Sistema Irpinia. Tre mesi di attività culturali per la provincia di Avellino, esplorando il territorio. Mostre, workshop, spettacoli, per recuperare l’identità dei luoghi, guardando al contemporaneo

Il nome evoca il frastuono di una catastrofe, vecchia ormai di oltre trent’anni, ma le cui ferite restano incise nella memoria dei luoghi e delle persone. Perché il terremoto dell’Irpinia, che nel 1980 causò migliaia di morti, feriti e sfollati, porta con sé non solo l’eco di un disastro sociale spaventoso, ma anche tutti gli […]

Manocalzati, Castello di San Barbato - foto Fabio Donato

Il nome evoca il frastuono di una catastrofe, vecchia ormai di oltre trent’anni, ma le cui ferite restano incise nella memoria dei luoghi e delle persone. Perché il terremoto dell’Irpinia, che nel 1980 causò migliaia di morti, feriti e sfollati, porta con sé non solo l’eco di un disastro sociale spaventoso, ma anche tutti gli infelici strascichi legati al tema della ricostruzione edilizia, con tanto di losche infiltrazioni e speculazioni politiche, imprenditoriali, criminali.
L’Irpinia, territorio che coincide in larga parte con la provincia di Avellino, è però anche un luogo in cui arte, cultura e natura hanno un peso specifico importante, nel solco di quell’incastro vitale tra storia e paesaggio che descrive l’intero Meridione. Da questa consapevolezza nasce “Sistema Irpinia per la Cultura Contemporanea”, un festival diretto da Maria Savarese, che si articola in un programma di mostre, spettacoli, set cinematografici, workshop, dislocati su tutta l’area, con la città di Mirabella Eclano eletta quartier generale e fulcro simbolico.
Da marzo a giugno 2014 prende il via quello che si presenta come un vero e proprio “piano di valorizzazione turistico-culturale”, capace di mettere in rete alcuni fra i borghi e i castelli più affascinanti della provincia irpina con alcune eccellenze culturali campane, dal Museo Madre ai Teatri Uniti di Napoli. Un’azione complessa, che gode dei finanziamenti della regione Campania, del matronato del Madre Fondazione Donnaregina e del patrocinio dello IED Istituto Europeo di Design. L’obiettivo principale? “Gettare un ponte tra memoria e innovazione, tra locale e globale”, così da “valorizzare il patrimonio artistico-culturale con contenuti adeguati alla contemporaneità”.
Stimolare processi di pensiero, di creatività, di produzione culturale e di innovazione, è allora una sfida che certe periferie geografiche d’Italia devono potersi assumere. Partendo da un profilo identitario forte e puntando a un processo collettivo di evoluzione e di coscienza nuova. Una direzione che potrebbe valere per la Nazione tutta e per il centro-sud in particolare: essere comunità condividendo una storia ed un confine, ma insieme orientandone l’apertura, la trasformazione. Che è poi l’unico strumento di affrancamento possibile, rispetto a certi poteri opachi e persistenti.

Mirabella Eclano, Festa della Grande Tirata - foto Fabio Donato
Mirabella Eclano, Festa della Grande Tirata – foto Fabio Donato

Il Festival si strutturerà attraverso un programma di tre workshop, della durata di una settimana ciascuno, a cura di Andres Neumann, rivolti a studenti o operatori dello spettacolo, dell’arte o del management culturale: momenti di  studio e ricerca attraverso cui sviluppare un metodo di ricognizione e valorizzazione del territorio. Poi una mostra di del fotografo Fabio Donato, dal titolo Work in progress, che documenterà la genesi, l’evoluzione e la realizzazione del progetto “Sistema Irpinia”. Quindi la proiezione del documentario L’Irpinia che guarda il mare, con la regia di Nicolangelo Gelormini, e la prima dello spettacolo teatrale Occhi Gettati, su testi di Enzo Moscato, con la regia di Francesco Saponaro, realizzato in collaborazione con Teatri Uniti di Napoli e con l’Ex-Asilo Filangieri/La Balena, dedicato alle specificità storico-architettoniche del Castello di San Barbato a Manocalzati.
Infine, una collettiva diffusa: Cosa succede a Rotondi?, a cura di Maria Savarese e Igor Zanti, è un focus sulla cittadina di Rotondi, in provincia di Avellino, un comune di 3000 anime in cui si concentra un pezzetto d’arte contemporanea: qui sorgono infatti lo studio di Perino & Vele, il capannone in legno di Umberto Manzo, la masseria di Eugenio Giliberti, il “bunker” di Giuseppe e Lucio Perone. Un micro segmento magnetico, ad alta densità creativa, incastonato nella  Valle Caudina. Gli artisti apriranno al pubblico i loro studi, esponendo dei progetti inediti realizzati per l’occasione.

– Helga Marsala

www.sistemairpiniaculturacontemporanea.com