Maffeo d’Arcole – Stop non più oltre

Informazioni Evento

Luogo
CASTEL SAN PIETRO
Piazzale Castel S.Pietro, 37129 Verona, VR, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
27/03/2026

ore 20

Artisti
Maffeo d’Arcole
Curatori
Daniela Rosi
Generi
arte contemporanea, personale

Fondazione Cariverona presenta a Castel San Pietro (Verona) la prima personale e progetto site specific di Maffeo d’Arcole, “STOP, non più oltre” – a cura di Daniela Rosi, nell’ambito di Interregno

Comunicato stampa

Maffeo d’Arcole: STOP, non più oltre
a cura di Daniela Rosi
Castel San Pietro, Verona
28 marzo – 3 maggio 2026
Inaugurazione: venerdì 27 marzo 2026, ore 20.00
Mostra realizzata nell’ambito di Interregno, progetto di Fondazione Cariverona
in collaborazione con Urbs Picta, con la direzione artistica di Jessica Bianchera
In sintesi:
• Fondazione Cariverona presenta a Castel San Pietro (Verona) la prima personale e progetto site specific di Maffeo d’Arcole, “STOP, non più oltre” - a cura di Daniela Rosi, nell’ambito di Interregno
• Inaugurazione venerdì 27 marzo 2026 ore 20 (aperta a tutti) - Mostra aperta dal 28 marzo al 3 maggio 2026, dal martedì alla domenica (ore 10-18) - Ingresso gratuito
• Un percorso immersivo con oltre 30 grandi tele, 22 collage (Il calice amaro), tre installazioni (tra cui Sand Creek e Popoli in cammino), videomapping, proiezioni e video-installazione; opere spesso senza titolo per chiamare lo sguardo alla responsabilità.
• STOP, non più oltre è un atto di coscienza: rifiuta l’assuefazione e chiede di fermarsi prima che l’ingiustizia diventi “normale”, prima che guerra, migrazioni, sopraffazione dei più fragili e degrado ambientale scorrano addosso senza lasciare traccia
• La mostra porta il tema del confine dentro e fuori dall’arte: il limite non è solo geografico o sociale, ma anche culturale - chi decide cosa è “dentro” la normalità e cosa viene spinto “fuori”. Così, la traiettoria autonoma e non accademica di Maffeo, maturata fuori dai circuiti ufficiali, diventa parte del discorso di Interregno sul diverso e sul marginale
• Un’arte corale, nata dal basso e radicata ad Arcole, in provincia di Verona, che genera relazioni e coinvolgimento comunitario: Castel San Pietro diventa uno spazio da attraversare, non un semplice contenitore
Fondazione Cariverona presenta a Castel San Pietro la mostra STOP, non più oltre, prima personale di Maffeo d’Arcole e progetto site specific a cura di Daniela Rosi, in programma dal 28 marzo al 3 maggio 2026, con opening venerdì 27 marzo alle ore 20, aperto a tutti e a ingresso gratuito. L’esposizione si inserisce nel palinsesto di Interregno, il progetto culturale promosso dalla Fondazione tra il 2025 e il 2026 che mette al centro una domanda decisiva: che cosa consideriamo “normale” e che cosa definiamo “diverso”? E soprattutto: quali confini - visibili o invisibili - separano ancora queste due categorie, alimentando esclusione, distanza, marginalità?
Dopo Nessuno escluso e Tomorrows, la mostra dedicata a Maffeo d’Arcole prosegue questa riflessione in modo radicale, portandola sul terreno della coscienza: il limite non è soltanto una linea da tracciare, ma una scelta quotidiana di sguardo, di linguaggio, di responsabilità. In STOP, non più oltre, la tensione tra normalità e diversità emerge come un nodo etico: ciò che chiamiamo “normale” può diventare assuefazione all’ingiustizia, accettazione della violenza, abitudine alla sofferenza altrui. Maffeo rovescia questo automatismo e lo rende visibile: mette in crisi l’indifferenza, restituisce presenza agli esclusi, costringe a interrogarsi su dove nasce la distanza tra “noi” e “gli altri” e su quale sia, oggi, la soglia oltre la quale non si può più restare neutrali.
STOP, non più oltre è una dichiarazione, ma anche una richiesta. È il gesto di chi si rifiuta di distogliere lo sguardo di fronte alla violenza della storia, alle guerre, alle migrazioni forzate, alla sopraffazione dei più fragili, al degrado ambientale. È un’esortazione che l’artista rivolge a sé stesso prima ancora che al pubblico: fermarsi, guardare, non anestetizzarsi.
Il confine, nel lavoro di Maffeo, non è mai solo geografico: è morale, storico, umano. Ma è anche - in modo decisivo - un confine culturale: quello che separa ciò che viene riconosciuto “dentro” dal sistema dell’arte da ciò che resta “fuori”. Autodidatta, radicato nella sua terra ma con uno sguardo costantemente rivolto al mondo, Maffeo d’Arcole sviluppa da oltre cinquant’anni una ricerca autonoma, laterale, non addomesticata: un’arte che nasce ai margini delle appartenenze ufficiali e che proprio per questo rende visibile, anche sul piano simbolico, la domanda di Interregno su normalità e differenza.
