Francesco mi taglierei i capelli per te?

Informazioni Evento

Luogo
VILLA DEL COLLE DEL CARDINALE
Strada per Sant'Antonio, 47, Colle Umberto I, PG, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Curatori
Roberta Tosi
Uffici stampa
CLP
Generi
arte contemporanea, collettiva

5 riflessioni sulle donne nella spiritualità di San Francesco d’Assisi, a cura di Roberta Tosi: uno sguardo al femminile sulla figura straordinariamente attuale del Santo di Assisi.

Comunicato stampa

Il complesso monumentale di Villa del Colle del Cardinale ospita, dal 20 giugno 2026, la mostra Francesco, mi taglierei i capelli per te? 5 riflessioni sulle donne nella spiritualità di San Francesco d’Assisi, a cura di Roberta Tosi: uno sguardo al femminile sulla figura straordinariamente attuale del Santo di Assisi.

L’esposizione si inserisce nel calendario di iniziative del Comitato Nazionale per la Celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi e rientra in una progettualità ideata dai Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria con Nestlé.

Le opere in mostra, la maggior parte inedite e site specific, delle artiste Daniela Alfarano, Roberta Busato, Silvia Ranchicchio, Elisa Zadi e Federica Zianni intendono restituire uno sguardo tutto al femminile sulla figura straordinariamente attuale del Santo di Assisi, in un percorso di confronto ma anche di spoliazione e restituzione, accostandosi così a una delle figure più radicali degli ultimi ottocento anni.

I linguaggi artistici differenti, messi in atto dalle artiste, tra pittura, disegno, scultura e installazioni, sono un’immersione in una ricerca appassionante sul tema dell’identità, del riconoscimento, della natura, del corpo e dell’anima alla luce della contemporaneità del messaggio francescano.

L’allestimento, curato dall’architetto dei Musei Nazionali dell’Umbria Emanuela Veschi, mira a valorizzare l’intervento artistico, il quale si armonizza con il ‘contenitore’ rinascimentale, creando un ulteriore dialogo tra passato e presente.

Il 19 giugno 2026, alle ore 16.30 le cinque artiste (Daniela Alfarano, Roberta Busato, Silvia Ranchicchio, Elisa Zadi e Federica Zianni) e Ilaria Batassa (direttore scientifico di Villa del Colle del Cardinale), introdotte e moderate dal Direttore dei Musei nazionali dell’Umbria – Costantino D’Orazio –, si confronteranno sull’importanza della prospettiva femminile per la comprensione della figura di San Francesco D’Assisi.

A seguire, si svolgerà l’inaugurazione della mostra, alla quale interverranno Costantino D’Orazio (Direttore dei Musei nazionali dell’Umbria), Davide Rondoni (Presidente Comitato Nazionale per la Celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi), Roberta Tosi (curatrice).

Le Artiste e le opere

Daniela Alfarano

Vive e lavora a Modena, e attraverso il disegno indaga da sempre il rapporto fra luce e oscurità. Da Rotterdam ad Amsterdam, da Francoforte a New York, e poi Pietrasanta, Bologna, Milano, Roma. Dal Premio Combat alla Fondazione Mudima, la sua opera giunge a Villa del Colle del Cardinale con un dittico e un trittico sulla sottile soglia dell’essere e dello svanire.

Il trittico Nel puro vero è un attraversamento che risuona nelle viscere dell’essere umano e lo connette col battito ancestrale.

Le mani in preghiera, Pentimento, appaiono come la prima e ultima invocazione sussurrata tra le dita quando non c’è più fiato nemmeno per respirare.

Roberta Busato

Lavora e vive tra Mantova e Pietrasanta, la sua ricerca la spinge a guardare la materia come via d’accesso alla storia dell’umanità, in cui si scoprono rituali antichi e la chiamata dell’essere umano tra finito e infinito. Il suo lavoro, oltre alle innumerevoli esposizioni in Italia, è stato esposto al Tokyo Metropolitan Art Museum, alla Fondazione Henraux di Querceta (Lucca,), e all'Oliver Gustav Studio di Copenaghen.

