Le mostre da vedere a Bologna durante l’Art Week di febbraio 2026

Con ARTEFIERA alle porte, tutta Bologna si apre all’arte tra grandi mostre nei musei, nuove inaugurazioni nelle gallerie cittadine e progetti pensati per Art City

Come ogni anno, quando arriva ARTEFIERA, Bologna si fa trovare pronta. Anche per il 2026 il palinsesto di attività di Art City è ricchissimo, con grandi mostre nei musei e moltissime inaugurazioni nelle gallerie cittadine tra il 5 e l’8 febbraio ed emozionanti interventi site-specific, come quello di Anila Rubiku alla Casa Circondariale. Pittura, fotografia, installazione, videoarte, scultura; grandi nomi del passato, come Michelangelo e la famiglia Bentivoglio; protagonisti di tempi più vicini, da John Giorno a Giosetta Fioroni, passando per Concetto Pozzati; gli artisti di oggi: Francesco Gennari, Ana Lupas, Enrico Boccioletti, i pittori della “scuola veneziana”. Nell’Art Week bolognese c’è davvero di tutto, per tutti.

Vittoria Caprotti

Pinacoteca Nazionale, More Than This. In foto: Thomas Braida, Don’t Mess with Cats, 2025. Courtesy l’artista e Monitor Gallery, Roma e Lisbona. Ph: Nico Covre
Pinacoteca Nazionale, More Than This. In foto: Thomas Braida, Don’t Mess with Cats, 2025. Courtesy l’artista e Monitor Gallery, Roma e Lisbona. Ph: Nico Covre

Pinacoteca Nazionale – More Than This

Dodici pittori formatisi all’Accademia di Belle Arti di Venezia arrivano a Bologna per una mostra collettiva. Sono Thomas Braida, Chiara Calore, Francesco Cima, Nebojša Despotović, Jingge Dong, Beatrice Gelmetti, Chiara Peručh, Paolo Pretolani, Adelisa Selimbašić, Danilo Stojanović, Aleksander Velišček e Maria Giovanna Zanella. Quella veneziana è tra le “scuole” di pittura contemporanee più feconde, benché rimangano definite le individualità dei suoi membri. Il titolo stesso della mostra fa riferimento all’importanza del lavoro del singolo in un contesto collaborativo e indica l’articolazione linguistica degli artisti coinvolti. Le loro pratiche artistiche, infatti, spaziano da una pittura dal sapore surreale a tonalità metafisiche, da una figurazione fortemente emotiva a un’astrazione liquida e tracimante.

Bologna // dal 30 gennaio al 6 aprile 2026
More Than This
PINACOTECA NAZIONALE
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Adiacenze, Francesca Grilli. La Piena / The Flood
Adiacenze, Francesca Grilli. La Piena / The Flood

Adiacenze – Francesca Grilli

Con la sua mostra, Francesca Grilli riflette sul legame tra corpo umano e acqua, elemento vitale e trasformativo per eccellenza. L’acqua che ci compone è, infatti, la stessa che attraversa la Terra da miliardi di anni. Il progetto si è sviluppato nell’ambito di una residenza a Campolo e attraverso questo percorso l’artista propone una visione di coabitazione e trasformazione ecologica. Lo spazio espositivo di Adiacenze ospita anche tre opere video realizzate in precedenza dall’artista, ma legate a Bologna: Faster than light, Gordon e Rays. Con questi lavori, che attraversano relazioni familiari ed eredità simboliche, Grilli apre una riflessione intima e collettiva sulla trasformazione dei corpi e dei luoghi.

Bologna // dal 6 febbraio al 7 marzo 2026
Francesca Grilli. La Piena / The Flood
ADIACENZE
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Palazzo Bentivoglio / Garage Bentivoglio – Michael E. Smith / Alberto Garutti

Michael E. Smith è uno degli artisti statunitensi più radicali della sua generazione e da oltre vent’anni con la sua pratica ridefinisce i confini tra scultura e installazione, muovendosi tra minimalismo e residuo, tra assenza e presenza. Ogni sua mostra è concepita come un’esperienza unica, dove gli oggetti, l’architettura e la luce operano all’unisono, trasformando il luogo in un corpo vivo – motivo per cui non ci si può perdere l’esposizione di Palazzo Bentivoglio!
Dall’altra parte della strada si trova anche il Garage Bentivoglio, una vetrina che nel mese di febbraio ospiterà un’installazione luminosa di Alberto Garutti che funge dalegame tra osservatore, spazio reale e spazio sognato, lontano.

Bologna // dal 29 gennaio al 26 aprile 2026
Michael E. Smith
PALAZZO BENTIVOGLIO
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Bologna // dal 4 al 28 febbraio 2026
Alberto Garutti. Temporali
GARAGE BENTIVOGLIO
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SimonBart Gallery, Malisa Catalani. UNHUMAN
SimonBart Gallery, Malisa Catalani. UNHUMAN

SimonBart Gallery – Malisa Catalani

Con la mostra bolognese UNHUMAN, Malisa Catalani indaga il corpo femminile come luogo di trasformazione e superamento dell’identità codificata. Le sue sculture in bronzo nascono da una matrice classica, ma infrangono il modello armonico greco attraverso fratture, assenze e tensioni luminose. Il corpo diventa, così, una superficie instabile, vulnerabile e in continua metamorfosi, segnato da energie interne che ne modificano la presenza. Il progetto si inserisce nel dibattito postumano, dove il soggetto non è più definito da un’essenza fissa, ma da relazioni, processi e aperture verso l’altro. Catalani propone corpi che non rappresentano identità, ma possibilità, oscillando tra memoria, perdita e rigenerazione. In UNHUMAN la scultura si fa agente politico e poetico, invitando a ripensare l’umano come spazio dinamico e in divenire, un territorio in cui la materia stessa diventa strumento di resistenza e rinnovamento.

