Santiago Sierra
La videoesposizione, presentata in anteprima a Spazio Rivoluzione, propone una selezione di scatti realizzati a Palermo insieme a fotografie prodotte in Colombia, Brasile, Messico, Spagna e Costa Rica. Il progetto, arricchito da un più ampio corpus di immagini inedite, sarà esposto nel corso del 2026 in prestigiose sedi internazionali e si concluderà con la pubblicazione di una monografia dell’artista.
Comunicato stampa
EJERCICIOS PARA
UNA GIMNASIA POPULAR
Santiago Sierra
✶
SPAZIO RIVOLUZIONE / Palermo
20 08 - 08 10 2026
opening 20 08 2026. h:19
curated by Adalberto Abbate
technical background/ Amici dei Musei Siciliani
critical text by Luisa Montaperto
Si inaugura a Spazio Rivoluzione Ejercicios para una gimnasia popular dell’artista madrileno Santiago Sierra.
La videoesposizione, presentata in anteprima a Spazio Rivoluzione, propone una selezione di scatti realizzati a Palermo insieme a fotografie prodotte in Colombia, Brasile, Messico, Spagna e Costa Rica. Il progetto, arricchito da un più ampio corpus di immagini inedite, sarà esposto nel corso del 2026 in prestigiose sedi internazionali e si concluderà con la pubblicazione di una monografia dell’artista.
Con le sue opere Santiago Sierra dà voce a una nuova tassonomia del corpo, piegata e sottomessa a dinamiche coercitive di potere. I corpi, privi di un’identità riconoscibile, sono catturati in pose ginniche che richiamano dei rigidi protocolli di arresto. Nel redigere un vero e proprio manuale d’uso, Sierra non si limita a documentare la sottomissione, ma mostra come tale dinamica possa coinvolgere anche soggetti visibilmente fragili e innocenti. Il contesto spaziale neutro e la varietà umana coinvolta rendono impossibile non universalizzare il messaggio generato da quelle immagini: nessuno può sottrarsi a una violenza cieca, soprattutto se questa è stata legittimata da politiche militaristiche repressive e autoritarie.
Se ci interroghiamo sul contesto geopolitico globale, il Democracy Index del The Economist conta, ad oggi nel mondo, circa sessanta regimi autoritari e più di novanta autocrazie; mentre possiamo definire regimi propriamente totalitari quelli presenti attualmente in Corea del Nord, Afghanistan ed Eritrea. Ma è solo la punta dell’iceberg se pensiamo alle torture perpetrate in paesi considerati democratici quali l’Italia o gli Stati Uniti. Basta solo ricordare, a titolo di esempio, le sevizie compiute dalla polizia italiana all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova o le esecuzioni a morte, totalmente extragiudiziali, compiute dall’ICE americana.
Nel vedere confinato lo spazio fisico di un individuo a noi simile, comprendiamo meglio quel processo di palestinizzazione che sta investendo ogni tipo di società. La violazione illegittima dei diritti civili, la limitazione severa della libertà di movimento e la perdita di controllo delle proprie risorse territoriali hanno il loro specchio spietato in quelle pose innaturali e disumane. Senza inutili orpelli, Sierra dimostra che la violenza istituzionale non necessita di sangue o di clamore per manifestarsi, poiché sa esprimersi con altrettanta efficacia nella riduzione del corpo a puro oggetto sacrificabile.
Ricollegandosi a un pensiero foucaultiano, non esiste un regime carcerario giusto. In una società in cui la logica della prigione prevale sul risanamento delle disuguaglianze economico-sociali, non può esserci riabilitazione, ma solo un mero sistema di soppressione e di contenimento.
Ejercicios para una gimnasia popular ci invita a essere testimoni di questa realtà: accorcia la distanza tra noi e l’altro, alimenta il nostro dissenso. Concettualmente, la nuova esposizione si costituisce come ulteriore tappa di un progetto che ha visto la sua genesi nel 2023 in Gambia. Nell’opera di videoarte The Maelström, infatti, decine di uomini sono costretti a girare in tondo all’interno di un recinto murato, metafora universale di reclusione e contenimento.
L’indagine estetica di Sierra si colloca in una faglia che congiunge la geopolitica alla biopolitica. La brama di potere dei macro-sistemi politici passa infatti attraverso la limitazione della libertà individuale, lasciando segni sia immateriali sia corporei. Quella di Sierra è una coreografia spietata, l’immagine di una società che si piega forzatamente alle geometrie del controllo. Non siamo di fronte a semplici posture, ma a una vera e propria grammatica della sottomissione.
Osservare uomini e donne di ogni provenienza ed età assoggettati alle medesime pose squarcia un velo di normalizzazione. In quel ring dell’assurdo non esistono protezioni o limiti. Non riconosciamo un luogo specifico, ed è proprio questa decontestualizzazione ad aggiungere un ulteriore elemento perturbante. Quel terreno dell’orrore non è più lontano da noi. Non esiste più una vera distanza di sicurezza. Idealmente, ciò che avviene in Palestina o all’interno delle carceri di El Salvador non riguarda solo paesi lontani; può irrompere nel nostro quotidiano, travolgendoci senza grande preavviso. Occorre dunque rimanere vigili, esercitare il proprio diritto alla democrazia, evitando di girare lo sguardo dalla parte sbagliata.