Pittura, scultura, installazione, performance e video convivono in una pratica espressiva che nasce dall’urgenza e dall’indignazione, ma si traduce in immagini di grande forza visiva. Il suo lavoro non è mai pacificante: inquieta, provoca, interroga. Le sagome lignee dei migranti realizzate con assi di case abbandonate evocano l’emigrazione veneta verso il Sud America e dialogano con le migrazioni contemporanee. I numeri che attraversano le tele riducono l’uomo a cifra, memento della sua fragilità. Le figure deformate, i colori primari attraversati da neri e bianchi violenti, la materia incisa e stratificata restituiscono una realtà che non concede alibi
Accanto alla radicalità dello sguardo, la pratica di Maffeo conserva una dimensione essenziale: la coralità. La sua è un’arte che nasce dal basso, dentro un legame concreto con Arcole e con una dimensione comunitaria: un fare che non isola l’artista in un recinto autoreferenziale, ma lo colloca in una trama di relazioni, memoria e territorio. Anche in questo senso, la mostra a Castel San Pietro si configura come un attraversamento di confini: tra centro e margine, tra riconoscimento e invisibilità, tra storia locale e ferite globali.
L’esposizione riunisce oltre 30 grandi tele, la serie di 22 collage “Il calice amaro”, tre installazioni – tra cui “Sand Creek”, con i suoi imponenti bisonti, e “Popoli in cammino”, dedicata ai migranti di ieri e di oggi – oltre a videomapping, proiezioni e una video-installazione. Un percorso immersivo che mette il visitatore in relazione diretta con opere spesso prive di titolo, perché non guidino ma responsabilizzino lo sguardo.
«Con questa mostra scegliamo di non restare neutrali», dichiara Bruno Giordano, Presidente di Fondazione Cariverona. «L’opera di Maffeo d’Arcole ci ricorda che l’assuefazione è una forma silenziosa di complicità: quando tutto scorre davanti ai nostri occhi senza lasciare traccia, anche l’ingiustizia rischia di diventare normale. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e profonde fratture sociali, il suo lavoro restituisce peso alle immagini e responsabilità allo sguardo, riportando al centro il tema dei confini - tra inclusione ed esclusione, tra dentro e fuori, tra indifferenza e presa di posizione. Come Fondazione lavoriamo ogni giorno per rafforzare sviluppo, cambiamento e solidarietà nei nostri territori: crediamo che la cultura non sia un ornamento, ma uno spazio di coscienza civile e di partecipazione. Portare questa prima personale a Castel San Pietro significa offrire alla città un luogo in cui fermarsi, interrogarsi e scegliere da che parte stare».
Castel San Pietro, luogo simbolico della città e affacciato su Verona, diventa per l’occasione uno spazio attraversabile e stratificato, in dialogo con opere che non si limitano a occupare lo spazio ma lo trasformano in esperienza. STOP, non più oltre non è solo una mostra, ma un invito: fermarsi prima che la soglia dell’indifferenza venga superata. In un presente segnato da conflitti, disuguaglianze e trasformazioni profonde, la ricerca di Maffeo d’Arcole risuona come un gesto necessario.
«Incontrare l’opera di Maffeo d’Arcole non è un’esperienza neutra. Davanti ai suoi lavori puoi avvertire il desiderio di fuggire oppure sentirti catturato da ciò che vedi perché riconosci finalmente qualcosa che ti era sempre stato davanti senza essere davvero visto», dichiara la curatrice Daniela Rosi. «Maffeo lavora sull’urgenza del reale: non produce immagini “belle” né pacificanti, non offre soluzioni, non consola. Interroga senza appello e lo fa come un gesto etico, prima ancora che estetico: trasformare il nostro guardare narcotizzato in un risveglio, costringerci a misurare la soglia oltre la quale non si può più restare neutrali. E questa radicalità nasce anche da una posizione precisa: Maffeo è un outsider non per posa, ma per libertà di segno e di pensiero, capace di rendere visibile il confine - culturale e simbolico - tra ciò che il sistema dell’arte riconosce “dentro” e ciò che lascia “fuori”. Al tempo stesso, la sua è un’arte corale, che nasce dal basso, ad Arcole, con un cannocchiale puntato sul mondo, e diventa relazione: un dispositivo che genera incontri e scambi, e che trasforma lo spazio espositivo in un’esperienza condivisa».