Bologna // dal 5 al 28 febbraio 2026
Malisa Catalani. UNHUMAN
SIMONBART GALLERY
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MAMbo – John Giorno / Mattia Moreni

Il MAMbo fa incontrare a Bologna due artisti molto diversi: John Giorno e Mattia Moreni. John Giorno è stato una figura cardine della New York d’avanguardia: poeta, artista e attivista, ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni – Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, solo per citarne alcuni – e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems – una piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia – testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte. E a proposito di poesia: in occasione della mostra bolognese nasce la versione italiana dell’opera Dial-A-Poem, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poetesse e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo. Verrà, quindi, attivato un numero telefonico che sarà raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque, per tutta la durata della mostra: al capo opposto, la voce di un poeta o di una poetessa che legge un frammento di poesia.
L’altra mostra è dedicata, invece, a Mattia Moreni, pittore che lo storico dell’arte e critico bolognese Francesco Arcangeli inserì nel gruppo degli “ultimi naturalisti”, rendendolo anche protagonista di una grande mostra nel 1965. Proprio questo capitolo fondamentale nella storia critica di Moreni è quello che la mostra del MAMbo recupera e celebra.

Bologna // dal 4 febbraio al 3 maggio 2026
John Giorno. The performative word
MAMbo
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Bologna // dal 29 gennaio al 31 maggio 2026
Mattia Moreni. L’antologica di Bologna 1965
MAMbo
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Galleria Studio G7, Anneke Eussen. If only
Galleria Studio G7, Anneke Eussen. If only

Galleria Studio G7 – Anneke Eussen

L’idea che passato, presente e futuro siano inestricabilmente intrecciati è centrale nella ricerca dell’artista olandese. Il titolo della mostra, If only, rimanda a qualcosa che sarebbe potuto accadere nel passato o a qualcosa che si desidera per il futuro. In entrambi i casi, l’attenzione di Anneke Eussen si allontana dal tempo presente, offrendo scorci sospesi tra realtà e possibilità.

Bologna // dal 7 febbraio al 25 aprile 2026
Anneke Eussen. If only
GALLERIA STUDIO G7
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Fondazione MAST, Jeff Wall. Living Working Surviving
Fondazione MAST, Jeff Wall. Living Working Surviving

Fondazione MAST – Jeff Wall

Il percorso espositivo propone ventotto opere del fotografo canadese tra lightbox, stampe a colori e altre in bianco e nero di grande formato, realizzate tra il 1980 e il 2021. Sono immagini dedicate alla vita di tutti i giorni, ai semplici gesti di chi lavora, si muove, svolge compiti e attività quotidiane, apparenti istantanee rubate alla vita dei soggetti, ma che, in realtà, sono scene enigmatiche e complesse che mostrano eventi mai accaduti, composizioni indefinite e volutamente ambigue in cui l’osservatore è invitato a immergersi, interrogarsi, trovare significati. Le immagini di Wall catturano e condensano le aspirazioni e le contraddizioni del mondo occidentale, grazie al suo interesse rivolto in egual misura alla condizione degli individui ai margini della società e di quelli della classe media.

Bologna // fino all’8 marzo 2026
Jeff Wall. Living Working Surviving
FONDAZIONE MAST
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Palazzo de' Toschi, Francisco Tropa. Miss America
Palazzo de’ Toschi, Francisco Tropa. Miss America

Palazzo de’ Toschi – Francisco Tropa

È la prima personale italiana dell’artista portoghese dopo che aveva preso parte al Padiglione della sua nazione alla Biennale di Venezia del 2011. E proprio una nuova opera della serie Lanterne, già presentata in quell’occasione, introduce la mostra. Si tratta di Lantern with clock mechanism (2025), in cui l’ombra proiettata a grandi dimensioni è quella di un meccanismo a orologeria in funzione. Come sempre nelle opere del ciclo, il proiettore non è un oggetto tecnico standard: disegnato dall’artista e realizzato artigianalmente in ottone, è una vera e propria scultura. Questo lavoro fa da pendant a Miss America, una nuova produzione che occuperà quasi per intero il Salone del Palazzo – ma il contenuto preciso dell’opera sarà rivelato solo all’apertura della mostra. Quest’opera dà il titolo alla mostra ed è intenzionalmente ambiguo, dato che può essere inteso almeno in due modi. Da una parte, un ovvio riferimento ai concorsi di bellezza femminile; dall’altra, se si interpreta “Miss” come voce del verbo “to miss”, ossia “sentire la mancanza”, il senso è “mi manca l’America”. E il pensiero corre all’attualità.

Bologna // dal 3 febbraio al 1° marzo 2026
Francisco Tropa. Miss America
PALAZZO DE’ TOSCHI
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Casa Morandi, Concetto Pozzati. Da e per Morandi. In foto: Concetto Pozzati, Da e per Morandi, 1964
Casa Morandi, Concetto Pozzati. Da e per Morandi. In foto: Concetto Pozzati, Da e per Morandi, 1964

Casa Morandi – Concetto Pozzati

“Da e per Morandi” è il titolo scelto dallo stesso Concetto Pozzati per una serie di suoi lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera del maestro bolognese e che ora viene preso in prestito per una mostra. Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti artistico-culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale alla Pop Art. A Casa Morandi vengono presentate alcune tra le sue opere più rappresentative, come il lavoro di apertura – intitolato, appunto, “Da e per Giorgio Morandi” – risalente al 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel.

Bologna // fino al 15 marzo
Concetto Pozzati. Da e per Morandi
CASA MORANDI
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Gelateria Sogni di Ghiaccio, Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso. In foto: Gaveri Roferoff & Grattochia (production still), 2026
Gelateria Sogni di Ghiaccio, Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso. In foto: Gaveri Roferoff & Grattochia (production still), 2026

Gelateria Sogni di Ghiaccio – Enrico Boccioletti

Quella di Enrico Boccioletti è una composizione spaziale di oggetti e immagini in movimento, definita attraverso un titolo rubato al celebre saggio di Roland Barthes (1977). L’artista mette in scena il dispendio affettivo che dedichiamo agli oggetti d’infanzia, un “luogo” di intensità radicale che precede e resiste la normatività dei contesti linguistici e sociali. Frammenti di un discorso amoroso prende, infatti, avvio dal ritrovamento di un quaderno di disegni realizzati dall’artista in età prescolare e a partire dai quali Boccioletti costruisce un mediometraggio d’animazione in cui si alternano scatti macro di tali figure e immagini di nuvole realizzate con la tecnica del foro stenopeico, procedimento ripreso dai primordi della fotografia.

