Aperture Resistenti: il Teatro di Roma si ripensa come spazio dell’ospitalità

Nonostante il dpcm il Teatro di Roma prosegue le attività: tra residenze e prove. Ecco il programma

foto Teatro India foto © Eleonora Cerri Pecorella
foto Teatro India foto © Eleonora Cerri Pecorella

Mentre dopo mesi di incertezze, si apre il corso della nuova direzione del Teatro di Roma, affidata oggi a Pier Francesco Pinelli, manager culturale voluto dal Consiglio di amministrazione dello Stabile, il teatro della capitale prosegue le sue attività al fine di dare continuità all’operare artistico, nonostante la sospensione imposta dallo scorso DPCM. Dal 18 novembre ha preso il via un programma concentrato sulla produzione, sulle residenze artistiche, e sull’ospitalità. Vengono ripensate modalità di connessione, rappresentazione e visione, offrendo il tempo al processo e alla ricerca artistica.

Foto Giorgina Pi e Gabriele Portoghese foto di Lau Chourmo
Foto Giorgina Pi e Gabriele Portoghese foto di Lau Chourmo

IL TEATRO DOPO IL DPCM

In queste settimane, infatti, le sale del Teatro di Roma stanno accogliendoillavoro degli artisti e delleartistecoinvolte nella programmazione sospesa, insieme a quello di compagnie e di alcuni spazi indipendenti del territorio (AngeloMaiCarrozzerie N.O.T. e Fivizzano27) che hanno dovuto sospendere il proprio lavoro, riconoscendone la vulnerabilità e allo stesso tempo il ruolo che ricoprono all’interno della filiera della creazione contemporanea romana. Accoglienza e ospitalità delle idee e dei corpi sono le parole chiavi della programmazione, iniziata già nei mesi scorsi con la residenza del coreografo Enzo Cosimi Coefore Rock & Roll, dei danzatori di Da.Re – Dance Research, delle compagnie Deflorian/Tagliarini,Frosini/TimpanoMarta Gilmore. Il programma è ripreso nei giorni scorsi con Silvia Rampelli (Habillé d’eau), Premio Ubu 2018, impegnata in unanuova ricerca che inaugura il nucleo del progetto inedito Body Farm e allo stesso tempo riprende i temi che hanno nutrito l’ultima creazione Abstract, debuttata all’India nel febbraio 2020. Su Abstract la coreografa e regista scriveva: ”rifletto sul potenziale di irrealtà del dato: quando il fenomeno nella sua effettività – qualsiasi dato di esperienza – riverbera uno scostamento, una sensazione, un dubbio di irrealtà. Quando il reale – rendendosi presente – si nega per divenire presagio. Rifletto sull’illusione di realtà: quando animo l’inanimato, rispondo alla finzione dichiaratamente esposta, al falso. Non si tratta della questione della verità, ma dell’oscillazione che l’incontro con il dato imprime all’assetto percettivo“.

Marina Donatone credito foto Monkeys Video Lab
Marina Donatone credito foto Monkeys Video Lab

TEATRO DI ROMA: IL PROGRAMMA

Il percorso continua con Marina Donatone impegnata in LOOK MA, NO HANDS_a way to go, il secondo capitolo del progetto LOOK MA, NO HANDS, per continuare poi con Giorgina Pi e la sua compagnia Bluemotion, anima dell’Angelo Mai, che proseguono la ricerca sulla figura mitica di Tiresia a partire dalla scrittura poetica di Kate Tempest. Approda al Teatro India lacasadargilla, in collaborazione con Carrozzerie N.O.T, in un lavoro dal titolo Il Ministero della Solitudine, ed Emilia Verginelli con Fivizzano27, per il suo nuovo Lourdes, indagine sulla suggestione artistica di un ricordo; mentre Motus si dedicaa un laboratorio in vista della creazione Tutto Brucia, impegno produttivo tra i più attesi della stagione del Teatro di Roma. Sul palco del Teatro Argentina, invece, giunge alla sua fase conclusiva di prove la produzione di Giorgio Barberio Corsetti, ora consulente artistico dello Stabile, che con La Metamorfosidi Franz Kafka,ora resta in attesa della riapertura delle sale per mostrarsi finalmente al pubblico. Corsetti rielabora un classico kafkiano che riletto oggi si fa racconto di grande contemporaneità, in cui si percepiscono le istanze dell’alienazione e del distanziamento, evidenziate dallo spazio ristretto e costretto in cui è rinchiuso Gregor/insetto, una stanza simbolica di un luogo interiore e del confinamento, che riflette una metamorfosi comunicativa, l’anomalia del distacco che circonda tutti noi.

Maria Paola Zedda

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Maria Paola Zedda
Curatrice ed esperta di performance art, danza e arti visive, rivolge la sua ricerca ai linguaggi di confine tra arte contemporanea, danza, performance e cinema. Ha lavorato come assistente e organizzatrice per oltre un decennio nelle produzioni della Compagnia Enzo Cosimi e come performer indipendente ha ottenuto importanti riconoscimenti quali la Menzione Speciale del Premio Equilibrio 2009. Dal 2011 cura e dirige festival e manifestazioni legate ai linguaggi del contemporaneo (Istantanee – visioni di danza e performance, Across Asia Film Festival, Across the vision FIlm Festival), collaborando con prestigiose istituzioni tra cui MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Musei Civici di Cagliari, Hanoi Doc LAb – Goethe Institut. Nel 2015 ha diretto il programma artistico di Cagliari Capitale Italiana della Cultura (MiBACT, Comune di Cagliari) e il programma di arte pubblica Space is the Place.