Tempo e luce, dalle radici. Nella mostra di Consani e Ozzola a San Gimignano
Su tre piani, a salire, nel cuore di San Gimignano, lo studio di Michelangelo Consani diventa teatro del quinto dialogo con un collega artista. Questa volta il confronto è con Giovanni
Come in un esercizio zen, il tempo e la luce guidano l’esperienza della mostra Niji hajimete arawaru: Appare il primo arcobaleno, quinto dialogo della piattaforma culturale ieedificio57, nata nel 2024 a San Gimignano per volontà di Michelangelo Consani (Livorno, 1971). Questa volta a confrontarsi è Giovanni Ozzola (Firenze, 1982): due artisti apparentemente distanti che in questa mostra trovano invece una sintesi omogenea a partire dalle fondamenta, in un percorso dall’oscurità verso il cielo. Nella cisterna è infatti Ozzola a misurarsi con la dimensione sotterranea dello spazio, inserendo due campane marittime in bronzo. Nessuno le suona, sono le scritte che l’artista vi applica ad evocarvi una possibile voce.
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La mostra di Consani e Ozzola a San Gimignano
È la mostra stessa ad essere un’opera: l’intero percorso è infatti di ascensione laica, di emersione dal buio in tre stazioni. Non è un caso, infatti, che al primo piano (l’ultimo in altezza) sia proprio la luce la guida delle due sale che vi si rispecchiano. In quella più luminosa una enigmatica e composita scultura di Consani del 2021 (Messaggi rivoluzionari) guarda la stampa di Ozzola Amarti mi affatica, dove il chiarore, quasi allo zenit, è dato dallo sfondamento di tre archi sul mare. Mentre nella stanza adiacente, in una dimensione metropolitana analoga, fatta di graffiti e cose terrene, c’è una porta che si affaccia sull’orizzonte offrendo l’unica fuga di luce, mentre Autoritratto – il giovane Barry Lindon (Consani, 2026) guarda cieco una dimensione che non è reale ma in continuum tra vita e morte.

IL percorso espositivo da ieedificio57
La visione lineare del tempo scandisce le opere del piano terra. Nell’intervento di Ozzola, le chiocciole in bronzo percorrono lentissime e immutabili travi in ferro. Sono organismi in trasformazione: il loro incedere è laborioso, incessante e al tempo stesso fonte di vita. Gli fa da contraltare Sopra i figli dei figli il sole, calco in bronzo di un daino a dondolo in legno regalato a Consani da un artista di Livorno quando era bambino. Il giocattolo porta con sé i segni del passare degli anni, il deperimento, i risultati di qualche gioco più energico, di un abbraccio goffo. Con la fusione in bronzo l’artista congela l’azione del tempo, e ci ricorda che nasciamo tutti senza un segno ma è nello svolgersi delle cose, anche se traumatiche, nel flusso perpetuo e costante degli accadimenti, nella ricerca rabdomantica e cosciente della luce, che scoviamo, anche se non ci par vero, la perfezione.
Santa Nastro
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