Bologna // dal 5 al 27 febbraio 2026
Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso
GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO
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P420, Ana Lupas. Armature. In foto: Ana Lupas, Coat to Borrow, 1989
P420, Ana Lupas. Armature. In foto: Ana Lupas, Coat to Borrow, 1989

P420 – Ana Lupas

Ana Lupas, una delle figure più radicali dell’avanguardia concettuale dell’Europa orientale, è romena, ma il titolo della sua mostra, Armature, è volutamente lasciato in italiano. Così, gioca su un doppio registro semantico. Infatti, il termine evoca simultaneamente due nozioni chiave nella pratica di Lupas: la struttura portante – un supporto interno, scheletrico, corrispondente al termine inglese armature – e il guscio protettivo, ovvero l’armatura, che difende dalle minacce esterne. L’intera mostra ruota attorno a questa necessità di sostenere e proteggere ciò che è vulnerabile. Che si tratti della memoria collettiva o dell’identità individuale, Lupas risponde alla minaccia della cancellazione con dispositivi di protezione solidi e duraturi.

Bologna // dal 7 febbraio al 28 marzo 2026
Ana Lupas. Armature
P420
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Galleria De' Foscherari, Eva Marisaldi. Continental
Galleria De’ Foscherari, Eva Marisaldi. Continental

Galleria De’ Foscherari – Eva Marisaldi

Il progetto di Eva Marisaldi propone una riflessione sull’Eurasia come territorio mentale e performativo, decostruendo le rigide divisioni geopolitiche tra due continenti attraverso un ciclo di nuove opere che spaziano dal video al disegno, dalla scultura all’installazione con cui l’artista attiva operazioni di straniamento. Le opere intercettano flussi, frammenti e residui culturali, restituendo l’Eurasia non come unità geografica da mappare, ma come spazio relazionale da attraversare. Sulle orme del Marco Polo riletto da Viktor Šklovskij, si costruisce un viaggio non lineare che dissolve le narrazioni identitarie consolidate, rendendo visibili forme di appartenenza e coesione attraverso gesti minori e pratiche quotidiane.

Bologna // fino al 23 febbraio 2026
Eva Marisaldi. Continental
GALLERIA DE’ FOSCHERARI
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Palazzo Fava, Michelangelo e Bologna
Palazzo Fava, Michelangelo e Bologna

Palazzo Fava – Michelangelo

Allestita a 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti, la mostra di Palazzo Fava propone un percorso originale che approfondisce il legame tra l’artista e la città di Bologna, con particolare attenzione ai suoi soggiorni bolognesi e al contesto artistico e culturale in cui si formò nei suoi anni giovanili. Il racconto si sviluppa attraverso un percorso che combina opere originali, calchi storici, disegni, libri antichi e documenti d’archivio, offrendo uno sguardo ampio ma analitico sull’evoluzione del genio michelangiolesco. Protagonista è la Bologna dei Bentivoglio, potente famiglia che, tra Quattrocento e Cinquecento, trasformò la città in un vivace centro politico e culturale. La mostra ricostruisce questo scenario attraverso opere d’arte, documenti e oggetti d’epoca, delineando un contesto fondamentale per comprendere l’impatto che Bologna ebbe sulla crescita di Michelangelo e i suoi primi rapporti con il potere.

Bologna // fino al 15 febbraio 2026
Michelangelo e Bologna
PALAZZO FAVA
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Cantiere Cinema Modernissimo, Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere
Cantiere Cinema Modernissimo, Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere

Cantiere Cinema Modernissimo – Georges Simenon

Più che una mostra, è un lungo viaggio alla ricerca delle radici del genio letterario di Georges Simenon attraverso i suoi stessi viaggi, le sue carte, i film tratti dalle sue opere, le fotografie che ha realizzato durante i suoi reportage in Francia, in Europa, in Africa, in un mondo che inconsciamente andava verso la Seconda Guerra Mondiale. A Bologna si assiste, così, alla nascita di Georges Sim – come si firmava da giovane, agli esordi – e si impara a conoscere Georges Simenon, il creatore del commissario Maigret, l’autore dei “romanzi duri”, il romanziere che si comportava da editore, lo scrittore che cercando se stesso seppe raccontare le paure, le ossessioni, le atmosfere del “Secolo Breve”.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere
CANTIERE CINEMA MODERNISSIMO
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Galleria d'Arte Maggiore, Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
Galleria d’Arte Maggiore, Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato

Galleria d’Arte Maggiore – Giosetta Fioroni

Artista indipendente, estranea alle mode e alle appartenenze rigide, Giosetta Fioroni ha costruito un linguaggio visivo radicale attraversando pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda con una libertà insieme formale e concettuale. La mostra bolognese ripercorre questa traiettoria e il suo titolo, Il futuro è uscito dal passato, riprende un’affermazione dell’artista tratta dall’intervista fattale da Hans-Ulrich Obrist. Queste parole chiariscono in modo immediato l’orizzonte entro cui Fioroni stessa colloca il suo lavoro: un dialogo costante con la storia dell’arte e, più in generale, con la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario individuale e collettivo.

Bologna // dal 29 gennaio al 15 marzo 2026
Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
GALLERIA D’ARTE MAGGIORE
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Palazzo Boncompagni, Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte
Palazzo Boncompagni, Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte

Palazzo Boncompagni – Michelangelo Pistoletto

Il percorso espositivo attraversa oltre sessant’anni di ricerca dell’artista, tra opere storiche e progetti incentrati sul rapporto tra arte, società e politica. Il progetto si inserisce nel rapporto avviato tra Pistoletto e Palazzo Boncompagni nel 2021 con la mostra Gregorio XIII e Michelangelo Pistoletto. Dal Rinascimento alla rinascita, che segnò l’apertura del Palazzo alla città con un programma dedicato all’arte contemporanea. La nuova mostra è un dispositivo attivo che mette in relazione arte, pubblico e dibattito contemporaneo, con azioni e attività che accompagneranno l’esposizione per tutta la sua durata.

