Uomini e donne nudi per una performance. Arrivano i Carabinieri, ma erano Fanny & Alexander che citavano Marina Abvramovic e Ulay al Cocoricò di Riccione. Arte? No. Atti osceni in luogo pubblico

“Concorso aggravato in atti e spettacoli osceni”. Questa l’accusa che pende sullo storico locale notturno di Riccione, il Cocoricò. Uno spettacolo di burlesque un po’ troppo spinto? Uno show con qualche audace starlette del soft porno? Niente di tutto questo. L’evento incriminato, ospitato durante una serata dal titolo “Memorabilia”, porta la firma di Fanny & […]

Marina Abramovic, Ulay - Impoderabilia - 1977
Marina Abramovic, Ulay - Impoderabilia - 1977

“Concorso aggravato in atti e spettacoli osceni”. Questa l’accusa che pende sullo storico locale notturno di Riccione, il Cocoricò. Uno spettacolo di burlesque un po’ troppo spinto? Uno show con qualche audace starlette del soft porno? Niente di tutto questo. L’evento incriminato, ospitato durante una serata dal titolo “Memorabilia”, porta la firma di Fanny & Alexander, nota compagnia ravennate di teatro sperimentale. Che  a proposito di flashback nella memoria aveva deciso di citare la storica performance di Marina Abramovic e Ulay del ’77, Impoderabilia: i due artisti, totalmente nudi, fiancheggiavano l’ingresso della Gam di Bologna, tramutandosi in scandaloso e striminzito “passaggio obbligato” per i visitatori. La versione del Cocoricò prevedeva tre porte-cabine occupate da tre coppie svestite: per entrare, anche in questo caso, bisognava passarvi in mezzo.
Il ramake doveva essere la sorpresa dello scorso sabato notte. E invece, sul più bello, ecco i carabinieri: spettacolo considerato inadeguato per un club – a cui per altro accedono anche minorenni – e non segnalato preventivamente alle autorità per la pubblica sicurezza. Il tutto viene interrotto bruscamente, mentre artisti ed organizzatori vengono accompagnati in caserma per regolare identificazione.
Luigi De Angelis, membro di Fanny&Alexander, ha così commentato sul suo profilo Facebook: “Che la performance fosse di assoluta attualità non avevo dubbi, ma che nel 2014 potesse essere esercitata la censura in questo modo fa riflettere molto sul paese in cui viviamo”. Concorde la direzione del locale, indignata e sbigottita.

Marina Abramovic, Ulay - Impoderabilia - 1977
Marina Abramovic, Ulay – Impoderabilia – 1977

Ma trattasi davvero di censura moralista, incautamente inflitta contro un’operazione artistica? Oppure il luogo non era del tutto idoneo? Certo è che nel 2003 la medesima perfomance era stata proposta nello stesso locale e nessuno si era lamentato. E a pensarci bene, è la storia che si ripete, tale e quale. Anche allora Marina e Ulay furono interrotti dalla polizia, che ritirò loro i passaporti, mettendo fine a quella prova imbarazzante – e ai tempi rivoluzionaria – destinata a entrare nella storia della body art.
Non è cambiato nulla in quarant’anni? Nonostante l’overdose di immagini trasgressive, l’ammiccamento erotico-mediatico a tutte le ore, la libertà dei costumi e l‘emancipazione sessuale? Parrebbe di no. E se il pudore è un sentimento atavico, che sopravvive nell’intimo a qualunque cambiamento culturale, i codici borghesi mostrano eguale resistenza. La vera differenza è da cercare, semmai, nel ruolo delle location. In un museo o in una galleria, oggi, ci si dovrebbe scomporre molto meno per un performer senza veli, scansando il rischio del blitz militare. E invece: dal caso del Leopold Museum, con i calciatori nudi di Pierre e Gilles censurati dopo le proteste della composta società viennese, al clamore suscitato da Franco Losvizzero all’Accademia di Romania a Roma, passando per le foto ecclesiastico-omosessuali di Gonzalo Orquín in programma alla romana galleria L’Opera, con tanto di diffida del Vaticano, la lista è lunga e variegata. E sono solo alcuni casi recentissimi. Insomma, non c’è concettualismo o rivoluzione estetica che tenga di fronte alla morale comune. E forse, qualora sparisse del tutto ogni barriera, anche certe azioni perderebbero di senso e d’efficacia. Tutto come da copione, dunque, anche al Cocoricò: con i carabinieri perfettamente e inconsapevolmente calati nella parte.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • L’atto osceno, giustamente punito, è l’aver proposto la storica performance di Marina Abramovic e Ulay per stuzzicare il voyeurismo di una società, questa si sempre più ignorante, per mercificare un’entrata in una discoteca. “L’omaggio di Fanny & Alexander” non voleva creare un disagio, come in chi doveva passare tra Marina e Ulay nudi, ma solleticare appetiti di giovani e meno giovani che dell’Abramovic non conoscono neppure l’esistenza. Questa io la definirei un’operazione di “cosmesi dell’arte” a fini puramente commerciali. La tristezza è che tutti gli articoli pubblicati on line non leggono in senso critico l’accaduto ma puntano alla repressione della “cultura e dell’arte” … quando l’operazione alla discoteca (probabilmente studiata a tavolino) è soltanto una operazione con fini di propaganda e meramente commerciale!

