, invece, la statua di Augusto collocata fin dagli Anni Trenta all’ingresso dell’Istituto viene evocata nelle forme di una scultura in cui barre metalliche, tubature e materiali da cantiere si sostituiscono alla nobiltà del bronzo. La classicità condivisa da Roma e Atene appare così come una materia ancora in costruzione, continuamente sottoposta agli interventi del presente.

Attraversare il mare

Se immagini e simboli sopravvivono nel tempo, altre relazioni si costruiscono attraverso movimenti molto concreti. Il Mediterraneo della mostra è attraversato da oggetti, tecniche, artisti e storie familiari. Giuseppe De Mattia parte, recupera il Kourelou, tecnica di tessitura diffusa anche in Italia sotto vari nomi (Pezzotto in Valtellina, Strazzula nel Salento) con cui si realizzano tappeti dal riciclo dei tessuti domestici. Una pratica che viaggia e si trasforma mentre continua a trasmettere lo stesso sapere. Il movimento diventa invece metodo nella ricerca di Eva Marisaldi, che considera il viaggio una possibilità di modificare lo sguardo. Gli attraversamenti riguardano però anche le biografie degli artisti. Per Lucia Bricco e il collettivo Invisible Ensemble, che hanno vissuto e lavorano ad Atene, il rapporto con la città nasce da un’esperienza quotidiana. In The morning, the morning, the morning di Bricco, antenne, balconi e architetture affiorano per frammenti in un’immagine urbana rarefatta. Happy White and Safe, behind the metal detector di Invisible Ensemble porta invece l’attenzione sui dispositivi che regolano lo spazio contemporaneo, tra protezione, sorveglianza e controllo. Il curatore Leonardo Regano scrive: “In questo senso, le geografie di prossimità non coincidono con quelle tracciate dalle mappe. Sono geografie costruite dalle immagini, dai gesti, dalle parole e dai percorsi che continuano a solcare il mare tra Italia e Grecia”.

Lo stesso mare, condizioni diverse

Ma attraversare il Mediterraneo non significa per tutti la stessa cosa. È qui che il racconto della prossimità tra le due sponde incontra alcune delle contraddizioni del presente. In Summertime, Marcella Vanzo mette in relazione il turismo estivo con le migrazioni dal Nord Africa verso Lampedusa. Lo stesso mare è attraversato per scelta o per necessità, diventando contemporaneamente luogo di vacanza e spazio di sopravvivenza.

Anche Vasilis Papageorgiou parte da uno degli oggetti più familiari del paesaggio mediterraneo. Nei suoi Sunbeds, il lettino da spiaggia perde la propria apparente neutralità per raccontare la trasformazione economica delle coste e la crescente pressione del turismo sullo spazio pubblico. La lunga storia di scambi tra Italia e Grecia arriva così fino a un Mediterraneo contemporaneo in cui le rotte continuano a sovrapporsi, mentre cambiano le condizioni per percorrerle. La prossimità evocata dal titolo non cancella queste differenze: permette piuttosto di osservarle dallo stesso mare.

Valeria Radkevych

Atene // fino al 13 novembre 2026
Così, distanti, ci veniamo incontro. Geografie di prossimità
ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI ATENE – Odòs Patission 47
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Valeria Radkevych

Valeria Radkevych

Valeria Radkevych (1995, Lugansk, Ucraina) è una curatrice e ricercatrice indipendente. Ha conseguito una laurea magistrale in arti visive con doppio titolo, condiviso tra l'Università di Bologna e la Paris 1 – Panthéon Sorbonne. La sua ricerca, avviata con la…

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