Soft Structures
una mostra collettiva che riunisce sei artisti americani, le cui pratiche affrontano l’astrazione come un linguaggio vivo e relazionale. In questa occasione, la galleria presenta per la prima volta in Italia un corpus di opere dei sei artisti.
Comunicato stampa
Soft Structures
Paolo Arao | Courtney Childress | Mark Joshua Epstein | Nicholas Moenich |Danielle Mysliwiec | Cyle Warner
Testo di Mark Joshua Epstein e Victoria Shimano
Andrea Festa Fine Art è lieta di presentare Soft Structures, una mostra collettiva che riunisce sei artisti americani — Paolo Arao, Courtney Childress, Mark Joshua Epstein, Nicholas Moenich, Danielle Mysliwiec e Cyle Warner — le cui pratiche affrontano l’astrazione come un linguaggio vivo e relazionale. In questa occasione, la galleria presenta per la prima volta in Italia un corpus di opere dei sei artisti.
L’inaugurazione si terrà il 25 marzo 2026, dalle ore 18:00 alle 21:00, e la mostra sarà visitabile fino al 10 maggio 2026.
Storicamente intesa come gesto di riduzione — un allontanamento dalla narrazione verso la forma pura — l’astrazione viene qui ripensata come modalità di articolazione. Attraverso pittura, tessile, rilievo e costruzione materica, gli artisti in Soft Structures costruiscono sistemi visivi attraverso cui l’esperienza viene trattenuta, codificata e amplificata. Geometria, ripetizione, pattern e forza cromatica non operano come fini formali, ma come vettori di significato.
Ciò che emerge nella mostra è una forma di pensiero visivo condiviso. Piuttosto che rappresentare direttamente un’essenza, ciascun artista sviluppa un vocabolario specifico attraverso cui la realtà viene evocata. La forma diventa unità di pensiero; il colore — una dichiarazione; la superficie — uno spazio in cui materia, immagine e narrazione convergono.
Paolo Arao (n. Manila, Filippine) realizza pitture cucite, costruzioni tessili e installazioni site specific radicate nell’astrazione geometrica. Arao rielabora questa tradizione attraverso l’uso del tessile, cucendo composizioni che esplorano l’elasticità dell’identità queer e riflettono la sua eredità filippina. Realizzate con tessuti di diversa provenienza, abiti di seconda mano, fibre intrecciate a mano e tele usurate, le sue opere ricordano bandiere o quilt, spesso portando tracce fisiche dei corpi che li hanno indossati. Arao ha conseguito il BFA presso la Virginia Commonwealth University ed è stato partecipante alla Skowhegan School of Painting and Sculpture. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche quali The Columbus Museum, The Chrysler Museum of Art, The Progressive Art Collection, The Capital One Art Collection, The Morgan Stanley Art Collection e Fidelity Investments.
Courtney Childress crea oggetti e ambienti che evocano le esperienze sensoriali dell’infanzia, mettendo al contempo in evidenza le condizioni fisiche e i vincoli del presente. Il suo lavoro con lana infeltrita su tela attiva una dimensione tattile e temporale. Ha ricevuto il City Artist Corps Grant e il supporto della New York Foundation for the Arts (NYFA), ed è stata esposta a livello internazionale, tra cui a New York, in Germania e in Lussemburgo.
Mark Joshua Epstein ha conseguito un MFA presso la Slade School of Fine Art (Londra, UK) e un BFA presso la School of the Museum of Fine Arts e la Tufts University (Boston, MA). Tra le mostre personali e a due si segnalano: Matéria Gallery (Detroit, MI), Turley Gallery (Hudson, NY), Asya Geisberg Gallery (New York, NY), Ortega y Gasset Projects (Brooklyn, NY), SPRING/BREAK Art Show (New York, NY), Handwerker Gallery presso Ithaca College (Ithaca, NY), Vane Gallery (Newcastle, UK), Demo Project (Springfield, IL) e Biquini Wax Gallery (Città del Messico).
Nicholas Moenich è un artista basato a New York noto per la combinazione di precisione geometrica e texture organiche. Ha conseguito un MFA presso Hunter College (2011) e un BFA presso il Cleveland Institute of Art (2008). Ha presentato mostre personali presso 1969 Gallery e Furnace e partecipato a mostre collettive in sedi come Anton Kern Gallery e Pierogi Gallery. Tra i riconoscimenti ricevuti si annoverano il Pollock-Krasner Foundation Grant (2023) e il NYSCA/NYFA Artist Fellowship (2021). Attualmente è Direttore della Sagtikos Art Gallery presso il Suffolk County Community College. Le sue opere fanno parte di collezioni come il Whitney Museum of American Art, la Pratt Institute Library e la Jessica R. Gund Memorial Library del Cleveland Institute of Art.
Danielle Mysliwiec concentra la propria pratica pittorica sull’esplorazione materiale e sull’astrazione, utilizzando un processo intensivo di estrusione della pittura a olio per imitare la tessitura. Ne derivano superfici astratte e materiche su lino che mutano con la luce e il punto di vista, rivelando e celando le forme. Ha esposto presso Asya Geisberg Gallery, Good Naked, Brintz+County, Untitled Art Fair, The Peale Museum, McKenzie Fine Art, Transmitter, Mixed Greens, Novella, Vox Populi, Kent State University, San Francisco State University e The Center for Craft, tra gli altri.
Cyle Warner è un artista multidisciplinare caraibico-americano con base a Brooklyn. La sua pratica affronta il tessile come linguaggio spaziale, attingendo a motivi architettonici degli ambienti domestici caraibici per indagare come la memoria si formi attraverso movimento, contatto e negoziazione corporea. Attraverso strutture tessute, installazioni, fotografia e opere su carta, Warner costruisce dispositivi spaziali che concepiscono l’ambiente costruito come un sistema di registrazione plasmato dall’uso e dalla prossimità, piuttosto che dalla permanenza. Il suo lavoro è stato esposto presso il Brooklyn Museum (2024), il Bronx Museum of the Arts (2026), Welancora Gallery (2022, 2023), Bradley Ertaskiran (2022), Oolite Arts (2022) e Regular Normal (2020, 2021), tra gli altri.
Il titolo Soft Structures rimanda a un paradosso centrale. Se da un lato le opere sono rigorose nella composizione e disciplinate nel processo, dall’altro resistono alla retorica impersonale associata all’astrazione modernista. Si aprono invece alla memoria, alla dimensione domestica, al sapere artigianale ereditato e a identità codificate. Se l’astrazione storica tendeva all’autonomia, i lavori qui presentati insistono su una relazione — con il corpo, con l’ascendenza, con il lavoro e con l’universo visivo del presente.
In un’epoca segnata dalla circolazione accelerata delle immagini, Soft Structures propone l’astrazione non come fuga, ma come strumento per ricostruire il mondo attraverso la forma. Le opere si presentano come immagini potenti, ma al tempo stesso eccedono l’immagine — attraverso scala, materia e densità — riaffermando un incontro diretto tra spettatore, opera e significato.