Andrea Muheim – Eredità
La serie di opere esposte al Dazio Grande nascono dalla ricerca attorno al concetto di archivio che Andrea Muheim porta avanti da tempo.
Comunicato stampa
La serie di opere esposte al Dazio Grande dal 28 agosto al 27 settembre 2026 nascono dalla ricerca attorno al concetto di archivio che Andrea Muheim porta avanti da tempo. Archivio inteso come il bagaglio che ognuno di noi inevitabilmente (e inconsciamente) costruisce con il passare degli anni e che ogni giorno si accresce di aneddoti, eventi, immagini, parole e impressioni.
Utilizzando sapientemente varie tecniche (dalla fotografia al disegno, dalla pittura alla scultura), l’artista esplora il suo archivio personale mosso dalla curiosità e dal desiderio di creare nuove associazioni fra gli elementi disparati che lo compongono, intersecando ricordi, riferimenti alla storia dell’arte e all’attualità. Così, ad esempio, in molti lavori riaffiorano memorie di luoghi e tradizioni legati alla biografia dell’artista, nato e cresciuto a Mairengo, in Leventina.
Andrea Muheim è nato a Mairengo, in Ticino. Ha conseguito il diploma presso la Kunstgewerbeschule di Lucerna, dove ha studiato tipografia con Hans Rudolf Lutz, disegno, pittura e illustrazione con Gody Hofmann, grafica e comunicazione con Tino Steinemann e fotografia con Urs Marty. Dopo la scuola, lavora a Milano, nello studio di Roberto Sambonet. L’artista e designer milanese, che sperimenta la modernità in continua trasformazione, gli dà una forte motivazione per il suo lavoro e lo incoraggia a dipingere. Contemporaneamente inizia la sua esperienza presso la Bottega AG Fronzoni, dove conosce l’arte della tipografia italiana e approfondisce la ‘bellezza del vuoto’, la necessità di coltivare l’essenza delle cose. Dal 1995 al 2000 lavora per Beda Achermann a Milano e Monaco di Baviera dove ha l’opportunità di conoscere il mondo della moda e in particolare quello della fotografia. Nel 2000 avvia il suo studio di progettazione. Insieme a Lioba Wackernell, compagna di vita, progettano per artisiti, fotografi, gallerie e musei d’arte. Per la Galleria Mazzoleni Sambonet creano la serie di cataloghi Antico Moderno; per Merano arte curano innumerevoli edizioni, tra cui Sound Zero, F wie Fellin, con Anne Schloen il libro brillant(e) e nel 2023 curano la mostra ed il catalogo Typoésien. Heinz Waibl – Siegfried Höllrigl. Per il MASI Lugano, con Francesca Bernasconi e Marco Franciolli, cura la grafica dei cataloghi delle mostre di Markus Raetz, Wolfgang Laib, Paul Klee, Werner Bischof, e con Linda Schädler Da Albrecht Dürer a Andy Warhol; per la Fondazione Carriero di Milano, con Francesco Stocchi, il libro su Lygia Pape e con Brigitte Niedermair, l’edizione Brigitte Niedermair/Sol LeWitt under the lenses, per Damiani Editore il libro Brigitte Niedermair/Me and Fashion, per Dior / Rizzoli New York il libro Brigitte Niedermair photographie Christian Dior; e con Marion Piffer Damiani il libro d’artista Ordnen di Hans Knapp; per il Museo Casa Rusca, la grafica della mostra di Niele Toroni, impronte di pennello n. 50 dal 1959 al 2024; per il Kunstmuseum Stuttgart, con Wolfgang Laib il libro d’artista Wolfgang Laib. The Beginning of Something Else; per il Museo d’arte Mendrisio, con Barbara Paltenghi Malacrida e Francesca Bernasconi i cataloghi delle mostre di Enrico Castellani, Pablo Picasso e Markus Raetz, Felice Varini.
Da sempre coltiva uno spazio parallelo dedicato all’arte figurativa, che vive come luogo di silenzio, ritiro, ricerca e creatività, in un processo di continua raccolta, cambiamento e trasformazione di storie, memorie, tradizioni in interazione con la natura, come elementi essenziali e fondamentali del suo lavoro. Da queste esperienze nascono le prime esposizioni. Nel 2015 e nel 2019 il ciclo Toscana nella ES16 off Space e Tal17 Art di Zurigo, insieme a Sandro Fabbri. Nel 2019 l’esposizione del lavoro Eredità. Il noce del nonno alla mostra collettiva Impression 2019, della Kunsthaus Grenchen. Nel 2023 è ospite di Artists-in-Residence della Fundaziun Nairs, dove nell’agosto 2024 viene presentata la sua mostra intitolata L’uomo prende, raccoglie e ruba ciò che vuole.