Sapresti falsificare un Gerhard Richter? Jerry Saltz è disposto a comprarne uno, a patto che sia identico all’originale. E il pagamento, volendo, è anche in natura…

L’appello è stato lanciato qualche giorno fa dalla sua seguitissima pagina Facebook. Jerry Saltz, il critico d’arte più famoso e ammirato del mondo – ha al suo attivo persino tre candidature al premio Pulitzer – ha deciso che vuole mettersi in casa un quadro di Gerhard Richter, ma non potendo permettersi di acquistarne uno vero, […]

Jerry Saltz

L’appello è stato lanciato qualche giorno fa dalla sua seguitissima pagina Facebook. Jerry Saltz, il critico d’arte più famoso e ammirato del mondo – ha al suo attivo persino tre candidature al premio Pulitzer – ha deciso che vuole mettersi in casa un quadro di Gerhard Richter, ma non potendo permettersi di acquistarne uno vero, ha lanciato un appello affinché qualcuno gli realizzi una copia “in tutto e per tutto indistinguibile dall’originale”. Il critico del New York Magazine, in questo periodo anche giudice del reality show The Work of Art, offre in cambio mille dollari più le spese (materiali, colori) oppure, in alternativa, “per chi preferisce il sesso ai soldi”, una prestazione sessuale (“you get a bj or a female equivalent”, ossia sesso orale).
Ma chi sarà a stabilire la validità della copia in questione? Non sono stati fatti ancora dei nomi, ma si parla di un non meglio precisato “curatore di un grande museo di New York”, che dovrà praticamente essere ingannato dalla copia, tanto dovrà essere perfetta. Tra i tanti aspiranti falsari, spicca anche il nome di un artista che delle “copie” ha fatto il centro della sua carriera. Stiamo parlando dell’americano Eric Doeringer, famoso per le sue versioni in miniatura di capolavori contemporanei (i “Bootleg”). Lavori che spesso vende direttamente al pubblico allestendo un banchetto di fronte ai maggiori musei. Doeringer, che ha già realizzato un finto Richter, ma di dimensioni molto ridotte, si è dimostrato disponibile a tentare l’impresa.
Saltz intanto, assiste divertito alla girandola di reazioni scatenate dalla sua provocazione. E spiega così la sua iniziativa in un secondo post, sempre su Facebook: “La mia offerta nasce dal desiderio di poter guardare una cosa che assomiglia a un’altra una cosa che amo. Il piacere è un’importante forma di conoscenza. Chissà cosa ne pensa Roberta Smith, sua moglie, anche lei critico d’arte, ma per le colonne del New York Times

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Mi sembra una provocazione significativa; a dimostrare come il centro dell’opera tenda a spostarsi altrove per mano del CURATOR. Sto preparando un focus con roberto ago proprio sulla ridefinizione di questo centro, rispetto la crisi della rappresentazione.

    lr
    http://www.whlr.blogspot.com

    • La provocazione e’ certamente interessante, sopratutto provenendo da Jerry Saltz.
      Non mie’ chiaro, pero’, quel che tu intendi con “… dimostrare come il centro dell’opera tenda a spostarsi altrove per mano del CURATOR”.
      Potresti cortesemente elaborare un po’ il concetto? Grazie!

  • Non emetto sentenze innovative, ma cerco di guardare la realtà delle cose. Mi sembra che il ruolo di artista stia subendo una forma di contaminazione/ibridazione. La cosa parte negli anni 60, e poi con i 30 assistenti di koons fino al fatto che Boeri decida di chiamare Bonami e Ulrich Obrist per trovare idee per Milano. Ma ci sono mille casi, anche internazionali dove l’artista come comunemente inteso (al di là di valori consolidati) tende a diventare “attore” per “registi” che sono i curatori. Il problema è che spesso i curatori non sono consapevoli e non hanno propriamente la funzione di artisti, quindi si arriva ad un VUOTO. Nelle ultime Biennali mi sembra chiaro: permangono solo alcuni picchi di artisti/valori consolidati.

    Se il ruolo si ibrida il centro delle opere si sposta, mi sembra chiaro.

    Nel 2009 il progetto da De Carlo mette alla luce questo:

    http://whlr.blogspot.com/2011/11/everything-you-always-wanted-to-know.html

    Il centro si sposta fuori e lontano, sostenuto da “luogo” e relazioni/informazioni (il blog).

    lr

  • ” Ma ci sono mille casi, anche internazionali dove l’artista come comunemente inteso (al di là di valori consolidati) tende a diventare “attore” per “registi” che sono i curatori.’
    Quindi, in buona sostanza, tu vedi una progressiva rinuncia, da parte dell’artista in favore del curatore, ad essere l’ideatore, l’elaboratore concettuale, dell’opera per ridursi ad essere suo mero esecutore. Se questo e’ quel che tu intendi con “Se il ruolo si ibrida il centro delle opere si sposta” temo proprio di esser d’accordo con te.
    Grazie per l’elaborazione.

    • Non mi pare pero’ che la “provocazione” di Saltz possa essere considerata parte di questa tendenza. Qui c’e’ un “signore” (in quanto Saltz, in questo caso si pone semplicemente come fruitore finale dell’opera) che non chiede ad un artista di realizzare un opera secondo un concetto da lui elaborato, ma chiede a qualcheduno (che potrebbe essere un semplice artigiano) di realizzare un falso Richter e di realizzarlo cosi’ bene da ingannare non lui stesso ma un altro critico-curatore. Mi pare, quindi, che la cosa si ponga su un piano completamente diverso da quello di cui si diceva sopra.

