Arte e tecnologia si fondono nella galleria Lia Rumma di Napoli con le opere di Agnieszka Kurant
Le forme ibride immaginate da Agnieszka Kurant sono il risultato dell’incontro tra umano e non-umano. In mostra gli esperimenti speculativi su come l’IA possa generare nuovi organismi
Le fantasie mediali sono i rapporti instaurati tra la tecnologia e l’immaginazione. In una società in cui i media diventano sempre più fratelli legittimi, ma sospetti, degli esseri umani, questi ultimi sbizzarriscono il loro immaginario, facendo assumere ai mezzi di comunicazione la forma di un medium verso il mondo fantascientifico. Fare conoscenza con gli strumenti tecnologici ha significato instaurare dialoghi tra alfabeti diversi, dove ‘l’oggetto’ ha scatenato idee profetiche sulla sua evoluzione, suggerendoci teorie darwiniane che proiettano la tecnologia in un futuro utopico, distopico, spaventoso o affascinante. Le diverse credenze sviluppate intorno al tema, che hanno scisso gli uomini tra “apocalittici e integrati” di Umberto Eco, veicolano la rappresentazione ideologica e stimolano un certo tipo di comportamento sociale, in grado di scolpire il presente e l’avvenire anche se solo fantasiosamente e non, necessariamente, concretamente.
La mostra di Agnieszka Kurant a Napoli
Indagando “un’archeologia delle condizioni tecnologiche del dicibile e del pensabile nella cultura, una ricerca di indizi su come la tecnica dirige le espressioni umane e non umane” (Lovink), l’artista Agnieszka Kurant (Lodz, 1978) ha sposato il pensiero del teorico Siegfried Zielinski secondo cui la storia del media non è progressiva, ma singhiozzante. Avanzando con passi da gigante e coreografie all’indietro, pause e slanci, la tecnologia racconta un tempo storico non lineare e Kurant propone un’idea alternativa di sviluppo dove ciclicamente possono esserci incursioni tecnologiche e procreare ‘variazioni’ della dimensione attuale.
In Variantology, sua prima mostra personale presso la galleria Lia Rumma a Napoli, l’artista esplora le altre possibilità di intreccio della fabula del mondo. In una corrispondenza evolutiva multidisciplinare, arte e scienza convergono generando forme ibride. “Dobbiamo scoprire nel passato situazioni in cui le cose erano ancora allo stato fluido, in cui le opzioni di sviluppo erano ancora aperte in varie direzioni, in cui il futuro era immaginabile come portatore di molteplici possibili soluzioni tecniche e culturali” afferma Zielinski, incitando alla ricerca del futuro nel passato e non viceversa. Sulla scia di questo input, Agnieszka Kurant ipotizza quello che Stefan Andriopoulos definisce “l’interazione reciproca tra l’emergere di una nuova tecnologia e i discorsi di matrice culturale”, dando vita a opere d’arte al limite tra natura e artificio.
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“Variantology”: le opere in mostra da Lia Rumma
Il percorso espositivo si apre con le opere della serie Adjacent Possible. Le tele evocano le pitture parietali paleolitiche, ma le tecniche rudimentali sono in dialogo con l’intelligenza artificiale: un algoritmo creato ad hoc con il ricercatore Justin Lane ha prodotto altre variabilità di segni che avrebbero potuto essere prodotti arricchendo la comunicazione della collettività preistorica.
A seguire, l’opera Chemical Garden, è un lavoro che genera formazioni cristalline inorganiche, grazie all’uso di vetro liquido e sali di metalli di uso tecnologico. Il prodotto è una riflessione sulla combinazione di sostanze organiche e non che possono fondersi in elementi vitali idealmente esistenti nell’universo. La speculazione prosegue in Nonorganic Life, dipinti in cui cristalli di sali metallici si stratificano su superfici di alluminio anodizzato fondendo tecnologia e biologia.
Lo studio mineralogico si espande nelle due sculture della serie Post-Fordite. La Fordite o Agata di Detroit è l’elemento industriale recuperato dalle ex fabbriche, tagliato e lavorato, fino ad essere messo sul mercato come gemma. L’assemblamento di questa formazione genera delle rocce ibride, testimoni del lavoro storico umano, e aperto ad accogliere le possibili tracce del mondo capitalista post-fordista.
AI, NFT e arte a Napoli
Nel vocabolario dei minerali rientra Sentimentite, il risultato di una fusione di oggetti polverizzati di diverso tipo ed epoca storica. Ad ampliare la modellazione perpetua dell’opera, cento frammenti digitali di Sentimentite, in forma di NFT, circolano online come sommatoria di emozioni e pensieri degli esseri umani in conseguenza a disastri o narrative spiazzanti di eventi che hanno plasmato il passato.
Una creatura arborea, il bonsai, è immaginata nella sua crescita futura. In Semiotic Life, la pianta di 62 anni intreccia i suoi rami con i contorsionismi previsti tramite un algoritmo previsto dall’intelligenza artificiale che prevede l’evoluzione di un organismo vivente. La coltivazione del bonsai nasce nella cultura zen giapponese dal concetto di seishi, ossia l’arte di dare una forma, che è la stessa ‘arte’ richiesta all’IA.
Continuando a misurare le dinamiche di futuro vicino e lontano, Kurant simula possibili eventi finanziari, politici e climatici in specifiche aree del mondo. Con l’aiuto di data scientists e programmi Game Engine, l’artista ha sviluppato Risk Landscape, un ologramma sull’evoluzione animata di Napoli.
L’esposizione di Agnieszka Kurant
In Evolutions III Kurant propone stampe lenticolari ispirate alle schede perforate utilizzate nei primi computer ideati dal matematico Nils Aall Barricelli.
Il percorso espositivo termina con Air Rights, meteoriti che levitano, sospesi in un campo elettromagnetico. Gli oggetti sono in equilibrio ma instabili, suscettibili alle sollecitazioni esterne, rispecchiando la fragilità dei sistemi tecnologici che governano le previsioni del nostro futuro.
Elizabeth Germana Arthur
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