Bologna // dal 2 febbraio al 3 giugno 2026
Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte
PALAZZO BONCOMPAGNI
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ZU.ART Giardino delle arti, All of a sudden. In foto: Luce Santini, Overturned, 2025
ZU.ART Giardino delle arti, All of a sudden. In foto: Luce Santini, Overturned, 2025

ZU.ART Giardino delle arti – All of a sudden

È la mostra delle vincitrici e dei vincitori del Concorso Zucchelli 2025 – Luce Santini, Federico Grilli, Dionysis Saraji, Alessia Abbenante, Cecilia Berto e Tobia Corradin – e del premio Art Up 2025 – Alice Fidone, Biennio Fotografia, Emma Masut e Michele Cotelli. Il titolo fa riferimento a un avvenimento improvviso, un’azione che si compie in un attimo preciso: il momento in cui qualcosa accade pur senza ancora definirsi. Le opere in mostra invitano a riconoscere la forza generativa dell’istante come soglia in cui il reale si apre alla possibilità.

Bologna // dal 6 febbraio al 31 luglio 2026
All of a sudden
ZU.ART GIARDINO DELLE ARTI
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LABS Contemporary Art, Giuseppe Pietroniro ...dove tu stai anche io sarò
LABS Contemporary Art, Giuseppe Pietroniro …dove tu stai anche io sarò

LABS Contemporary Art – Giuseppe Pietroniro

La mostra presenta un corpus di opere inedite che si inseriscono nello spazio della galleria come un unico intervento appositamente pensato per il luogo. I nuovi lavori di Giuseppe Pietroniro, infatti, si compongono di vari materiali e proporzioni, ciascuno partecipando al gioco di ambiguità di percezione innescato con lo spazio espositivo. Come un’unica messa in scena, gli interventi “recitanti” danno luce a visioni utopiche e distopiche, attraverso contrastanti fragilità e seduzioni prospettiche.

Bologna // fino al 1° aprile 2026
Giuseppe Pietroniro. …dove tu stai anche io sarò
LABS CONTEMPORARY ART
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Palazzo Leoni, Giacomo Costa. Moto perpetuo. In foto: Giacomo Costa, Ground 1, 2013. Courtesy Guidi&Schoen, Genova
Palazzo Leoni, Giacomo Costa. Moto perpetuo. In foto: Giacomo Costa, Ground 1, 2013. Courtesy Guidi&Schoen, Genova

Palazzo Leoni – Giacomo Costa

Da oltre trent’anni Giacomo Costa indaga il rapporto tra uomo, architettura e ambiente, costruendo visioni urbane sospese tra futuro e atemporalità. Le sue opere mettono in scena città senza nome, agglomerati impossibili e paesaggi artificiali che crescono secondo logiche autonome, svincolate da qualsiasi misura umana. Non si tratta di semplici scenari distopici, ma di sistemi complessi in cui ordine e collasso convivono in un equilibrio instabile. La mostra Moto perpetuo riunisce tre video-installazioni – City Flight, Waves e Wheel – realizzate con tecniche digitali derivate dal cinema e dal gaming. Le immagini sono strutturate come loop continui, in cui il movimento dell’osservatore coincide con quello della città stessa e il percorso visivo non prevede un inizio né una fine.In queste opere la città non è più un contenitore, ma un organismo autosufficiente, capace di generare e replicare sé stesso.

Bologna // dal 6 al 15 febbraio
Giacomo Costa. Moto perpetuo
PALAZZO LEONI
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LabOratorio degli Angeli, Francesco Gennari. Perché mi guardi così?. In foto: Francesco Gennari, Autoritratto su menta (con camicia bianca), 2025. Courtesy l’Artista e ZERO…, Milano
LabOratorio degli Angeli, Francesco Gennari. Perché mi guardi così?. In foto: Francesco Gennari, Autoritratto su menta (con camicia bianca), 2025. Courtesy l’Artista e ZERO…, Milano

LabOratorio degli Angeli – Francesco Gennari

Nello storico laboratorio di restauro bolognese, Francesco Gennari presenta un intervento site-specific immaginando un momento conviviale – ma è un “aperitivo” in cui non ci sono persone, non c’è un bar e non ci sono bicchieri. È il tentativo di evocare un gioco di sguardi che vive solo nel titolo della mostra e nella forma geometrica degli alcolici espressa dalle sculture di bronzo. Insieme a queste sarà esposto anche un nucleo di opere su carta che amplia la riflessione dell’artista sul tema dell’autoritratto, inteso non come raffigurazione fisionomica, ma come misura interiore, registrazione di stati, tensioni e minimi slittamenti percettivi attraverso cui Gennari definisce l’idea del proprio essere ed esserci nello spazio.

Bologna // dal 31 gennaio al 14 febbraio 2026
Francesco Gennari. Perché mi guardi così?
LABORATORIO DEGLI ANGELI
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La banca della calce, Cecilia Mentasti. Gettin' old gettin' sweet
La banca della calce, Cecilia Mentasti. Gettin’ old gettin’ sweet

La banca della calce – Cecilia Mentasti

Il progetto di Cecilia Mentasti nasce da una rielaborazione della storia della sua famiglia, dove i ricordi, trasfigurati dallo scorrere del tempo e dai racconti tramandati da altri, assumono connotati sempre diversi. In dialogo con lo showroom che la ospita – dove si offrono prodotti e servizi per l’edilizia sostenibile e il restauro architettonico – la mostra presenta due lavori: uno riprende un’operazione fatta dall’artista nel 2019, quando aveva riparato con uno stucco bianchissimo tutte le crepe dei muri del Liceo Volta di Milano; l’altra affronta il racconto dell’antica azienda edile della famiglia Mentasta, di cui l’unica testimonianza è l’eredità lasciata all’artista: una cassa piena di stampi per piastrelle cementine.

