Max Papeschi – Extinction
La Fondazione Pietro Barbaro regala a Palermo l’esercito impossibile di Max Papeschi.
Comunicato stampa
“La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.”
In Extinction, Max Papeschi trasforma il paradosso orwelliano in immagine, spazio e materia. Il progetto, che arriva a Palermo dopo Milano, Parigi e Matera, immagina un futuro in cui l’umanità si è estinta e una civiltà extraterrestre tenta di ricostruirne la storia attraverso frammenti digitali distorti. Ne emerge un racconto visivo che mette a nudo guerre permanenti, idolatria, decadenza culturale e autodistruzione, come esiti estremi di una società che ha normalizzato la contraddizione.
La mostra di Max Papeschi, prodotta da Arteventi e curata da Stefania Morici e Antonio Calbi, con l’allestimento studiato dall’architetto Giovanni Musica di studio MGAlab, approda al Teatro Massimo grazie al sostegno della Fondazione Pietro Barbaro, con il supporto del Comune di Palermo e della Fondazione Teatro Massimo, in collaborazione con la Settimana delle Culture e nel solco del gemellaggio con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
Il progetto immagina un futuro in cui la specie umana si è estinta e una civiltà extraterrestre tenta di ricostruirne la storia attraverso frammenti digitali distorti. Da questa ipotesi nasce un racconto visivo che mette in luce guerre, idolatria, decadenza culturale e autodistruzione.
L’esposizione si articola in tre interventi diffusi in città. Al Teatro Massimo è allestita Zwergen Dämmerung, un’installazione composta da 47 statue monumentali che uniscono i corpi dei guerrieri di Xi’an alle teste dei nani da giardino. L’opera riflette sulla guerra permanente e sull’impoverimento culturale, creando un forte contrasto tra alto e basso, eroico e grottesco, in uno dei luoghi simbolo della cultura europea. Le opere esposte nei giardini del teatro appartengono ad ArTI.
Negli spazi della Fondazione Pietro Barbaro, a Palazzo Trinacria, è presentata Full Metal Karma, un’installazione che nasce dalla fusione simbolica tra Buddha e Napoleone. L’opera sviluppa l’idea di una cultura terrestre fraintesa, in cui pace interiore e conflitto si sovrappongono fino a suggerire la guerra come destino inevitabile dell’umanità.
Il progetto si completa con 2 + 2 = 5, un intervento urbano che porta nei luoghi pubblici di Palermo le celebri frasi tratte da 1984 di George Orwell, trasformandole in slogan mimetizzati nel linguaggio del presente. Un’azione che rafforza il senso complessivo di Extinction, inteso non come evento improvviso ma come processo lento di erosione culturale e critica.
Con Extinction, Palermo diventa teatro di un’esperienza artistica diffusa che intreccia arte contemporanea, spazio urbano e riflessione sociale, invitando il pubblico a interrogarsi sul presente e sulle responsabilità collettive verso il futuro.