Le Lettere sono un viaggio mistico al cuore della visione francescana. Una trascrizione narrativa di un colloquio di anime e speranze, di fatica e letizia.

In O visione in sogno la luce passa, accende il volto di riflessi e trasparenze, quasi irraggiungibili e incomprensibili. Di questi sogni, o dovremmo dire desideri, sono fatte anche le nostre vite. Visioni che ci tendono verso un orizzonte sempre di là da venire.

Silvia Ranchicchio

Vive e lavora tra Milano e Todi, è un’artista poliedrica capace di esprimere la sua arte attraverso scultura, ceramica, installazione e pittura. Dopo le residenze artistiche internazionali (Egitto, Tunisia, Georgia e Turchia, Thailandia), e varie esposizioni, riceve il Premio CERP e nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia (sezione Umbria). È tra i fondatori de La via degli Artisti a Todi, ed è direttore artistico della First International Ceramic Art Residence.

L’eterna luce arriva dopo un lungo percorso, dopo aver attraversato l’abisso e il grido. Un’opera che riveste e custodisce ciò che di più prezioso si è riusciti a conquistare giorno dopo giorno: un bagliore tra le ferite del tempo, uno scudo divenuto invincibile.

Atto di devozione è una scrittura del corpo che cresce, un tragitto di vita, testimonianza silenziosa e fragile di ciò che siamo stati. Un archivio dei giorni, un segno di rinuncia e consacrazione. Corpo, memoria e spiritualità: quelli di Chiara e di ogni atto di sacrificio e devozione.

Elisa Zadi

Originaria di Arezzo, con la sua arte si addentra nelle questioni che riguardano la femminilità ma anche la ricerca costante del rapporto fra uomo e natura sia in senso introspettivo che antropologico e simbolico. Fra le principali partecipazioni artistiche si ricordano quelle presso il Mart, il Museo Novecento di Firenze, il Castello Visconteo e Palazzo Broletto di Pavia, il Container Door Art Festival, Mexico. Oltre a partecipare alla residenza internazionale DOM & Extrartis, Barcellona-Sorrento, l’artista riceve innumerevoli premi e riconoscimenti.

Un viaggio nel Cantico delle Creature del Santo di Assisi, alla ricerca di quel suo sguardo originario e creaturale. Un percorso per rivivere nell’intimo l’erompere di quel canto e ritrovarlo in elementi che si oppongono ma che nella loro opposizione, aspirano al tutto e alla Creazione stessa.

Aria e Fuoco: la libertà, la passione

Ellebori e Saturnia: la natura che sfida l’inverno, il gigante dell’estate

Nespolo e Martagon: i frutti, i fiori

Radura e Bucaneve: uno spazio infinito, il fiore che si fa spazio

Ruscello e Gigli: acque umili e preziose, i fiori della purezza

Cespugli e Iris: la durezza, la tenerezza

Fioriscono Prati è un’installazione quanto mai suggestiva e delicata ma ciò che rappresenta è un cammino in cui poter percepire uno spazio naturale che nell’intimo possa trasformarsi in un giardino simbolico e spirituale.

Federica Zianni

Originaria di Roma, con la sua arte s’interroga e riflette sulla natura culturale dell’essere umano e le sue infinite sfaccettature, attraverso il recupero dei miti classici e reinterpretando immagini archetipiche di nascita, morte, creazione e distruzione. Vincitrice del Dottorato di ricerca artistica in Cultural Heritage and Creativity, Patrimonio culturale e Arte Contemporanea, presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, è finalista di innumerevoli premi tra cui Premio Combat, Cramum, Exibart Prize, Artkeys, Premio Arte, inoltre prende parte al GIFA di Düsseldorf, ed è vincitrice del Premio Arte Laguna Prize. Espone al GASC di Milano e vince la 7° edizione di Arcipelago. Partecipa come lecturer al 2023 International Sculpture Camp presso la Huafan University di Taiwan, e in Cina partecipa alla residenza artistica presso il Taoxichuan International Studio.

