Un angolo di esprit veneziano, tutto da gustare. Al centro di Firenze. Prosecco e baccalà, ma anche assaggi di vecchie mostre, per il nuovo anno del Caffè Florian

Passa ancora piuttosto inosservata, leggermente defilata rispetto ai tradizionali circuiti turistici. Ma la “succursale fiorentina” del più antico Caffè italiano, sorge al numero 28 rosso di Via del Parione già dal 2006. E Marco Paolini, Ad della SACRA, la società che gestisce il marchio Florian nel mondo, non nasconde le difficoltà di integrazione di questo […]

Caffè Florian, Firenze

Passa ancora piuttosto inosservata, leggermente defilata rispetto ai tradizionali circuiti turistici. Ma la “succursale fiorentina” del più antico Caffè italiano, sorge al numero 28 rosso di Via del Parione già dal 2006. E Marco Paolini, Ad della SACRA, la società che gestisce il marchio Florian nel mondo, non nasconde le difficoltà di integrazione di questo piccolo locale nel capoluogo toscano. Che fare, allora? Escluse le proposte più sensazionali e il marketing più crudo, lo storico Caffè – dove a detta di molti nacque per la prima volta l’idea di una Biennale a Venezia – sceglie di puntare proprio sulla sua notevole collezione d’arte. I progetti realizzati negli ultimi 25 anni per le sale del Florian (ultimo in ordine di tempo, quello già da noi documentato di Aron Demetz) sono stati infatti sempre acquistati, per un totale di 2.200 pezzi.
Il programma studiato per il 2013, giocando anche sulle dimensioni limitate del locale fiorentino, accoglierà di volta in volta piccoli frammenti dei più ampi progetti veneziani. Sotto la supervisione di Stefano Stipitivich, da sempre curatore delle mostre ospitate tra i tavolini del Florian, ad aprile arriverà a Firenze Figli d’api di Bruno Ceccobelli, che nel 1988 inaugurò a Venezia il progetto Temporanea – Le realtà possibili del Caffè Florian. Una parte delle 777 opere scultoreo-pittoriche allora realizzate, andranno ad adornare gli specchi, le pareti e i soffitti del piccolo locale fiorentino. A giugno sarà invece la volta di Gaetano Pesce, con il suo Vaso ‘Goto’ per Venezia (ospitato nel locale veneziano nel 1995), mentre da fine agosto sarà possibile ammirare alcuni scatti di Gianni Berengo Gardin. Ancora priva di data è la traslazione di una delle “acque” di Fabrizio Plessi, mentre già visibili sono le tavole fotografiche di Massimo Di Capua. E se protagonista indiscussa di queste ultime opere è Venezia, il concorso fotografico che verrà lanciato a marzo punterà sul dialogo con la sua cugina/rivale: città d’arte a confronto, per un titolo che sarà, probabilmente, “Fotografa Firenze, vieni a Venezia”.
La strategia punta quindi a risollevare le sorti del Caffè fiorentino, facendo leva sul “valore aggiunto” dell’arte, senza dimenticare le specialità eno-gastronomiche, e cercando in primo luogo di non tradire le radici del Florian. A Venezia la ripresa è già in atto da diversi anni e – rivelazione dell’ultima ora – il nuovo ospite in concomitanza con la Biennale di Massimiliano Gioni sarà Omar Galliani. Per Firenze si aspetta ancora un progetto veramente autonomo e originale, ma la strada intrapresa promette assai bene.

– Simone Rebora

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.