D-Exhibition
D-Exhibition, mostra audiovisiva e live A/V project di SAE Institute Milano.
Comunicato stampa
D-Exhibition
SAE Institute Milano × San Fedele
29 maggio 2026 ore 17.30 - 20.30
Auditorium San Fedele, Via Ulrico Hoepli, 3/b, 20121, Milano
Foyer - Daemons, mostra a cura di Lucrezia Nardi
Palco - D R I F T, concerto audiovisivo degli studenti del terzo anno del corso di Installazioni Multimediali a cura dei docenti Riccardo Giovinetto e Leonardo Bruno
Il 29 maggio 2026, alle ore 17.30, presso l’Auditorium San Fedele di Milano, SAE Institute presenta The Final Event, evento conclusivo dell’anno accademico che si articola in una mostra e in una restituzione performativa dal vivo.
La mostra lavora sull’ambiguità semantica e concettuale del termine daimon, attivando una doppia genealogia: da un lato quella tecnico-informatica, dall’altro quella linguistico-culturale. In ambito informatico, un daemon è un processo software che opera in background, eseguendo funzioni senza interazione diretta con l’utente; un sistema autonomo e invisibile che agisce in modo continuo, garantendo il funzionamento di altri processi o attivandosi in risposta a condizioni determinate. Il termine insiste però sulla sua derivazione dal greco δαίμων (daímōn), che indica una presenza intermedia, una forza operativa non necessariamente visibile, situata tra il mondo umano e quello divino: il daimon non è una figura negativa, ma una forma di intelligenza o agency che agisce in modo indiretto, spesso senza essere percepita.
Il percorso espositivo si colloca precisamente in questa intersezione, tra dispositivo tecnico e dimensione simbolica, tra funzione operativa e contenuto latente. L’esposizione si struttura come un dispositivo articolato, fondato su una dimensione diffusa, in cui i lavori si configurano come luoghi in cui definizioni, parametri e diciture si sovrappongono, generando un senso instabile — come solo le produzioni studentesche, già mature nella loro grammatica, possono abitare. È il regno dell’eterogeneità, dell’errore e del processo come generatore di senso: non esiti chiusi, ma frammenti di ricerca che convivono in uno stato di interferenza.
I progetti, provenienti dall’archivio accademico di SAE Institute Milano e da dipartimenti diversi, non sono semplicemente materiali espositivi, ma parti di un processo più ampio: momenti di una ricerca in corso che trova qui una forma temporanea di emersione. In questo senso, la mostra si configura come un archivio situato, una soglia tra ciò che è ancora in formazione e ciò che diventa visibile, senza stabilizzare completamente i contenuti che espone.
I lavori mantengono una propria autonomia e si attivano in relazione diretta con gli spazi laterali e i corridoi dell’auditorium, trasformati in una struttura diffusa di attraversamento audiovisivo: scese le scale dell’ingresso, suoni, melodie e frammenti video si modulano e si intersecano con l’architettura preesistente, tra brutalismo ed elementi scenografici. Da un lato esiti progettuali singoli, dall’altro la costruzione di un ambiente unitario che, pur non essendo fondato su una relazione diretta tra le opere, si configura come una partitura visiva e sonora, non tanto per una reale contaminazione spaziale quanto come digressione narrativa fatta di accostamenti e opposizioni. In questa condizione, siamo noi stessi quel daimon che attraversa, attiva e dà senso all’intero dispositivo
All’interno dell’auditorium avrà luogo D R I F T, concerto audiovisivo finale degli studenti del terzo anno del corso di Installazioni Multimediali, a cura dei docenti Riccardo Giovinetto e Leonardo Bruno. D R I F T è una trama di immagini e suoni in trasformazione, che attraversa micro e macro come due scale comunicanti: dal microscopico organico alle mappe satellitari, dal frammento materico ai sistemi che lo aggregano. La forma cresce per innesti e diramazioni, come un sistema vivo: connessioni che si addensano, deviano, ritornano.
La performance procede in modo orizzontale, “a finestre”: otto produzioni AV digitali si susseguono una alla volta come moduli autonomi ma interconnessi. In questo attraversamento, l’atto di osservare diventa dispositivo compositivo: ciò che viene messo a fuoco, misurato, classificato o escluso non è neutro, ma modifica la percezione stessa del reale, facendo emergere scarti e attriti tra visione umana e lettura della macchina.
Tra una scena e l’altra si aprono otto intermezzi di transizione: fondali audiovisivi come soglie, cuciture e metamorfosi. È qui che entrano i musicisti ospiti, con un intervento dal vivo che attraversa e riorienta i paesaggi sonori e visivi generati dagli studenti. A sostenere questa materia in tempo reale è il team del percorso Live, responsabile della regia tecnica e dell’audio engineering, che integra strumenti e sistemi digitali e mantiene la continuità del mix lungo l’intero concerto.