Shadow and Halo: due specchi, un faccia a faccia spiazzante con noi stessi. Shadow and Halo è un’installazione che vuole riflettere su ciò che ci rende davvero umani, su quanto la forza dell’essere umano arrivi a sfidare i confini fisici, gli impedimenti del corpo.

Fast & Sacred: una sedia, molti vestiti. Si procede per spoliazione. Davanti all’Altissimo, Francesco riconosce finalmente sé stesso e non occorre altro. Gli abiti rivestono i nostri corpi, ma le nostre anime, di cosa si rivestono? L’eccesso, di cui ci circondiamo quotidianamente, ci libera o ci nasconde?

La Villa del Colle del Cardinale

La Villa del Colle del Cardinale è la più nota tra i complessi residenziali umbri; fu edificata nel 1575 per volontà del cardinale Fulvio della Corgna, nipote di Papa Giulio III del Monte, su probabile progetto di Galeazzo Alessi. La struttura del palazzo, di grandi dimensioni, si presenta compatta nella sua pianta rettangolare, sviluppandosi su cinque livelli: seminterrato, piano rialzato, primo piano nobile, secondo piano e sottotetto. Esternamente, sulle direttrici delle diagonali, sorgono quattro costruzioni angolari: il cosiddetto bagno del cardinale con la biblioteca; l’uccelliera del giardino d’inverno con la selleria; lo studio; il soggiorno per ospiti.

Sulla facciata del corpo centrale, con i prospetti inquadrati da cornici e fasce marcapiano, con gli angoli definiti dal bugnato liscio, si apre il portale sovrastato dall’elegante balcone. Nel prospetto posteriore ad ovest, la presenza di un torrino, aggiunto alla fine del sec. XIX per i servizi, altera la linearità originaria.

Le grottesche, attribuite a Salvio Savini, decorano le sale interne, suggerendo narrazioni mitologiche, storiche e bibliche. Il Cardinale è ritratto nel Salone d’Onore, affiancato da Fede e Carità, tenendo tra le mani il progetto del giardino all’italiana, di stampo tipicamente rinascimentale. La proprietà della Villa passò nel 1645 alla famiglia Oddi, divenuta Oddi Baglioni nel 1782, che modificò radicalmente gli spazi esterni, affidando al Capitano Andriani prima e a Vincenzo Ciofi poi i massicci interventi che ne cambiarono l’aspetto. Per arricchire l’apparato decorativo delle sale, inoltre, furono chiamati maestri quali Carlo Labruzzi e Marcello Leopardi, i quali intervennero prevalentemente nei locali del seminterrato. Cominciò così a delinearsi la complessa stratificazione che caratterizza l’interno, evidente nella simbologia araldica, ma soprattutto l’esterno della Villa: dal giardino-orto all’italiana, passando per il parterre de broderie, fino al giardino romantico all’inglese (il parco è ancora oggi disseminato di vestigia lapidee) si arriva all’attuale conformazione, rispondente in parte a quella voluta da Ferdinando Cesaroni, proprietario dal 1892: è in questo periodo che vengono piantati alcuni degli alberi monumentali – ancora presenti – tra cui l’imponente Cedrus libani e il rarissimo esemplare di Cryptomeria japonica.

Particolarmente suggestivo è il Bagno del Cardinale, un complesso edificio che, secondo recenti studi condotti da una équipe dell’Università della Tuscia, è un annesso del giardino di matrice arcadica, costituito dalla sovrapposizione di costruzioni nuove e pre-esistenti, in diretta connessione con il bosco e con il giardino pensile: le stanze affrescate che lo compongono hanno un forte valore simbolico; il Bagno del Cardinale è sovrastato da uno spazio, la Biblioteca, dipinto a statuaria a mo’ di pantheon da Marcello Leopardi.