Con FOOD rivive l’eredità di un ristorante d’artista a New York

Nato a SoHo nel 1971 e gestito da artisti nei panni di cuochi e camerieri, il progetto ha ripreso vita grazie alla visione di Lucien Smith. Che ora pensa a come esportare il modello in altre città

Nell’ottobre 2024, l’artista multidisciplinare Lucien Smith (Los Angeles, 1989) ha riportato in vita FOOD, un ristorante interamente gestito da artisti che, per un breve ma decisivo periodo, rappresentò uno dei principali punti di riferimento della scena culturale newyorkese degli anni Settanta. Tra i suoi frequentatori abituali figuravano alcune delle personalità più rilevanti dell’arte contemporanea — da Donald Judd a Robert Rauschenberg, fino a John Cage — coinvolte in modo diretto e informale nelle attività creative del ristorante, all’interno di una dimensione sperimentale e collettiva. 

La nascita del ristorante FOOD 

Fondato nel 1971 a SoHo, nella sede storica al 127 di Prince Street, FOOD nacque per iniziativa di Carol Goodden, fotografa e danzatrice – solo un anno prima tra i membri fondatori della Trisha Brown Dance Company –, Tina Girouard, legata alle pratiche performative dell’epoca, e Gordon Matta-Clark, figura centrale della scena post-minimalista americana. Il ristorante fu concepito come un progetto ibrido, al tempo stesso attività imprenditoriale e intervento artistico, capace di tradurre nella pratica quotidiana l’idea di convivialità come spazio dinamico di produzione culturale e non solo. 

Carol Goodden e Suzie Harris nella cucina di FOOD
Carol Goodden e Suzie Harris nella cucina di FOOD

Il ristorante FOOD oggi 

Ad oltre cinquant’anni di distanza, la nuova sede, aperta a Chinatown in collaborazione con l’eredità di Gordon Matta-Clark, non si presenta come una semplice riedizione storica, ma come un tentativo dichiarato di riattualizzare quel preciso modello culturale. “Non cerchiamo stelle Michelin. Cerchiamo comunità”, afferma Smith, chiarendo la distanza da qualsiasi ambizione gastronomica tradizionale. Al centro del nuovo FOOD vi è, infatti, un programma di impiego rivolto agli artisti, pensato per offrire sostegno economico e competenze pratiche in un contesto lavorativo flessibile. La cucina è affidata allo chef Mathieu Canet, formatosi tra Le Saint-James e Le Dauphin a Parigi, che ha costruito un menù essenziale e accessibile, basato sull’uso di ingredienti stagionali di qualità. 

Un laboratorio collettivo nella SoHo degli Anni Settanta 

L’organizzazione storica del ristorante rifletteva un’impostazione radicale. Gli artisti erano regolarmente invitati a cucinare come chef ospiti e a collaborare alla gestione quotidiana del locale, assumendo ruoli tanto in cucina quanto nel servizio. FOOD divenne così un luogo di riferimento per la comunità artistica di SoHo, in particolare per coloro che, negli anni successivi, avrebbero gravitato attorno alla rivista Avalanche e al collettivo Anarchitecture, centrali nella definizione delle pratiche concettuali e spaziali del periodo. Tra le figure coinvolte vi erano anche Suzanne Harris e Rachel Lew. 

Il menù del ristorante FOOD 

Il menu – allora come oggi – era altamente sperimentale e cambiava quotidianamente: non esistevano alternative tra cui scegliere e i clienti mangiavano ciò che veniva preparato quel giorno. Tra i piatti figuravano sgombro crudo in salsa wasabi, lingua ripiena alla creola, torta di acciughe e cipolle. FOOD fu inoltre tra i primi ristoranti newyorkesi a servire sushi, su suggerimento dell’artista Hisachika Takahashi, e uno dei primi a proporre opzioni vegetariane in modo sistematico. 

FOOD con la scritta di Gordon Matta-Clark, 1971. Ph: Richard Landry. Courtesy Pedro Ruiz Cacho e Harold Berg-ipali 
FOOD con scritta di Gordon Matta-Clark, 1971. Ph: Richard Landry. Courtesy Pedro Ruiz Cacho e Harold Berg-ipali 

Gordon Matta-Clark è stato il progettista architettonico di FOOD 

Anche lo spazio architettonico era parte integrante del progetto. Il locale venne concepito come ambiente aperto, con ampie vetrine affacciate su Wooster Street, una cucina completamente a vista — soluzione allora poco diffusa — e tavoli comuni pensati per favorire l’interazione. La ristrutturazione fu seguita direttamente da Gordon Matta-Clark, che in questa occasione iniziò a sperimentare una serie di interventi spaziali destinati a segnare la sua ricerca successiva. Attraverso aperture, tagli e sottrazioni mirate, l’artista lavorò sul corpo stesso dell’edificio, anticipando i building cuts: azioni condotte su architetture esistenti per rivelarne l’organizzazione interna e mettere in discussione i rapporti tra architettura, potere e condizioni sociali. 

Ripensare FOOD oggi 

La gestione originaria di FOOD durò circa tre anni. Quando Matta-Clark si allontanò progressivamente dal progetto, Carol Goodden rimase quasi sola a sostenerne il peso organizzativo. Il ristorante passò in seguito ad altri gestori e rimase attivo fino agli Anni Ottanta, perdendo ben presto tuttavia la sua impronta artistica originaria. È proprio questa eredità che Lucien Smith intende oggi raccogliere e rimettere in circolazione. Accanto allo chef Canet e al designer Laurence Chandler – cofondatore del marchio Rochambeau – Smith immagina FOOD come un modello replicabile, potenzialmente esportabile in città come Londra, Milano e Parigi. A New York si valuta già l’apertura di una seconda sede, con l’attuale ristorante di Chinatown destinato a diventare una cucina satellite. “Sono sempre alla ricerca di idee del passato che magari non hanno funzionato allora ma possono funzionare adesso”, afferma Smith. “Il nostro approccio è ripensare davvero cosa sia un ristorante a New York oggi e come possa essere sostenuto in modo creativo”.

Beatrice Caprioli 

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