Torna e raddoppia il Festival Crisalide. Intervista a Masque teatro

Lo storico Festival Crisalide, diretto a Forlì da Masque teatro, torna e amplia la propria programmazione. E si struttura in due parti: la prima in chiusura della stagione estiva, dal 1° al 10 settembre, la seconda in autunno, dal 2 al 5 novembre.

Meytal Blanaru, Aurora
Meytal Blanaru, Aurora

24esima edizione del Festival Crisalide a Forlì. Due le sezioni, una estiva e una autunnale, sede principale il teatro Félix Guattari con divagazioni alla Fabbrica delle candele e al Punto Donna.
Identica la formula che propone densità e qualità: teatro, danza, musica, video performance, incontri e workshop, a cura di artisti e studiosi italiani e internazionali che indagano sulle arti performative e le loro contaminazioni. Lorenzo Bazzocchi di Masque Teatro spiega la filosofia, il carattere e le linee guida della nuova edizione.
Sin dalle prime edizioni del festival abbiamo sentito forte la necessità di definire un ambito tematico entro cui posizionare lo sguardo. Il titolo/tema non è stato, comunque, mai utilizzato come strumento per la scelta, quanto per disegnare dei confini, per creare cioè una mappa su cui appuntare i paletti di una traiettoria, di un percorso. I contorni di questo paesaggio dapprima sfuocati divengono chiari anche dopo strenua lotta, presi come si è tra la necessità di andare a fondo sulle questioni sorte nelle edizioni precedenti e il desiderio di esplorare nuovi punti di vista. È certo oramai, dopo tanti anni, che è alla propria natura, attraverso questo filtro immaginario, che ci si rivolge per giungere alle decisioni, per definire le scelte, per avvicinare gli artisti, gli studiosi. Avvicinare ‘naturalmente’ le cose”.

Nel titolo ci sono anche le condizioni perché il festival produca fermenti nello spettatore, che siano volontà di ricerca e approfondimento.
Spazio scenico fu il titolo della Crisalide del 1997. Quella edizione vide il confronto tra il regista belga Thierry Salmon e i suoi collaboratori, Patricia Saive, Enrico Bagnoli, Renata Molinari, con otto giovani compagnie italiane. La scelta del titolo e di coloro che parteciparono nasceva da una urgenza specifica, quella cioè di comprendere se e come lo spazio fosse componente imprescindibile di un’opera teatrale.

Lorenzo Bazzocchi
Lorenzo Bazzocchi

Oggi, resistere o trasmettere? Comunicare a molti o costruire una cellula di portatori sani di dubbi? Quale intenzione ha la meglio nella scelta degli artisti?
Negli anni qualcosa è mutato. Non si cerca, si attende. Che qualcosa maturi dal magma dei pensieri, dei ragionamenti, dei concetti, delle sensazioni, fino a schiarire l’orizzonte e far sorgere una necessità. Abbiamo sentito forte questa sensazione primordiale, dare risposta al perché di questo slancio ostinato, bastardo, a volte obliquo che ci spinge continuamente in avanti.

Fino al titolo dell’edizione di quest’anno…
Il sole imprigionato è la risposta a questa domanda ed è diventato il tema/titolo della Crisalide XXIV. Le parole di Foucault, nel suo libro dedicato a Raymond Roussel, serrano in modo preciso la consistenza di questa immagine.

Perché?
Non è difficile scorgere nel giovane Roussel intento a scrivere, a diciannove anni, la sua prima opera, La Doublure, chiuso nella sua cameretta con le serrande sbarrate per non far uscir i raggi che sentiva promanare dalla sua penna e dal suo corpo, la figura di tutti coloro che, nel buio e nella solitudine, cercano di aprirsi un varco verso una nuova via.
Improvvisamente è come se tutto fosse radioso, la realtà si piega sotto la pienezza di un ardore che solo raramente abbiamo la fortuna di vivere e che sempre in ogni scena della nostra vita rincorriamo. Così è per noi. Così è stato per Roussel.

Frie Leysen. Photo Ilja Höpping
Frie Leysen. Photo Ilja Höpping

Come evitare la vetrina delle “nuove proposte” ed essere invece una diagonale che unisce costellazioni altrimenti fuori dalle orbite logorate?
Crisalide nasce nel 1994. Nonostante fosse fortissimo allora il desiderio di mostrare il nostro lavoro e quello delle compagnie a noi coeve, da subito sentimmo che il festival non poteva essere uno strumento di mera visibilità delle opere; percepimmo, da analoghe esperienze che allora, in Romagna, stavano nascendo soprattutto tra gli artisti visivi, la necessità di uno scarto, una rottura nel meccanismo della proposta. Progetti dettagliatissimi ma strutturati sul caos, su quello che allora prendemmo come nostro motto: Imbattersi fortuito. Il desiderio di uscire dal teatro ‒ spesso lo affermavo con piena convinzione: uscire dal teatro per ritornarvi fortificati ‒ ci portava su crinali densi e pericolosi, ma erano entusiasmanti quelle scalate!

Per stagliare una progettualità che costruisse una architettura nuova con la città, il territorio e l’“asse romagnolo”?
Il teatro veniva inteso come strumento per traghettare nuove visioni, nuovi punti di vista, per creare strutture su cui edificare concetti, piattaforme di pensiero, strategie per il futuro, e il festival divenne lo strumento di quella azione.
Mi piace ricordare come nei processi sia fisici sia biologici si ricorra al principio di minima azione per comprendere il perché certi flussi vengano convogliati secondo percorsi più o meno diversi. È questo principio a informare tutto ciò che ruota attorno a Crisalide.

Masque teatro, Just Intonation. Photo Enrico Fedrigoli
Masque teatro, Just Intonation. Photo Enrico Fedrigoli

Venerdì 1° settembre Masque teatro presenterà Just Intonation, interpretato da Eleonora Sedioli…
Il lavoro trae la sua origine da due polarità solo apparentemente distanti: da una parte l’interesse manifestato da Kafka per la pura, intensa materia sonora, in un costante rapporto con la sua abolizione, dall’altra l’affezione di La Monte Young per un suono concepito come atomizzato, evento singolare con vita a sé stante, indipendente dall’esistenza umana. La ricerca del rapporto tra suono e movimento nasce dalla necessità di mettere a punto un sistema di autogenerazione del suono, di produzione di masse sonore complesse, formate da glissandi, di frequenza e intensità, le sole a interessare musicalmente Kafka.

Simone Azzoni

www.crisalidefestival.eu

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Simone Azzoni
Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art e Art marketing tips. Ha curato numerose mostre all’Arsenale di Verona tra cui Mokka, Mistral, e La Sedia. Docente di lettere presso la scuola secondaria è critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali (L’Arena, Sipario, Drammaturgia). È autore di seminari di Lettura critica dello spettacolo presso l’Università di Verona. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione con La Fondazione Teatro Nuovo di Verona e da tre anni è co-direttore artistico di Theatre Art Verona. Tra le pubblicazioni recenti, per la casa editrice Universitaria è uscito "Frame – Videoarte e dintorni". Per Fondazione Aida, è autore di testi teatrali rappresentati a Parigi, New York e attualmente in tournée.