Fino a che teschio non vi separi. Damien Hirst diventa fashion designer per la griffe Alexander McQueen: creerà una sciarpa con l’iconico disegno che lo accomuna allo stilista scomparso

Consulente in teschiologia. La qualifica se l’è aggiudicata sul campo, ma ora gli viene riconosciuta da una prestigiosa commissione ufficiale. Lui, se c’è bisogno di dirlo, è Damien Hirst: e a rilasciargli l’attestazione è la griffe Alexander McQueen, che gli ha chiesto di disegnare una linea di foulard in edizione limitata per celebrare il decimo […]

Consulente in teschiologia. La qualifica se l’è aggiudicata sul campo, ma ora gli viene riconosciuta da una prestigiosa commissione ufficiale. Lui, se c’è bisogno di dirlo, è Damien Hirst: e a rilasciargli l’attestazione è la griffe Alexander McQueen, che gli ha chiesto di disegnare una linea di foulard in edizione limitata per celebrare il decimo anniversario dei medesimi accessori ideati dallo stilista inglese scomparso nel 2010. Particolarità? La presenza inconfondibile della forma del teschio, largamente utilizzata anche da McQueen. La collezione sarà composta da una trentina di sciarpe adornate con disegni della serie Etymology di Hirst, con farfalle, insetti, ragni a richiamare la forma del cranio. In vendita da metà novembre, gli accessori costeranno circa 400 euro.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    Le SS tedesche lo avevano sull’anello, al centro del cappello e in molti altri luoghi; ma guai, oggi come al tempo del nazismo, mettersi controcorrente o di traverso, quando una moda o un trend imperano, o vanno per la maggiore…

  • >>>certo angelov quando una moda o un trend imperano o vanno per la maggiore vediamo i beceri conformisti della critica d’arte italiana accodarsi con il classico copy/paste collettivo…
    Per chi come me il dark-pop l’ha fatto per decenni, fa impressione vedere lo stesso critico-testa-di-melone – che un po’ di lustri fa ti rideva dietro- oggi d’improvviso attento e
    interessato…

  • >>>per tralasciare le risposte che allora ricevetti dai galleristi, in particolare quelli della città della scrofa semilanuta (e griffata), Milano.
    Inga-Pin che balbetta preoccupato “Ma lei sa dipingere!”
    “Queste cose a Milano non possono andare”
    “E questo cos’è?”
    ecc…

    • Angelov

      Ahahahahahah io che a Milano ci vivo, posso capire…
      Comunque vorrei esprimerti tutta la mia ammirazione per la sensibilità che sai esprimere nel tuo lavoro; e per la grande libertà inventiva, sopratutto nei disegni.
      Quando riesci a raggiungere quella specie di “organicità”, per cui l’immagine o la visione acquista una sua indipendenza, e sembra completarsi autonomamente e senza fatica.

  • >>>grazie 1000 – xò io quando sento “Milano” vedo 1 scrofa semilanuta e griffata.

    “Queste cose a Milano non possono andare”, ma dopo che le hanno viste all’estero allora Milano si adegua

  • Angelov

    OSTREGHETA,
    ma ti te cugnuset ben Milan…
    ta vedet, l’è minga sulament
    la Scrufuluna ca’ la sa rutula
    tuta immedesimada in del pantàn,
    ma l’è ‘l furmac dit Gorgunzola
    ka chi la fa la diferenza:
    ka tuta quela Muffa lì
    l’è minga restada inebetita in del piat
    ma l’è finida in del cupin dei Milanes,
    chi pensen che cui danè
    poden fa’ i strafutent
    in gloria a Roma ladrona.
    Ma si, andem à lavurà
    che intant se tira a sera…

    • :))))

    • >>>DDDSSSKKK

      Angelov mi piachie tantozizzimo il tuo post vernacolare >>> posso aggiungerlo ad uno dei miei blog tanto odiati dal Professor Docente Riccardo Caldura?

  • >>>di ga dito proprio ben! E anca questa metitea in soasa!

  • >>>A disen l’art la nass a London,
    e certament g’han minga tutti i tort.
    Damien, oh ArtFrieze tutt’i artist
    i avran copiadi almén un milliun de volt.
    Mi speri che s’ufenderà nissun
    se parlom un cicin anca de dsk.

    O mia bruta Scrufulona, che te scrofi de luntan,
    tuta grasa e spuzolona, ti te dominet Milan.
    Sota a ti se ronf la vita, se sta cui zampe in zamp.
    Canten tutt “luntan de Milan se mör”,
    ma pö i scampa a Berlin town.
    Si vegnì sensa pagüra, nüm ve slungarèm la man.
    Tutt el mùnd a l’è paes, e semm d’accord,
    ma Milan, l’è on gran Scrufun!

  • E/O

    Pure io, proveniendo dal goth-industrial. Faccio teschi da almeno un decennio ma per qualche critico portano sfiga… Come quelli di Cucchi !)

    • dddssskkk

      >>>poi pensano che uno s’incavola per sport. Le cose stanno come dici tu, caro E/O.
      Io di critici che per sostenere un’idea devono prima averla vista fare il giro del globo almeno dieci volte, ne ho sentiti anche troppi. Il sistema internazionale nasconde tanto conformismo…