Vittorio Corsini / Filippo de Pisis – White Peaks and Colored Ice
Farsettiarte presenta White Peaks and Colored Ice. Vittorio Corsini parla con Filippo de Pisis, una mostra che mette in rapporto opere inedite di Vittorio Corsini con cinque dipinti di Filippo de Pisis, realizzati tra il 1933 e il 1940, creando un confronto serrato tra pittura e scultura, memoria e percezione, luce e materia.
Comunicato stampa
Farsettiarte presenta White Peaks and Colored Ice. Vittorio Corsini parla con Filippo de Pisis, una mostra che mette in rapporto opere inedite di Vittorio Corsini con cinque dipinti di Filippo de Pisis, realizzati tra il 1933 e il 1940, creando un confronto serrato tra pittura e scultura, memoria e percezione, luce e materia.
Il progetto instaura una relazione ideale tra i due artisti, che Arianna Baldoni nel testo critico che accompagna l’esposizione definisce “una danza armoniosa, dove il silenzio dell’uno diventa lo spartito dell’altro; un incontro che attraversa il tempo e si fonda su una comune sensibilità per il paesaggio, la natura morta e l’abitare come spazio vissuto e mentale”.
Vittorio Corsini (Cecina, 1956) fin dagli anni di formazione in accademia è stato affascinato dalle opere dell’artista ferrarese per l’atmosfera di felice malinconia che permea i suoi paesaggi e le nature morte. Proprio su questi due soggetti prediletti di de Pisis si incentra la mostra, che fa affiorare rapporti inaspettati tra pittura tradizionale e linguaggio contemporaneo.
Paesaggio nel Gers è dipinto da de Pisis nel 1935 durante il soggiorno in Guascogna. A quest’opera Corsini risponde con Casa gialla nel Gers 2, una piccola architettura in ceramica, aperta e decostruita, che ne amplifica l’isolamento e la sospensione. Come osserva Baldoni, questa miniatura architettonica diviene l’immagine dello spazio ideale, raccolto in un volume impraticabile, che reagisce all’idea di costruzione edilizia, evocando invece il senso di appartenenza e protezione.
In Paese di Casalecchio (Omaggio a Morandi), 1940, de Pisis riduce il paesaggio a una sintesi lirica e essenziale. Corsini ne offre una rilettura attraverso una piccola casa in cristallo posta davanti all’immagine dipinta: una sorta di lente ottica che ne deforma la visione, trasformandola in luogo amnestico e indistinto. La trasparenza volumetrica diventa così metafora del tempo vissuto, immagine sfuocata, liquefatta in sfumature brillanti.
Il dialogo prosegue affrontando la natura morta, genere centrale per de Pisis, esemplificata da due opere estremamente significative degli anni Trenta, quando l’artista è nella piena maturità espressiva: Natura morta con conchiglie, e Fave. Nei dipinti dell’artista ferrarese gli oggetti, carichi di malinconia e sospensione metafisica, diventano depositi di memoria e caducità. A queste immagini Corsini accosta i suoi vegetali di cristallo che, disposti all’interno di un contenitore metallico dotato di fonte luminosa, simili ad archeologie contemporanee, acquisiscono la preziosità di un tesoro ritrovato.
Il percorso si completa con Dalie e gladioli, 1933, uno dei vertici della pittura floreale di de Pisis, in cui i tocchi di colore vibrante risuonano nello spazio dell’assenza, come l’ultimo atto di una rappresentazione. A questa dimensione lirica Corsini risponde con i suoi quadri monocromi attraversati da dispositivi a led, nei quali il gesto pittorico viene rallentato, ricostruito e reso materia. L’artista spiega: La velocità, il gesto impulsivo, la pennellata sicura e l’intenzionalità sono diventate per me elementi distinti… la luce gialla rende evidente la dispersione, l’apparire della pennellata, come fosse un salto quantico.
Il rapporto tra parola e immagine, centrale nell’opera di Corsini, rinsalda ulteriormente il legame con de Pisis, che nel 1951 scriveva: “Ho voluto spiritualizzare gli oggetti famigliari alla mia pittura”. In entrambi gli artisti, l’immagine diventa così una forma di scrittura silenziosa, un luogo in cui la realtà si trasfigura in memoria, emozione e pensiero.
White Peaks and Colored Ice mette in rapporto due poetiche lontane nel tempo ma affini nella tensione lirica, offrendo al pubblico l’occasione di riflettere su come un artista che utilizza i linguaggi della contemporaneità possa rileggere i grandi maestri del Novecento da una prospettiva inedita e con uno sguardo nuovo.
Testo in catalogo di Arianna Baldoni.