      • A mio parere la qualità e il valore stanno nella modalità-processo-atteggaimento. Non mi interessa CHI o COSA quanto COME. Il COSA è importante come testimone del COME.

        Il fatto di avere un Ricter per 1000 dollari o una notte di sesso pone il centro dell’opera fuori dal quadro ma in una modalità (innescata da Saltz). Se dobbiamo dire chi è l’artista, ne Ricter ne l’artigiano, ma Saltz che ha postato su facebook questa idea-progetto, ecc ecc

        Ma io non leggo mai l’arte con l’ammirazione del “mi piace”, quanto con ingegno e rispetto. Quindi una cosa può avere qualità e valore e NON PIACERMI.

        lr
        http://www.whlr.blogspot.com

  • Nessuno ha il coraggio di dire che il re è nudo, in quanto c’è tutto un sistema che tende a resistere e a non voler mettere in discussione rituali e ruoli. Però la tendenza è assolutamente quella; la cosa preoccupante è che molti artisti giovani, anche schiacciati dalla precarietà dei tempi e da “paesi per vecchi”, non vogliono o non sanno capire queste dinamiche. Il giovane artista standard oggi è un incrocio tra “burocrate creativo” e operaio delle pubbliche relazioni. I risultati sono i fiumi di retorica “confezionata” dei giovani italiani invitati dalla Bice all’ultima biennale. Questo ruolo di “burocrate operaio” è assolutamente poco interessante e fuori dal tempo. Ma tale RUOLO ARRENDEVOLE rassicura i giovani e il sistema, e tant’è.

    lr

    • scusa ho postato la replica, in replica al mio post, anziche’ al tuo… vedi sopra, grazie

    • gian antonio garlaschi

      bravo! Era una sensazione che provavo da tempo, tu l’hai scritta, grazie

  • … il re è nudo …

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Si, il re è nudo e il sistema dell’arte è taroccato! Non rimane che cercare la produzione di senso nella realtà di espressioni extra-artistiche; ovviamente, fuori da questo sistema addomesticato e comatoso dell’arte. Sulle reti del cyberspazio la produzione di senso, è ancora da individuare, ma non tarderà ad emergere con il connubio delle reti e tra le realtà extra-artistiche.

  • “Quindi una cosa può avere qualità e valore e NON PIACERMI”
    Sulla correttezza di questo assunto non c’e’ alcun dubbio (magari lo comprendessero tanti dei commentatori di Artribune e non solo !!) e su di essa posa la differenza tra utilizzatore-spettatore (che dice mi piace o non mi piace ed attribuisce conseguentemente un valore soggettivo) e critico (che analizza con competenza tecnica ed attribuisce e certifica valore e qualita’, o almeno dovrebbbe farlo o essere in grado di farlo).
    “Il fatto di avere un Ricter per 1000 dollari o una notte di sesso pone il centro dell’opera fuori dal quadro ma in una modalità (innescata da Saltz). Se dobbiamo dire chi è l’artista, ne Ricter ne l’artigiano, ma Saltz che ha postato su facebook questa idea-progetto, ecc ecc”
    In questo senso e’ evidente che “l’opera” non e’ il Richter falso ma una sorta di “performance” di Saltz su facebook: la cosa mi fa immenso piacere perche’ questo e’ quello che sto facendo da oltre un anno (questa la piu’ recente, ancora in corso per prossimi 10 mesi : https://www.facebook.com/events/285423244816534/ )
    Pero’, in questo caso, Saltz, agendo apparentemente come “spettatore” agisce in realta’ come artista (e proprio l’inversione del ruolo spettatore/artista era il tema di una mia precedente performance, appunto, su facebook).
    Sopra, invece, facevo riferimento a quella che sembra essere una tua preoccupazione ed e’, certamente, una mia amara constatazione e cioe’, la rinuncia sempre piu’ frequente da parte dei giovani, ggiovani (e spesso persino non giovani e ben maturi) artisti ad essere il “curatore” di se stessi, sia nel senso di “manager” che, purtroppo e molto piu’, nel senso di “colui che ha le idee, elabora i concetti, conduce la ricerca (azioni che, alla fin fine, definiscono e qualificano l’artista).
    Qui la richiesta di Saltz non e’ rivolta ad “un artista” ma ad un “chiunque”. Se, anziche’ un “falso Richter”, avesse, che ne so’?, chiesto ” un’opera d’arte che rappresenti la mia libido”, allora si, ci saremmo trovati in piena esemplificazione di tale caso.
    Rimarrebbe, infine, interessante analizzare l’equivalenza soldi-sesso, quale ricompensa, che certamente Saltz non ha posto a caso>

  • A proposito di falsi ecco chi avrebbe potuto accontentare Jerry Saltz :
    http://vimeo.com/groups/artworks/videos/18090152
    …peccato che non ci sia piu’

  • … e questo e’ quel che puo’ accadere a falsificare (ma in realta’ solo a tentar di scherzare con) un”big-big” … poco spiritoso ed un po’ nervosetto (..un po alla G.C. Politi)
    http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Ftinyurl.com%2Fcqb7qo6&h=1AQFrgd6WAQGAaclCmLHILizTvVMnzlm5_EuOoW837sOq5w