Bologna // dal 7 al 20 febbraio 2026
Cecilia Mentasti. Gettin’ old gettin’ sweet
LA BANCA DELLA CALCE
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Galleria Enrico Astuni, Ugo La Pietra. La mia territorialità
Galleria Enrico Astuni, Ugo La Pietra. La mia territorialità

Galleria Enrico Astuni – Ugo La Pietra

Con circa 70 opere tra acrilici, ceramiche, metacrilati, installazioni e film d’artista, la mostra ripercorre la ricerca artistica e teorico-progettuale di Ugo La Pietra dal 1966 al 2025. Nella sua ricerca, l’intervento artistico non assume la forma di una trasformazione diretta dello spazio fisico – tipica del pensiero architettonico – bensì quella di una contestazione radicale, ma interna, che punta a ridefinire le modalità d’uso degli ambienti e a reimmaginare le pratiche quotidiane. “Abitare è essere ovunque a casa propria”: in questa affermazione si concentra il senso della ricerca di Ugo La Pietra, che da sempre indaga il rapporto fra individuo e ambiente. Un rapporto che non è mai da intendersi come una semplice traslazione del pubblico nel privato o viceversa. Perché, nell’urbano, La Pietra interviene sempre con una sorta di profanazione dello spazio, capovolgendone i suoi modi d’uso. O, meglio, restituendo il senso dell’abitare allo stesso spazio pubblico.

Bologna // fino al 14 febbraio 2026
Ugo La Pietra. La mia territorialità
GALLERIA ENRICO ASTUNI
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Casa Circondariale "Rocco D'Amato", L'arte messa alla prova. Anila Rubiku: I'm Still Standing
Casa Circondariale “Rocco D’Amato”, L’arte messa alla prova. Anila Rubiku: I’m Still Standing

Casa Circondariale “Rocco D’Amato” – Anila Rubiku

Per la prima volta l’arte contemporanea entra nella Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna trasformando il carcere in un luogo di dialogo e partecipazione culturale, offrendo alla cittadinanza un invito a entrare simbolicamente in uno spazio di soglia. All’interno del carcere viene presentata l’installazione I’m Still Standing dell’artista italo-albanese Anila Rubiku. Alla base del progetto c’è la presa di consapevolezza del carcere non come spazio separato, bensì parte viva della città. In questo processo di integrazione l’arte può essere un ponte tra il dentro e il fuori, non un lusso per pochi, ma uno specchio della condizione umana e una possibilità di trasformazione.

Bologna // dal 6 all’8 febbraio 2026
L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing
CASA CIRCONDARIALE “ROCCO D’AMATO”
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AF Gallery, Délio Jasse. The Angolan File
AF Gallery, Délio Jasse. The Angolan File

AF Gallery – Délio Jasse

La prima personale italiana dell’artista angolano, curata da Marco Scotini, dà il via alle attività della galleria nella sua nuova sede. Archivi, memoria coloniale e antiche tecniche di stampa costituiscono alcuni dei nuclei centrali della ricerca di Délio Jasse, che assume la fotografia come punto di partenza per trasformarla in uno strumento di indagine e rilettura critica del passato. 

Bologna // dal 7 febbraio al 18 aprile 2026
Délio Jasse. The Angolan File
AF GALLERY
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L'Ariete Artecontemporanea, Gianluca Cingolani. En Gramma
L’Ariete Artecontemporanea, Gianluca Cingolani. En Gramma

L’Ariete – Gianluca Cingolani

7 opere a stampa ink-jet su carta di riso, 4 video, un’installazione in faggio massello e 13 strutture lignee in pioppo e tulipier. Queste le opere di Gianluca Cingolani in mostra a Bologna, nate da una riflessione sulle modalità simboliche della memoria. La ricerca dell’artista, infatti, riconnette dimensioni immateriali apparentemente inconciliabili, eppure fittamente intrecciate: la memoria dell’uomo e quella dei supporti digitali. Quelle di Cingolani si presentano, dunque, come scritture enigmatiche, codici onirici e imprecisate tracce di memoria che si sedimentano e stratificano nella dimensione virtuale della composizione digitale, per poi tornare alla materia.

Bologna // fino al 21 febbraio 2026
Gianluca Cingolani. En Gramma
L’ARIETE ARTECONTEMPORANEA
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Ex Chiesa di San Nicolò di San Felice, GAP
Ex Chiesa di San Nicolò di San Felice, GAP

Ex chiesa di San Nicolò di San Felice GAP

Dopo anni di chiusura, la chiesa di San Nicolò di San Felice riapre e restituisce, così, alla città, con la mostra GAP, la prima riattivazione pubblica temporanea dell’edificio, in uno spazio storico sospeso, in attesa di una nuova forma e destinazione. L’ex chiesa è ciò che rimane di uno dei più antichi complessi monastici della Bologna cristiana, ma dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, l’edificio fu dismesso come luogo di culto. GAP accetta l’ex chiesa nella sua condizione attuale di rovina aperta, vuoto e incompiutezza, lavorando sul tempo del prima e del durante. Le opere non occupano San Nicolò come contenitore neutro, ma dialogano con la sua storia, con il vuoto e con l’idea di cantiere come condizione, più che come passaggio verso una forma definita. Installazioni, performance e interventi visivi costruiscono un percorso che attraversa temi come la memoria collettiva, il tempo, l’attesa, la perdita e la possibilità di interrogare criticamente lo spazio urbano.

