Il super architetto Kengo Kuma in mostra al Museo del Bonsai, luogo magico alle porte di Milano

Le location scelte dalle aziende per presentare i loro prodotti durante la Design Week rincorrono spesso l’effetto wow. A centrarlo in pieno, questa volta, è il Museo del Bonsai di Parabiago, un’oasi giapponese nella suburbia lombarda

Lo spazio espositivo più sorprendente di questo Fuorisalone si trova in provincia di Milano, a una trentina di chilometri dal capoluogo lungo la direttrice della Statale del Sempione, incastrato in un paesaggio tipicamente suburbano fatto di stradoni, rotonde e centri commerciali. Varcando la soglia del Crespi Bonsai Museum di Parabiago, però, ci si ritrova all’interno di un’oasi del tutto inaspettata. Il museo fondato 35 anni fa da Luigi Crespi è infatti la casa della più importante collezione al mondo di bonsai d’autore al di fuori del Giappone, con piante ultracentenarie e vere e proprie opere d’arte viventi create dai più acclamati maestri del passato esposte a rotazione a seconda delle stagioni. L’esemplare più famoso, il re della galleria al quale è stata riservata una postazione d’onore sotto una cupola di vetro, è un Ficus retusa millenario arrivato in Italia nel 1986 dopo una lunga trattativa. Qui troviamo anche un enorme giardino zen con laghetti e carpe e perfino una Università del Bonsai che offre corsi per appassionati di questa arte e un percorso formativo pluriennale con lezioni e dimostrazioni tenute da grandi esperti internazionali. 

Edifici, tappeti e bonsai: è sempre una questione di aria e di luce

Il brand indiano Jaipur Rugs ha scelto questo luogo intriso di cultura nipponica per presentareFaces, la collezione di tappeti nata dalla collaborazione con il grande architetto giapponese Kengo Kuma. Una scelta che, come ci spiega Matteo Crespi, uno dei discendenti del fondatore del museo, non è stata fatta soltanto in base e criteri estetici o di assonanza culturale, ma vuole sottolineare delle affinità elettive che corrono su un piano più profondo: “Nelle architetture di Kuma la stratificazione è molto importante, la sovrapposizione di layer crea dei giochi di luce, ombra e aria che danno carattere agli edifici e che ritroviamo anche nei tappeti. Le piante hanno dei rami che si muovono in maniera molto più libera, però anche la loro struttura si basa sull’interazione di luce e aria e chiunque voglia far crescere un bonsai non può prescindere da questo aspetto”. 

Jaipur Rugs, FACES at Crespi Bonsai Museum
Jaipur Rugs, FACES at Crespi Bonsai Museum

La collezione “Faces”, architetture in tessuto firmate da Kengo Kuma

I sedici tappeti della collezione, che vediamo adagiati ai piedi dei bonsai o integrati con naturalezza nel parco, sono altrettante trasposizioni in lana e viscosa rigenerata delle facciate di alcuni tra gli edifici più iconici realizzati da Kengo Kuma & Associates. Non si tratta di un’operazione letterale, però, ma di una reinterpretazione nella quale emergono il ritmo e la profondità che scandiscono i lavori del maestro e del suo studio. “Piuttosto che tradurre direttamente le facciate, ci interessava di più catturare la memoria sensoriale delle architetture”, chiarisce Kengo Kuma. “Quello che rimane nella nostra memoria non è la forma esatta o la geometria, ma l’atmosfera che creano, il modo in cui la luce accarezza una superficie, la profondità dei layer e le texture sottili che percepiamo quasi a livello inconscio. In questo senso, i tappeti non sono rappresentazioni degli edifici ma tracce di esperienze”. 

I pezzi ispirati a musei ed edifici a vocazione culturale

Sukima, per esempio, ha come riferimento visivo il Suntory Museum of Art di Tokyo, un capolavoro di sottrazione materica il cui elemento più saliente sono le lamelle verticali bianche, che lasciano passare la luce e l’aria ammorbidendo il passaggio tra interno ed esterno. Chirashi si ispira alla facciata del Kanayama Community Centre di Gunma con il suo gioco di pieni e di vuoti ottenuto attraverso l’alternanza di grandi pietre rettangolari e quadrate. Kasane, l’unico tappeto che si discosta dalla palette sobria, composta prevalentemente da marrone, beige e grigio con accenni bianchi e neri, introducendo il verde, ha dei motivi grafici ispirati alle “sudare”, le persiane orizzontali in legno e metallo che nel progetto dell’Albert Kahn Museum di Boulogne Billancourt, alle porte di Parigi, creano armonia tra gli spazi interni e il giardino. 

Giulia Marani

Dal 21 al 24 aprile
dalle 9.30 alle 17.30 
Crespi Bonsai Museum
SS. Del Sempione 37, Parabiago (MI)

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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