L’ultima stagione di Picasso è in mostra in Danimarca in un museo capolavoro di architettura
Al Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg, fino al 6 settembre, i volumi progettati da Alvar Aalto ospitano la più ampia rassegna nordica degli ultimi quarant'anni dedicata all'ultima fase dell'artista spagnolo. E l percorso parte da un mosaico della collezione permanente
C’è un legame di stelle tra Pablo Picasso (1881–1973) e il nord dello Jutland. Qui, dove la volta celeste è tra le più limpide d’Europa, il Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg custodisce nella propria collezione il Visage d’étoile del 1957. Il volto-stella in tessere di vetro porta alla mente la frase più citata dell’artista: “Mi ci sono voluti quattro anni per dipingere come Raffaello, ma una vita intera per dipingere come un bambino”.
Il valore dell’acquisizione del mosaico di Picasso nella collezione del Kunsten in Danimarca
Il mosaico entrò nella raccolta del Kunsten per volontà del primo direttore, Lars Rostrup Bøyesen, deciso a innalzare il livello della collezione. Nell’aprile del 1967 si recò a Stoccolma e a un’asta acquistò questo mosaico di Picasso. La notizia che gran parte del budget annuale per le acquisizioni fosse finito in un solo lavoro fece convocare Bøyesen in consiglio comunale. In quella sede difese la nuova rotta e l’ambizione internazionale verso cui, da allora, il museo avrebbe guardato.
L’opera nasce dalla curiosità tecnica del suo autore. A metà degli Anni Cinquanta Picasso prese a sperimentare attraverso la collaborazione con artigiani. Tra questi il mosaicista americano Hjalmar Boyesen. Picasso forniva i disegni, Boyesen reperiva il vetro di Murano e realizzava i mosaici che l’artista poi firmava. Tra il 1957 e il 1958 ne uscirono nove e il Visage d’étoile resta l’unico oggi conservato in un museo.

Al Kunsten Museum di Aalborg l’esposizione che celebra l’ultima stagione di Picasso
Da questo preludio la mostra entra nel vivo. Inaugurata alla presenza di Bernard Ruiz-Picasso, nipote dell’artista, Late Picasso riunisce oltre sessanta opere realizzate tra il 1963 e il 1972. Sono gli anni in cui, ormai ultraottantenne, lavora a ritmo serrato.
La pittura di questa stagione è attraversata da un’energia immediata e da una curiosità quasi infantile. Pennellate larghe e disinvolte, colori accesi, una libertà in cui tutto pare possibile. Picasso torna sui temi di una vita — autoritratti, moschettieri, coppie di amanti — e riflette su vecchiaia, morte, desiderio e creazione. A lungo, dopo la sua scomparsa nel 1973, queste opere rimasero ai margini.
La riscoperta dell’ultima produzione di Picasso negli Anni Ottanta
La rivalutazione arrivò negli Anni Ottanta, quando la pittura tornò centrale e una generazione più giovane riconobbe in quell’ultimo decennio una libertà espressiva da cui ripartire.
La cornice della mostra è, essa stessa, un’opera. Il Kunsten occupa un edificio progettato negli Anni Sessanta dall’architetto finlandese Alvar Aalto. Seimila metri quadrati in cemento e legno, organizzati in parallelepipedi sovrapposti per portare all’interno la massima luce naturale. Per tutelare le opere, la luce entra filtrata da finestre e lucernari, quindi riflessa e diffusa da superfici bianche e da materiali chiari come il marmo di Carrara dei pavimenti. All’esterno, l’affaccio riservato riserva un anfiteatro e un parco di sculture con una fontana i cui getti sono essi stessi scultura.

I moschettieri di Picasso in mostra in Danimarca dopo l’esordio di Avignone negli Anni ‘70
Nel percorso colpisce la sezione dedicata ai moschettieri: alcuni dipinti, altri opere grafiche in prestito dal museo d’arte di Holstebro, nello Jutland occidentale.
Picasso, ricorda lo storico dell’arte Simon Shaw, senior advisor di Sotheby’s, confidava di avere “sempre meno tempo e sempre più cose da dire”. Nei moschettieri guarda al passato — Rembrandt, Velázquez e Goya su tutti — per iscriversi nel canone della storia dell’arte. Ne prende in prestito l’iconografia di gorgiere, polsini, parrucca e mantello. E la piega a proprio uso, costruendosi un alter ego, un avatar, con la stessa logica che in gioventù lo aveva ritratto da arlecchino, torero e centauro.
Il moschettiere è l’ultimo grande archetipo della sua mitologia personale, figura fiera e compiuta, immagine di pompa e magnificenza e insieme meditazione sulla loro natura transitoria.
Zone fittamente lavorate, a impasto spesso, si alternano a campiture in cui il fondo bianco della tela resta scoperto. Si stenta a crederla opera di un artista di quell’età, ma Picasso intendeva probabilmente reggere il confronto con i pittori d’azione del momento, da Pollock a de Kooning. Aveva cominciato a dipingere negli Anni Novanta dell’Ottocento, eppure, nel mondo che assisteva allo sbarco sulla luna, ascoltava i Rolling Stones e sognava Brigitte Bardot, restava sorprendentemente attuale.
Il gesto conclusivo fu teatrale. L’esposizione della grande serie dei moschettieri avvenne al Palazzo dei Papi di Avignone, all’inizio degli Anni Settanta. Ad Aalborg, questo momento memorabile è citato su una delle grandi pareti pensate da Alvar Aalto. È così che, nella piccola Danimarca, si registra un incontro tra giganti.
Stefano Paolo Giussani
Aalborg (Danimarca) // Fino al 6 settembre 2026
Late Picasso
KUNSTEN MUSEUM OF MODERN ART, Kong Christians Alle 50, 9000 Aalborg,
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