Bologna // dal 3 all’8 febbraio 2026
GAP
EX CHIESA DI SAN NICOLO’ DI SAN FELICE
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Palazzo d'Accursio, Pietro Pietra (1885 - 1956). La forza del segno
Palazzo d’Accursio, Pietro Pietra (1885 – 1956). La forza del segno

Palazzo d’Accursio – Pietro Pietra

A 140 anni dalla nascita dell’artista, questa mostra antologica raccoglie 82 opere di Pietro Pietra tra dipinti, incisioni, disegni e acquerelli. Il percorso espositivo ripercorre la tradizione del disegno e della grafica bolognese a cavallo tra Ottocento e Novecento, seguendo le tracce dell’intensa e poliedrica produzione di un artista che ha profondamente amato Bologna, città dove Pietra nacque e visse, ritraendola in suggestive vedute e immortalando nei suoi lavori i luoghi simbolo della città – le iconiche vie porticate, le antiche porte della cinta muraria, le piazze più caratteristiche. 

Bologna // fino al 12 febbraio 2026
Pietro Pietra (1885 – 1956). La forza del segno
PALAZZO D’ACCURSIO
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Palazzo Tubertini, Anna Caterina Masotti: Eden. Il giardino dell'anima
Palazzo Tubertini, Anna Caterina Masotti: Eden. Il giardino dell’anima

Palazzo Tubertini Anna Caterina Masotti

L’Eden dove Anna Caterina Masotti ci porta è un luogo in cui uomo e natura, corpo e materia si ascoltano e si scoprono reciprocamente. Il corpo si fonde nel paesaggio e la natura assume tratti umani; le figure femminili sono interpretate dalla figlia dell’artista, creando un legame autentico e simbolico con l’idea di maternità e la continuità generazionale. Questo lavoro porta, così, l’attenzione sul rapporto che la natura intreccia con noi: una natura amica, non qualcosa di altro e separato, come spesso capita nella nostra epoca. La farfalla, simbolo universale di trasformazione, suggerisce l’evoluzione dell’anima, mentre i primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura. Tratto distintivo di Masotti, le fotografie sono stampate in grande formato su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.

Bologna // dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026
Anna Caterina Masotti: Eden. Il giardino dell’anima
PALAZZO TUBERTINI
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Ex chiesa di San Barbaziano, Driant Zeneli. FALLING. In foto: When winds in Monsoon play, the White Peacock will sweep away (still), 2025. Courtesy The Artist e Giorgio Persano Gallery, Torino
Ex chiesa di San Barbaziano, Driant Zeneli. FALLING. In foto: When winds in Monsoon play, the White Peacock will sweep away (still), 2025. Courtesy The Artist e Giorgio Persano Gallery, Torino

Ex chiesa di San Barbaziano Driant Zeneli

Al centro del progetto espositivo c’è il video When winds in Monsoon play, the White Peacock will sweep away, realizzato nel 2025 e ambientato in due luoghi iconici del Bangladesh, il paese dell’artista: il Parlamento di Dhaka progettato da Louis Kahn negli Anni Settanta e concluso nel 1982-83, dopo la scomparsa dell’architetto; e lo Srihatta Art Centre di Sylhet. Zeneli utilizza un dispositivo narrativo allegorico per raccontare le trasformazioni socio-politiche della sua nazione, cadenzando la narrazione con le sei stagioni bengalesi e incentrandola su un pavone bianco incapace di volare e innamorato della propria lacrima. Attraverso molteplici livelli di interpretazione, l’opera affronta temi esistenziali, ecologici e politici, come la rivolta popolare studentesca pro-democrazia contro la corruzione e l’autoritarismo della “Rivoluzione di luglio 2024” in cui più di mille persone hanno perso la vita, dando forma a un realismo magico che apre a spazi immaginativi non convenzionali. Gli elementi visivi sono stati realizzati in collaborazione con giovani artisti locali, mentre la colonna sonora, rielaborata dal Maestro Francesco Aliberti e interpretata dal controtenore Pasquale Auricchio, unisce barocco e tradizioni musicali bengalesi in una partitura ibrida.

Bologna // dal 5 all’8 febbraio 2026
Driant Zeneli. FALLING
EX CHIESA DI SAN BARBAZIANO
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PhMuseum Lab, Sander Coers. Eulogy
PhMuseum Lab, Sander Coers. Eulogy

PhMuseum Lab – Sander Coers

Il progetto che Sander Coers presenta a Bologna nasce nel 2020, durante le prime ondate della pandemia, quando l’artista si imbatte in una fotografia pubblicata dal Bali Post che documenta il recupero della salma di suo nonno. Figlio di una donna indonesiana e di un soldato olandese, il nonno dell’artista aveva trascorso la propria vita nel silenzio sulle sue origini, segnato dalle eredità irrisolte del colonialismo. L’immagine di cronaca, percepita dall’artista come un’intrusione nel privato, diventa il punto di partenza per Eulogy: un progetto multidisciplinare che indaga memoria, migrazione ed eredità personale. A partire da questo episodio, Coers inizia a esplorare l’archivio di famiglia, raccogliendo fotografie, lettere e oggetti che mette in dialogo con la propria ricerca artistica. Parte delle immagini viene rielaborata attraverso l’intelligenza artificiale, utilizzata come strumento critico capace di rendere visibili stereotipi e narrazioni sedimentate nella cultura visiva degli ultimi due secoli. Ne emerge un racconto visivo che riflette su come le storie e i ricordi vengano trasmessi, ricostruiti o, talvolta, cancellati.

Bologna // fino al 19 marzo 2026
Sander Coers. Eulogy
PHMUSEUM LAB
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Oratorio di San Filippo Neri, MASBEDO. Resto
Oratorio di San Filippo Neri, MASBEDO. Resto

Oratorio di San Filippo Neri – MASBEDO

Innalzata al centro della navata dell’oratorio di San Filippo Neri, la videoinstallazione dei MASBEDO attiva una risonanza tra attualità e memoria, facendole pervenire a una grammatica comune. Resto è, quindi, un’opera che mette in relazione la memoria storica e il presente, intrecciandosi con la storia dell’oratorio, gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944. Nel confronto tra le ferite belliche ancora impresse nell’architettura e quelle che segnano il nostro tempo, la videoinstallazione instaura un dialogo diretto con lo spazio e amplifica la vocazione all’ascolto, alla cura e all’accoglienza inscritta nella funzione originaria dell’oratorio. Il titolo dell’opera, Resto, è il nome della barca utilizzata per la realizzazione del video e, al tempo stesso, un verbo che diventa scelta etica e politica: restare, trattenere, non voltarsi altrove. Il lavoro nasce da un’azione nel Mare di Sicilia, cerniera tra Mediterraneo orientale e occidentale, dove gli artisti filmano una draga su cui è installato, a prua, un grande schermo LED.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
MASBEDO. Resto
ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI
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Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Alexandra Pirici. Rejoin
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Alexandra Pirici. Rejoin

Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio – Alexandra Pirici

Intrecciando danza, musica, parola e scultura, Pirici presenta una nuova produzione realizzata appositamente per il Teatro Anatomico dell’Archiginnasio. Paradigma dell’osservazione meccanicistica e disincantata della materia tipica del metodo scientifico moderno, Pirici trasforma l’autopsia in un processo di “ricollegamento” – da cui il titolo Rejoin – con i sistemi complessi di cui ogni corpo fa parte. Al distacco e alla distinzione tra essere umano e natura, tra spirito e corpo – incarnato nella separazione tra il corpo-oggetto di studio e la struttura teatrale dell’aula anatomica – l’artista contrappone una presenza metamorfica che si muove in una continua riconfigurazione.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
Alexandra Pirici. Rejoin
BIBLIOTECA COMUNALE DELL’ARCHIGINNASIO
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Ex facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna, Mike Kelley. Day Is Done
Ex facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, Mike Kelley. Day Is Done

Ex facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna – Mike Kelley

La ricerca di Mike Kelley si concentra sui rapporti tra potere, psiche e strutture sociali, con particolare attenzione ai sistemi educativi. Il lavoro presentato a Bologna, intitolato Day Is Done, è una raccolta di 31 cortometraggi musicali ispirati alle attività extracurricolari, ovvero a quegli eventi che si svolgono ai margini dell’orario didattico. Per sviluppare il progetto, Kelley ha adottato un approccio di tipo archivistico e quasi antropologico, consultando annuari scolastici e giornali locali da cui ha selezionato centinaia di immagini legate a spettacoli, cerimonie, competizioni e momenti di aggregazione giovanile. I cortometraggi ricreano gli scenari delle fotografie originali, trasformandoli in un insieme corale e disordinato che richiama una produzione teatrale sovraccarica e frammentaria. In un ambiente assimilabile a una palestra scolastica, figure eterogenee interrompono la routine educativa e mettono in scena un immaginario fatto di maschere, ruoli e gesti ritualizzati. Attraverso questa messa in scena, Kelley porta alla luce l’inconscio delle istituzioni educative, individuando in questi rituali una memoria psichica collettiva che affiora temporaneamente quando il tempo dell’obbedienza viene meno. La presentazione dell’opera all’ex Facoltà di Ingegneria rafforza questa lettura, inserendo il lavoro in un contesto architettonico che riflette visivamente le logiche di ordine, controllo e razionalizzazione al centro dell’indagine dell’artista.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
Mike Kelley. Day Is Done
EX FACOLTÀ DI INGEGNERIA DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
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Ex Istituto di zoologia, giulia deval. PITCH: Notes on Vocal Intonation
Ex Istituto di zoologia, giulia deval. PITCH: Notes on Vocal Intonation

Ex Istituto di zoologia – giulia deval

giulia deval è una cantante e artista multimediale che esplora le politiche della voce e a Bologna presenta PITCH. Notes on Vocal Intonation, un progetto sviluppato come performance-lecture e video-saggio che esplora il ruolo dell’intonazione – e in particolare dell’uso dei toni acuti e di quelli gravi – nella costruzione di strutture di potere. Nella forma di una lezione divagante e ironica, PITCH porta alla luce la teoria del Frequency Code del fonetista John Ohala, secondo cui un meccanismo innato ci porterebbe ad associare i toni acuti all’idea di piccolezza e quelli gravi a quella di grandezza fisica. Questa teoria si basa a sua volta sugli studi dello zoologo Eugene S. Morton su diverse specie di uccelli e mammiferi, e sul ruolo chiave dell’intonazione vocale nel comunicare le proprie dimensioni (reali o apparenti) in situazioni di conflitto, con notevoli capacità di mimetismo.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
giulia deval. PITCH: Notes on vocal intonation
EX ISTITUTO DI ZOOLOGIA
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Fondazione Furla @ Padiglione dell'Esprit Nouveau, Chalisée Naamani. Wardrobe
Fondazione Furla @ Padiglione dell’Esprit Nouveau, Chalisée Naamani. Wardrobe

Fondazione Furla – Chalisée Naamani

La ricerca di Chalisée Naamani esplora il rapporto tra corpo, identità e rappresentazione nella cultura visiva contemporanea, con un approccio trasversale che impiega pittura, scultura, moda e tecnologia. Realizzate con materiali di recupero e tessuti stampati con immagini tratte da un archivio personale in continua evoluzione, le sue opere si configurano come abiti-immagine. Nel suo progetto inedito e pensato appositamente per il Padiglione de l’Esprit Nouveau coniuga un intervento architettonico site-specific con un’azione performativa che vede l’artista coinvolta in prima persona. Naamani trasforma, così, l’edificio in una sorta di grande guardaroba, all’interno del quale mette in scena la quotidianità attraverso l’atto di stirare. Il guardaroba in sé non rimanda solo all’abito, ma anche all’atto di custodire, preservare e conservare, e il termine stesso Wardrobeche dà il titolo all’operazione contiene questo duplice significato.

