Georg Baselitz – Eroi d’Oro
La Fondazione Giorgio Cini presenta una mostra di nuove opere di Georg Baselitz, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, in partnership con la galleria Thaddaeus Ropac.
Comunicato stampa
Ho una lunga biografia alle spalle. Intendo dire che ho dipinto un numero incredibile di quadri nel corso di oltre 60 anni. Ora che sono più o meno alla fine della mia attività di pittore, ho pensato che fosse il momento di trarre una sorta di conclusione. In altre parole, una sintesi dei quadri che ho realizzato nel corso degli anni.
— Georg Baselitz
La Fondazione Giorgio Cini presenta una mostra di nuove opere di Georg Baselitz, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, in partnership con la galleria Thaddaeus Ropac. La mostra coincide con la 61ª Biennale di Venezia e presenta la più recente serie di dipinti di grandi dimensioni dell’artista tedesco, che esplora l’interazione tra fondi dorati luminosi e figure delicatamente rese, sovrapposte in alcune composizioni con esplosioni di colore a impasto. Come osserva l’artista a proposito delle sue nuove opere: «L’oro assorbe lo spazio, assorbe le ombre, assorbe la spazialità [...]. E sopra tutto questo, solo un disegno, come su un foglio di carta, un disegno di nudo [...] il più raffinato che sono riuscito a realizzare».
I piani dorati che costituiscono lo sfondo delle opere esposte, grazie alla loro riflessività, non offrono alcuna illusione di profondità, creando una piattezza che ricorda le icone medievali o gli sfondi dorati delle opere del pittore rinascimentale nordico Stefan Lochner. I corpi dipinti da Georg Baselitz, eseguiti con linee nette, giacciono nudi su questi sfondi come se fluttuassero sulle loro superfici, resi attraverso un approccio che eredita il disegno al tratto. Essi includono autoritratti più grandi del naturale, nonché numerose rappresentazioni della moglie dell’artista, Elke, sua compagna di vita e modella ricorrente nelle sue opere. Realizzati con vernice nera diluita che ricorda l’inchiostro, questi ritratti spettrali richiamano i ritratti di Hokusai e la calligrafia giapponese. Diverse tele incorporano pennellate spesse e viscose che si concentrano sulle figure, associando più colori per ottenere un effetto marmorizzato e variegato: «Piccole citazioni, che mi piace chiamare “de Kooning” e “de Kooning-nel-posto-sbagliato”: un’azione arbitraria e improvvisa con un pennello e una spatola nei colori di de Kooning da qualche parte all’interno o accanto alla figura», spiega Baselitz. Facendo emergere i corpi delicati dalle tele, le pennellate vivaci sembrano richiamare l’affermazione di Willem de Kooning secondo cui «la carne è la ragione per cui è stata inventata la pittura a olio».
Accompagna l’esposizione un catalogo illustrato, e un testo di Luca Massimo Barbero.