Cronache sospese

Informazioni Evento

Luogo
SHAREVOLUTION CONTEMPORARY ART
Palazzo Andrea Doria - Piazza San Matteo, 17 16123 , Genova, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
21/03/2026
Generi
arte contemporanea, collettiva

Mostra Cronache sospese, con opere di quattro artisti contemporanei che hanno trovato la fonte dei loro rispettivi lavori – non commissionati – tra le pieghe del secolo Ottocento sul quale si fonda la nostra modernità visiva, politica e tecnica.

Comunicato stampa

SHAREVOLUTION c.a. inaugura sabato 21 marzo 2026 alle ore 17:30 la mostra Cronache sospese, con opere di quattro artisti contemporanei che hanno trovato la fonte dei loro rispettivi lavori - non commissionati - tra le pieghe del secolo Ottocento sul quale si fonda la nostra modernità visiva, politica e tecnica. Lungi dall’essere una semplice rievocazione storica, l’800 diventa un archivio vivo: un territorio di immagini, eventi e procedimenti che continuano a influenzare il nostro modo di guardare, abitare e ricordare.
Attraverso linguaggi diversi, Stefania Beretta, Giuseppe Sannino, Luca Clabot e Mauro Ghiglione rivisitano con uno sguardo contemporaneo il XIX secolo, come un’epoca che ha lasciato il segno e che continua a risuonare nel nostro presente. Nelle loro opere si manifesta dunque l’eco del secolo, che diventa un’esortazione a guardare oltre, a vedere ciò che resta e ciò che cambia, tra progresso e memoria.
Stefania Beretta presenta una serie di scatti fotografici del Grand Hotel Palace di Lugano, che intorno alla metà dell’Ottocento fu uno degli hotel destinato ad accogliere personalità internazionali, crocevia di lusso e mondanità. Nel 1995, anno in cui l’artista realizza gli scatti, si presentava ormai abbandonato alla sua autodistruzione. Le immagini catturano l’assenza: le stanze sono vuote, le icone frammenti, il lusso un pallido ricordo, resta la struttura, testimone muta del passato che precipita nel sentimento Romantico del secolo in questione.
Il tema dell’assenza, intesa non come vuoto, ma come spazio per riflettere su quanto rimane, è un filo rosso che lega quattro sguardi, seppur in modi diversi.
L’idea di presenze assenti emerge anche nell’opera di Giuseppe Sannino che recupera il valore materico e sperimentale della cianotipia, mettendo in evidenza come le tecniche ottocentesche possano ancora oggi generare nuove possibilità espressive. Sannino la utilizza per raccontare un viaggio intimo e personale: To you, My Sweetest Memory Forgotten è un progetto fotografico realizzato a Picinisco, paesino montano nel sud d’Italia da cui proviene la sua famiglia. L’opera è un dialogo silenzioso con presenze - i pastori e gli abitanti del luogo, con le loro azioni semplici e ripetute - che si sentono ma non si vedono.
Nelle opere di Luca Clabot il Risorgimento italiano viene rielaborato con un approccio ironico per mettere in luce le tensioni, le omissioni e le contraddizioni che hanno accompagnato quel processo, restituendo al passato una complessità spesso semplificata dalla memoria collettiva. Le sue opere sono un divertimento intellettuale, dove le parole si scompongono in anagrammi e giochi linguistici, svelando nuovi significati. E l’Ottocento diviene anche pretesto per parlare di temi del nostro presente, quali l’unità, la lingua, l’identità. L’assenza è nella Storia, e non nelle parole che mai si perdono e sempre si ritrovano.
Mauro Ghiglione, attraverso una rilettura critica delle origini della fotografia, interroga la nascita dello sguardo meccanico e la sua promessa di oggettività, mettendo in dialogo l’atto pionieristico ottocentesco con l’attuale sovrapproduzione visiva. Nell’opera Scatto escatologico, parte dalla prima fotografia della storia, un’immagine del 1826 di Joseph Nicéphore Niépce, e la porta al limite: l’immagine progressivamente scompare, sino a dissolversi nel nero totale. Un gesto concettuale potente: l’azzeramento della visione, dove il buio contiene potenzialmente tutte le immagini possibili, compreso l’occhio di chi guarda. Quella di Ghiglione è un’assenza piena di infinite possibilità.
Si tratta di quattro visioni che attraversano il tempo, dove l’idea del visibile e del nascosto crea un dialogo tra la memoria e la reinvenzione del passato, tra ciò che si vede e ciò che si intuisce soltanto, in un gioco di equilibri tra apparenza e mistero. Nel loro insieme, le opere tracciano un percorso che attraverso immagini, eventi e processi nati nell’Ottocento, mostrano come il passato non sia un territorio concluso ma una riserva di forme, idee e domande ancora aperte. Un dialogo tra epoche che invita lo spettatore a ripensare il presente attraverso le proprie origini.