Remains – The Alchemy of Lost Memory

Informazioni Evento

Luogo
BARRIERA
Via Crescentino 25, Torino, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
29/04/2026

ore 19

Curatori
Alberto Dapporto
Generi
arte contemporanea, collettiva

Remains – The Alchemy of Lost Memory è una mostra a cura di Alberto Dapporto ospitata da Associazione Barriera e Sergey Kantsedal, in occasione della sedicesima edizione di Mirror Project.

Comunicato stampa

Remains – The Alchemy of Lost Memory è una mostra a cura di Alberto Dapporto ospitata da Associazione Barriera e Sergey Kantsedal, in occasione della sedicesima edizione di Mirror Project.
Il progetto è una riflessione sul tempo che si consuma, sulla materia che si trasforma e sulla traccia fragile che l’umanità lascia dietro di sé. La mostra si colloca in uno spazio liminale tra fine e inizio, dove processi emotivi e materiali — reali o simbolici — assumono la forma di un atto alchemico, capace di rivelare al contempo la precarietà del nostro mondo e la sua incessante capacità di rigenerarsi.
È l’idea del tempo perduto, della natura che brucia sé stessa, dove i pensieri e le credenze si trasformano come in un’alchimia: la materia muta ma non si libera del proprio peso, la memoria si trasforma ma continua a esercitare pressione sul presente.
Remains esplora l’instabilità contemporanea non come condizione statica, ma come impossibilità di chiudere i processi.
A innescare la ricerca sull’atto del vivere e del creare mentre tutto intorno — e dentro — sembra crollare è l’immagine evocata da Derek Jarman in Modern Nature, in cui, nel 1991, nel contesto del suo giardino di Prospect Cottage a Dungeness, scrive: «I am a gardener, a maker of ruins».
In un paesaggio marginale, l’atto di cura e del guardare con attenzione diventa una forma di resistenza nella precarietà. Remains dà forma a questa attenzione verso ciò che persiste, nonostante l’assenza di futuro, e alla capacità di restare presenti di fronte a ciò che non può essere salvato.
Jarman, nel desiderio di lasciare una traccia, sottolinea come la fine delle cose sia sempre, inevitabilmente, l’inizio di altro, e in questa tensione ciclica emerge l’invito a percepire l’esistente con uno sguardo più delicato e a cogliere, nel decadimento, un’armonia sottile.

I lavori di Nicola Ghirardelli, Edoardo Caimi e Bri Williams dialogano qui su tre registri diversi: la debolezza dei sistemi imposti, il tempo non sequenziale e la fragilità intima del trauma.
Nicola Ghirardelli indaga l’elemento organico come territorio di conflitto tra natura e ideologia, mettendo in crisi l’illusione fallimentare di controllo sulla fisicità. La sua ricerca affonda nella filosofia della trasformazione della materia, rivelando le crepe di un sistema di pensiero che ha contribuito alla fragilità del presente. Attraverso la ricomposizione di elementi archeologici e naturali tratti dall’immaginario quotidiano, non parla di trauma umano, ma di un’instabilità in cui l’umano perde centralità.
Ne emerge un interrogativo aperto: come abitare un mondo che non risponde più alle nostre aspettative di dominio?
In questo stato di collasso, Edoardo Caimi, attingendo a culture suburbane e rurali periferiche, a pratiche come i graffiti e all’uso di materiali industriali, reimmagina la contemporaneità all’interno di una narrativa cosmogonica e survivalista. Il suo lavoro riflette su un tempo non lineare, un tempo che appartiene al presente tanto quanto al passato, o persino al futuro, evocando scenari di erosione sociale e paesaggi contaminati in cui trovano habitat nuove forme di tribalismo, organizzazioni e gruppi di resistenza.
Bri Williams (ə) si inserisce esplorando la perdita di controllo nell’ambito dell’intimità: memorie ricorrenti, traumi persistenti, dolori refrattari a una guarigione lineare. I suoi oggetti non sono semplici residui — remains — ma ciò che nella quotidianità tentiamo di archiviare e che resta invece in sospensione, chiedendo riconoscimento senza mai offrirsi come narrazione risolta. Il lavoro parla alla parte di noi che lotta con ciò che non si può correggere né cancellare: la complessità emotiva, la vulnerabilità, la memoria che si muove non per volontà, ma per necessità. Attraverso l’atto dell objet trouvé, Williams impiega materiali organici e manufatti quotidiani come contenitori di tracce di esperienza vissuta, mentre l’immersione nella resina di alcune opere assume un valore allegorico e purificatorio che cristallizza il passato, invitando a riflettere sul nostro rapporto con il ricordo.
Lo spazio dell’allestimento si configura come un luogo a sua volta in transito, dove segni di passaggio, residui di gesti e frammenti si sovrappongono come interferenze che creano uno scenario in trasformazione, in cui le opere appaiono come glitch provenienti da altri tempi e altre realtà.
In questo stato di sospensione, Remains – The Alchemy of Lost Memory rifiuta la narrazione risolutiva. Non parla di ciò che cambia, ma di ciò che, anche cambiando, continua a pesare, e si interroga su quali resti di noi lasciamo in meccanismi che sfuggono a ogni risoluzione.

A cura di Alberto Dapporto
Hosted by Associazione Barriera e Sergey Kantsedal