Lo sciamanesimo secondo Kandinsky all’Arca di Vercelli: fotogallery dalla mostra che svela il legame tra l’avanguardia russa e la cultura tribale delle steppe. Con i pezzi di outsider art raccolti dalla Fondazione Poggianella

Una grande mostra può essere tale anche se piccola, paradosso apparente che bene si applica alla finestra che l’Arca di Vercelli apre sull’avventura di Wassily Kandinsky. Inquadrato da una lente di ingrandimento che nello spazio di una manciata di opere – una ventina, a coprire lo spazio tra gli inizi del secolo e i primi […]

Kandinsky lo sciamano in mostra a Vercelli

Una grande mostra può essere tale anche se piccola, paradosso apparente che bene si applica alla finestra che l’Arca di Vercelli apre sull’avventura di Wassily Kandinsky. Inquadrato da una lente di ingrandimento che nello spazio di una manciata di opere – una ventina, a coprire lo spazio tra gli inizi del secolo e i primi Anni Venti – si concentra sul processo di analisi della cultura rurale e popolare della steppa, background ancestrale che farcisce l’immaginario degli avanguardisti di segni ed enigmi, purificandone la tavolozza in un range cromatico che parla di acqua e vento, terra e fuoco. Può sembrare agevole, ma non lo è stato, mettere insieme pezzi dispersi nella miriade di musei e collezioni che costellano la Russia; semplice, perché scritto nel DNA di Kandinsky, riconoscere il debito nei confronti di quella matrice culturale e provare a raccontarla. Raccogliendo in questo il testimone della mostra che, basandosi su riflessioni analoghe, ha portato lo scorso autunno l’infornata degli avanguardisti a Palazzo Strozzi; trovando nel duetto con i tesori della Fondazione Poggianella di Rovereto riscontri puntuali e oggettivi. Tamburi rituali, monili, piccoli archi che aiutano a tenere a bada le ombre che occhieggiano dal regno degli inferi: tracce che tornano, sublimate nel linguaggio della modernità, in forma di aeree danze cromatiche. Nella fotogallery le immagini della preview…

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.