    • Kentaro

      il commerciale sei te e quella racchiona dell’Abramovic che ha preso in giro tutti per 40 anni, non sai un cazzo del Cocoricò né della sua storia. E’ giusto che siano stati censurati perchè mostrano alla perfezione i due pesi e due misure (su due performance analoghe) di questa società ultraipocrita dittatoriale e censurante (basta solo vedere la censura che viene applicata in sto sito fashion gossip per capirlo).

      • Nicolò ‘Ghemison’ Arpinati

        mah, in realtà è proprio in rapporto alla storia del Cocoricò che questa riproposizione mostra tutti i suoi limiti: il club di Riccione è sempre stato all’avanguardia e questa volta invece sembra aver puntato al ribasso con una performance già vista.

        • Kentaro

          Chiaro, ma alla fine è in linea con questi tempi oscurantisti ipocriti censuranti e “minimal” , l’importante è condurre una vita minimal grigia e inespressiva stando rigorosamente attenti a non uscire dai ranghi (less is more, anoressia è bello, moda fintopovera, low profile, richie hawtin ha molto talento etc). Le performance e le scenografie che venivano proposte negli anni 90 ora forse non sarebbero nemmeno tollerate per il tipo di musica che viene proposta, negli anni 90 cacciavano giustamente i vintage commerciali Daft Punk dalla console mentre oggi vengono chiamati a ripetizione Benny Benassi e Albertino, basta questo per capire i suoi limiti.

          • in parte, dunque, mi da ragione quando il remake lo legge come “in linea con questi tempi oscurantisti ipocriti”. Quindi nessuna rottura, nessuna idea nuova come del resto lei sottolinea “venivano proposte negli anni 90”. Forse l’operazione del Cocoricò, assomiglia troppo ad Albertino.

          • Ken Tarro

            forse, ma non per questo era da censurare biecamente . operazione albertino no, era solo acquetta rispetto alle scenografie anni 90 dove c’era il principe nudo cosparso di mosche con siringhe piantate nel cranio e altre amenità . sinceramente chi si mette nudo davanti all’entrata IMPEDENDO IL PASSAGGIO (stile Abramovic attention whore) per quanto mi riguarda merita solo spinte schiaffi o sputi .

          • L’Abramovic avrebbe preso pure spinte, schiaffi o sputi… forse se lo sarebbe aspettata.

          • Ken Tarro

            indubbiamente l’Abramovic è importante in quanto senza una pioniera come lei alla ricerca spasmodica e ansiogena di attenzione (solo nei luoghi più giusti e cool ovviamente non in una discoteca plebea, chiacchiere e distintivo prima di tutto) la parola ATTENTION WHORE perderebbe molto del suo significato —–> http://it.urbandictionary.com/define.php?term=attention%20whore

      • laura Negrini

        si usano le parolacce quando non si hanno argomenti e parole convincenti . Non basta accusare e insultare bisogna saper spiegare il proprio concetto!

        • Ora Tank

          il concetto è che da Marina Ebreamovic ti sorbiresti qualsiasi cosa, anche che giri a testa in giù con un imbuto in bocca pronta a dissetarsi degli sputi della platea, quindi dal mio punto di vista il commento nullo riguardo a cosa si possa considerare commerciale è proprio il tuo/vostro . Inoltre il Memorabilia per tua informazione non è una festa commerciale, si svolge da 18 anni e non lo è mai stata, non è un cd degli Eiffel 65 o di Gigi D’agostino chiaro? Aver citato l’Abramovic al suo interno in effetti potrebbe essere considerata una caduta di stile commerciale in un contesto alieno alla techno hipster in voga oggi . il commento precedente d’altra parte è perfettamente chiaro e spiegato, se non lo capisci cita i punti in cui ti è incomprensibile invece di tacciare di mancanza di delucidazione .

    • laura Negrini

      condivido pienamente

  • Enzo Comin

    Le due performance non sono analoghe. Nel remake, l’uomo e la donna di ciascuna coppia sono abbastanza lontani che il contatto con chi entra è evitabile.

    • mi sembra poi che nell’entrata destra ci siano 2 donne. se Fanny & Alexander avessero proposto più “generi” umani avrebbero potuto anche dare valore contemporaneo al loro remake

  • Dilettante

    Più che per atti osceni in luogo pubblico, andavano fermati per “banalità artistica in luogo pubblico”…

  • rndm

    Tutto come da copione, dunque, anche su Artribune: con la giornalista (e i commentatori) perfettamente e inconsapevolmente calati nella parte.

  • angelov

    “…e non segnalato preventivamente alle autorità per la pubblica sicurezza…”
    Forse la sola ragione di tutto lo scandalo risiede in questo, perché in fondo la performance avrebbe potuto essere giustificata come un innocente “Evento promozionale di Nudismo”…
    Ma fare cose innocenti, o recepirle, non interessa più ormai a nessuno; ciò che conta è quel riflesso di luce sinistra che investe le cose più banali, e le trasforma: la sede dell’erotismo non è negli organi sessuali, ma nel cervello.

  • laura Negrini

    Stare nudi e fare leva sugli aspetti più regressivi e pruriginosi spesso fini a se stessi è da bambini non cresciuti che giocano ancora a fare i “dottori” e hanno ancora seri problemi con la loro identità… fare cassa così mi sembra molto banale. Questa non è arte è immaturirà.

    • Sudo Magodo

      invece mamma santona ebreamovic sì che è matura, c’è scritto anche su topolino