“Se torni a Casoria ti spezziamo le gambe”. Minacce di tipo mafioso ad Antonio Manfredi, direttore del museo Cam: alla base ci sarebbe una sua denuncia per il furto di una scultura

Che Antonio Manfredi, il direttore del museo Cam di Casoria, sappia maneggiare bene le corde della comunicazione, e non esiti a farlo, spesso con operazioni provocatorie e non di rado estreme, è questione notoria anche al di fuori del mondo dell’arte. Molti ricorderanno nel 2012 i controversi roghi della CAM Art War, quando – per […]

La scultura dell'artista giapponese Kaori Kavakami, rubata a Casoria

Che Antonio Manfredi, il direttore del museo Cam di Casoria, sappia maneggiare bene le corde della comunicazione, e non esiti a farlo, spesso con operazioni provocatorie e non di rado estreme, è questione notoria anche al di fuori del mondo dell’arte. Molti ricorderanno nel 2012 i controversi roghi della CAM Art War, quando – per protestare contro l’abbandono delle istituzioni culturali – vennero bruciate alcune opere della collezione del museo.
Eppure in questa occasione probabilmente anche Manfredi avrebbe volentieri evitato di guadagnare gli onori delle cronache: coinvolto in una faccenda che pare avere diverse parentele – almeno verbali – con la mafia. “Non azzardarti a tornare più a Casoria altrimenti ti spezziamo le gambe“: minacce di questo tipo gli sono state rivolte con tre telefonate da un’utenza anonima, mentre si trovava in vacanza lontano dalla sede del museo. “Cosa credevi di fare, hai veramente rotto. Attento a dove vai, o sono guai per te“.
E proprio le allusioni a qualcosa fatto dal direttore, hanno da subito indirizzato le indagini sulla denuncia sporta nei giorni scorsi, e legata alla sparizione di una grande scultura dell’artista giapponese Kaori Kavakami, affidata dal Cam al Comune di Casoria per essere esposta in uno spazio della Villa Comunale. Non si esclude che l’opera, pesante due tonnellate, possa essere stata venduta a commercianti di ferro vecchio.

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    pesante due tonnellate, è impossibile; ma anche due quintali, sembrerebbe inverosimile