Graniti

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO ALPINO DUCA DEGLI ABRUZZI
Strada Villair 2, Courmayeur, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
28/12/2025

ore 17,30

Patrocini

Promossa dalla Società delle Guide Alpine Courmayeur, curata dalla Galleria Estopia di Aosta su un pensiero dell’Associazione White View di Aosta

Generi
fotografia, collettiva

Mostra Collettiva alla Società delle Guide Alpine di Courmayeur.

Comunicato stampa

Siete cordialmente invitati domenica 28 dicembre alle ore 17.30, all’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea ‘Graniti’ ospitata presso il Museo Alpino Duca degli Abruzzi di Courmayeur, nella storica sede della Società Guide Alpine Courmayeur (Strada Del Villair, 2, 11013 Courmayeur), che vede la partecipazione di tre affermati artisti valdostani: Sophie-Anne Herin, Marco Jaccond e Massimo Sacchetti e dello scultore romeno Cosmin Moldovan, che con i suoi quasi spiriti di montagna accompagna l’osservatore nell’attraversamento della mostra, suggerendo una direzione senza imporla.

Il massiccio del Monte Bianco attraversa idealmente l’esposizione come paradigma. La locandina presenta una fotografia di Mauro Paillex che ritrae il Monte Bianco denudato dalla neve, restituendo l’immagine essenziale della montagna e del granito.

In questo orizzonte, si collocano i lavori dei tre artisti, che ruotano attorno a una qualità più che a un tema: la densità che resiste allo sguardo e ne orienta la percezione. La materia non è intesa come immagine descrittiva, ma come soglia, come ciò che lascia intravedere solo parzialmente.
La ricerca fotografica di Sophie-Anne Herin mette in relazione la pietra con la materia organica del fiore, facendo emergere una tensione silenziosa tra fragilità e densità, tra ciò che cede e ciò che permane.

Nelle opere di Marco Jaccond, il granito diventa immagine instabile: la sua maestria nel manipolare lo sguardo si manifesta attraverso sfalsature e sfuocature che disattivano la visione frontale, rendendo la montagna un campo percettivo in continuo slittamento.

Massimo Sacchetti usa la fustella, richiamando un metodo tradizionale diffuso in Valle. Il gesto non descrive la materia, ma la interroga, aprendo la superficie e portando alla luce ciò che normalmente resta nascosto.