Bologna // fino all’8 febbraio
Chalisée Naamani. Wardrobe
FONDAZIONE FURLA @ PADIGLIONE DELL’ESPRIT NOUVEAU
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Galleria Nebbam, Dalila Alaoui. Oltremare un altro mare
Galleria Nebbam, Dalila Alaoui. Oltremare un altro mare

Galleria Nebbam – Dalila Alaoui

Artista franco-marocchina formatasi a Parigi, Alaoui mette al centro della sua ricerca il tema dell’identità, indagata come processo aperto e mai concluso che si articola tra dimensione autobiografica, sociale, culturale e politica. In questo percorso, Alaoui attribuisce un ruolo centrale al concetto di esotismo, inteso non come semplificazione o stereotipo, bensì come desiderio del viaggio, della conoscenza e dell’incontro con l’alterità, capace di riflettersi sul soggetto e di trasformarlo. Il viaggio diventa così un’esperienza di conoscenza di sé attraverso l’altro, un movimento circolare che mette in crisi le identità date. Il titolo della mostra si colloca in questa tensione, evocando il mare come spazio di attraversamento, di passaggio e di memoria. Il mare è luogo di viaggio e di scambio, ma anche teatro di violenze storiche: dalle rotte della schiavitù alle migrazioni forzate contemporanee. Non è un caso che nei dipinti dell’artista ricorra il motivo delle barche, immagini fragili e cariche di ambivalenza, che rimandano tanto alla speranza quanto alla perdita, al movimento quanto allo sradicamento.

Bologna // fino al 6 maggio 2026
Dalila Alaoui. Oltremare un altro mare
GALLERIA NEBBAM
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Museo Morandi @ MAMbo, Etel Adnan / Giorgio Morandi. Vibrazioni
Museo Morandi @ MAMbo, Etel Adnan / Giorgio Morandi. Vibrazioni

Museo Morandi – Etel Adnan e Giorgio Morandi

Sia Giorgio Morandi che Etel Adnan hanno dedicato la loro ricerca artistica a pochi temi essenziali, esplorati attraverso la vibrazione del colore. Entrambi influenzati da Paul Cézanne, concepiscono la pittura non come mera rappresentazione, ma come esperienza visiva capace di raccontare la realtà attraverso luce, tonalità e tempo. Tra Bologna e Grizzana, Morandi distilla forme e atmosfere in nature morte e paesaggi sospesi, dove la modulazione cromatica restituisce silenzio, pulviscolo e durata dello sguardo; tra Beirut e la California, Adnan trasforma montagne, orizzonti e soli in campiture intense e bidimensionali, in cui il colore diventa presenza, luce in movimento e relazione con i luoghi.

Bologna // fino al 3 maggio 2026
Etel Adnan / Giorgio Morandi. Vibrazioni
MUSEO MORANDI @ MAMbo
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Collezioni Comunali d'Arte, Emanuele Becheri. Sculture
Collezioni Comunali d’Arte, Emanuele Becheri. Sculture

Collezioni Comunali d’Arte – Emanuele Becheri

La relazione tra le sculture di Becheri e l’architettura dello spazio espositivo crea un percorso scandito da pause e confronti, in cui il passato delle collezioni e la contemporaneità dell’intervento artistico si riflettono reciprocamente. Teste, figure, autoritratti, presenze sospese tra introspezione e umanità, sono collocate una per sala, posizionate al centro dello spazio. Questo tipo di allestimento mette in risalto il rapporto tra scultura e ambiente, invitando il pubblico a osservare ogni lavoro come un incontro individuale, in cui il silenzio e la solitudine diventano parte integrante dell’esperienza. La mostra offre così una lettura essenziale e concentrata della pratica scultorea dell’artista e propone un attraversamento fatto di presenze discrete, forme in ascolto e inattese risonanze con il luogo che le accoglie.

Bologna // fino al 15 marzo 2026
Emanuele Becheri. Sculture
COLLEZIONI COMUNALI D’ARTE
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PIETRO, Valerio D'Angelo. Permanent loss of signal
PIETRO, Valerio D’Angelo. Permanent loss of signal

PIETRO – Valerio D’Angelo

Opere inedite e installazioni site-specific modificano lo spazio espositivo fino a trasformarlo in un ambiente dai toni inquieti, rendendo percepibile la tensione tra i lavori e l’osservatore. Valerio D’Angelo costruisce uno scenario immaginifico dove prende forma la narrazione di un ipotetico incidente, che culmina in uno stato di quiete e contemplazione. In apertura è collocata una grande antenna satellitare che, in un movimento incessante, cerca un segnale che pare non giungere mai. Proprio in questo discorso si inserisce la chiave di lettura della mostra, che riflette su temi di grande attualità e rilevanza sociale, come la solitudine e lo smarrimento, il desiderio di essere visti e riconosciuti. Il titolo della mostra, Permanent loss of signal, infatti, fa riferimento all’espressione utilizzata per descrivere i detriti spaziali, quando una sonda o un satellite viene perso per sempre nello spazio. A questo si aggiunge anche una considerazione sulla tecnologia, un mezzo dalle vaste potenzialità, ma dai possibili risvolti negativi, tra cui proprio il rischio di dispersione e isolamento.

Bologna // fino al 15 marzo 2026
Valerio D’Angelo. Permanent loss of signal
PIETRO
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Raccolta Lercaro, Jacopo Mazzonelli. Persistence
Raccolta Lercaro, Jacopo Mazzonelli. Persistence

Raccolta Lercaro – Jacopo Mazzonelli

Nel lavoro di Jacopo Mazzonelli lo strumento musicale diventa un dispositivo culturale complesso, capace di rivelare la tensione tra forma e funzione. Il suono è il luogo in cui la tecnica incontra l’inconscio, in cui ciò che è stato progettato per produrre ordine finisce per rivelare una specifica scissione interna. Quando è attivato, il suono non arriva a compimento, e quando è assente, si avverte come pressione latente. In entrambi i casi rimane evidente che qualcosa continui a operare, nonostante la disarticolazione palpabile. Attraverso rimandi e allusioni, strumento e suono diventano fondamentali per Mazzonelli nella sospensione del tempo, dove l’artista privilegia costantemente l’idea di un presente persistente.

Bologna // fino all’8 marzo 2026
Jacopo Mazzonelli. Persistence
RACCOLTA LERCARO
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Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Da giugno 2024 lavora a Casa Testori occupandosi della comunicazione; dell'organizzazione di mostre, eventi e laboratori; dello spazio espositivo La Collezione -…

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