Mapplethorpe a Milano. Una mostra tra corpo, luce e desideri
Dopo il debutto a Venezia, la retrospettiva a Palazzo Reale prosegue il racconto del fotografo americano Robert Mapplethorpe e della sua complessità. Mostrando come ogni immagine può diventare luogo di riflessione sull’identità e sul desiderio
Milano dedica a Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989) una retrospettiva che restituisce la complessità di uno degli artisti più influenti e discussi del Novecento, sottraendolo alla semplificazione dello scandalo e riportando al centro la costruzione dell’immagine. Curata da Denis Curti, la mostra si apre con i collage giovanili degli Anni Sessanta: ritagli, immagini d’archivio e materiali eterogenei mostrano una precoce attenzione alla messa in scena dell’identità e una dialettica costante tra artificio e realtà, che privilegia la sospensione e invita lo spettatore a completare il senso dell’opera.

Ritratti e corpi attraverso l’obiettivo di Mapplethorpe
Il percorso prosegue con due nuclei dedicati a Patti Smith e Lisa Lyon. Nei ritratti di Smith, figura centrale nella formazione emotiva e artistica dell’autore, l’immagine trattiene un’intimità rarefatta: lo sguardo diretto ma trattenuto, il corpo accennato e la luce calibrata creano uno spazio di relazione e complicità più che di semplice rappresentazione. Con Lisa Lyon, campionessa di bodybuilding, il linguaggio fotografico diventa scultoreo. Mapplethorpe misura volumi e simmetrie con rigore classico: la muscolatura emerge come architettura luminosa e i confini tra maschile e femminile vengono messi in crisi. Il corpo diventa forma autonoma e carica di erotismo, costringendo chi osserva a muoversi tra ammirazione estetica e riflessione critica.
Nudi, fiori e classicità in Robert Mapplethorpe
Al centro della mostra, nudi e nature morte floreali dialogano in una continua deriva semantica. Un’orchidea su fondo scuro sintetizza il nucleo concettuale: la curvatura dei petali e la resa luministica rimandano all’anatomia del corpo umano, stabilendo continuità tra fiore e carne, pulsione e controllo. La sezione finale confronta la fotografia di Mapplethorpe con la statuaria classica: le sculture, riprese dall’obiettivo, perdono immobilità e acquisiscono nuova carica emozionale. La luce scivola sulle superfici marmoree come sulla pelle, restituendo alla percezione un senso contemporaneo, intimo e fragile. Il canone classico non viene celebrato, ma interrogato e reso vulnerabile.
1 / 6
2 / 6
3 / 6
4 / 6
5 / 6
6 / 6
Un omaggio necessario a Robert Mapplethorpe
La mostra ha ricevuto ampi consensi a livello internazionale, con critici che evidenziano il suo ruolo pionieristico nella ridefinizione del corpo e del ritratto, e invita a confronti con altri maestri come Helmut Newton e Irving Penn, anch’essi impegnati a coniugare rigore visivo e audacia espressiva. La retrospettiva presenta Mapplethorpe come autore capace di unire innovazione e urgenza poetica. Palazzo Reale conferma il suo ruolo di spazio privilegiato per riflettere sull’immagine come luogo di negoziazione tra essenza, corpo e tensione emotiva. Tra sensualità e classicità, padronanza e abbandono, la mostra lascia chi osserva in uno stato altamente contemplativo, invitandolo a confrontarsi con immagini che continuano a interrogare il presente.
Margherita Artoni
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati