“Sgarbi sì, Bonami no”. L’irridente non-risposta di Jannis Kounellis sul Padiglione Italia

“Noi che amiamo l’avanguardia e il conflitto dialettico delle idee, le sfide intellettuali e l’epica delle forme e dei linguaggi dovremmo ignorare lo stridore molesto di questi neofiti di una contemporaneità da supermercato di provincia”. Parole pesanti come il piombo tante volte utilizzato nella sua arte, quelle indirizzate – via Il Riformista – da Jannis […]

Jannis Kounellis

Noi che amiamo l’avanguardia e il conflitto dialettico delle idee, le sfide intellettuali e l’epica delle forme e dei linguaggi dovremmo ignorare lo stridore molesto di questi neofiti di una contemporaneità da supermercato di provincia”. Parole pesanti come il piombo tante volte utilizzato nella sua arte, quelle indirizzate – via Il Riformista – da Jannis Kounellis a Francesco Bonami, in risposta ad un articolo dove il critico, sempre sullo stesso giornale, metteva il Maestro dell’Arte Povera all’indice per non essersi opposto alla presenza di una sua opera al Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi.
Come c’era da temere, quindi, la querelle “Sgarbi sì-Sgarbi no” perde di vista l’oggetto del contendere – ovvero una mostra che ancora, a 13 giorni dal via, resta un oggetto misterioso – per divenire terreno per rese dei conti personali ed avulse dal contesto. È questo il caso, visto che – senza nemmeno tentare di dissimularlo – Bonami addebita a Kounellis il “gran rifiuto” opposto a lui nel 2008 per la mostra Italics a Palazzo Grassi. Senza rendersi conto di “scavarsi la fossa da solo”, così facendo.
Allora l’artista di origini greche si oppose con successo al prestito da parte di un collezionista, oggi lo accetta: perché? Perché “è vero che l’artista ha una moralità da difendere, ma il moralismo è estraneo alla storia dell’immagine, ed è dunque libero di presentare le proprie drammaturgie come vuole e dove vuole, come sempre devono e possono fare gli artisti, distinguendo, scegliendo, qualche volta rinunciando, mai ascoltando le rumorose sirene del ritorno all’ordine”. Una non-risposta, la più dura da digerire per l’incauto critico…

L’attacco di Bonami…
…e la non-risposta di Kounellis

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  • Giampaolo Abbondio

    Sublime…neofiti di una contemporaneità da supermercato di provincia…non si è Kounellis per nulla

  • Cristiana Curti

    Vero, Giampaolo. Bonami vale poco quanto Sgarbi, ma almeno Sgarbi qualche libro d’arte lo ha letto, da qualche parte, e parla e scrive comunque molto meglio del suo pseudo-collega.

  • mari

    molto bello, molto vero… ma a me Kounellis sembra anche un po’ un furbacchione! (sempre con rispetto parlando, eh)

  • andy

    sarà.. ma a me pare comunque che in fondo sia più intelligente Bonami che Sgarbi..

  • bertie70

    Peccato che Bonami sia conosciuto in tutto il mondo e Sgarbi un fenomeno da baraccone tutto e solo italiano!

    • hm

      e allora? anche laura pausini è conosciuta in tutto il mondo .

    • JK

      Bonani mi ha deluso ultimamente…..

  • Angel Moya Garcia

    “Noi che amiamo l’avanguardia e il conflitto dialettico delle idee, le sfide intellettuali e l’epica delle forme e dei linguaggi dovremmo ignorare lo stridore molesto di questi neofiti di una contemporaneità da supermercato di provincia”…

    Mi chiedo se il conflitto delle idee può diventare mero conflitto personale, se la contemporaneità da supermercato di provincia viene avallata invece di rifiutata…come mai davanti agli “opposti estremisti della restaurazione …che rappresentano per contrasto con la loro furiosa e ossessiva presenza, il possibile declino locale e globale della cultura italiana sulla sgomenta scena internazionale” rifiuto uno e accetto l’altro? Forse la demagogia e l’avanspettacolo televisivo in quest’occasione sono molto più pericolosi, perchè in ballo non c’è una mostra di arte italiana fra tradizione e rivoluzione che guarda dal passato al presente, ma un sguardo cieco sul futuro, su tutta la scena contemporanea italiana che viene rappresentata attraverso la mediocrità, la mancanza assoluta di responsabilità e la colpevolezza di tutti coloro che, partecipando, aderiscono a una rappresentazione in cui l’unica ideologia è la completa assenza di essa….

  • L’INCOMIUTEZZA DEL SISTEMA DELL’ARTE ITALIANA
    Kounnelis ha prodotto opere eccelse e ha avuto la grazia e la celebrazione di questo nostro sistema incompiuto dell’arte; così come Sgarbi, Bonami…, hanno avuto per altre ragioni la fortuna di operare indisturbati nell’attuale assetto politico-culturale…. Certamente, tutte cose buone, ma niente affatto sufficienti a far diventare l’arte e il sistema italiano pregevole all’estero, tanto meno nel nostro Paese, strumento serio di educazione e trasmissione diffusa del sapere artistico. In Italia, chi segue la ricerca estetica e le vicende legate all’arte, rimane un’ esigua minoranza di pubblico e di addetti ai lavori. L’arte contemporanea italiana si presenta senza nessuna eccezione col tempo dell’imperfetto e dell’incompiutezza del presente che in gran parte rivolta al nostro glorioso passato. Esprime un tempo e un’arte statica, non dinamica, provinciale, senza un incipit chiaro determinabile, senza una visione identitaria, senza un’insieme di vedute di ciò che accade di significante nel mondo dell’arte internazionale. Il “Padiglione Italia 2011”, è paradossalmente l’esempio più increscioso di questa incompiutezza. Tuttavia l’Italia nel Rinascimento ha rivoluzionato le arti e la scienza, ma molti non sanno che ha inventato anche la moderna democrazia. Ha scritto opere immortali nel campo del pensiero e della filosofia… In tutte le arti ha prodotto opere d’avanguardia così eccelse che difficilmente oggi potranno essere eguagliate. Quindi, un Tintoretto non stona affatto all’interno del Padiglione Italia. E’ proprio lui il protagonista dell’Italia gretta di oggi ?.

  • ad un certo punto quello che conta è istituzionalizzare se stessi con un posto da assessore, qualche forma di sottosegreatariato in qualche bene più o meno culturale, ministro,direttore di museo e di biennali, di a-profit space e af-foundation, magari anche componente di un gruppo indie o noisy o meglio ancora tutto questo insieme

  • Cristiana Curti

    La notizia è (apparentemente): Kounellis rifiutò di esporre con Bonami e accetta di esporre con Sgarbi. Senza dubbio ci saranno anche questioni personali che non si possono valutare da chi non sa (cioè tutti, tranne gli interessati). Chi commenta ora sta commentando sul paragone qualitativo Sgarbi-Bonami (che Kounellis fece da par suo e con gusto di provocazione) e ognuno dice la propria.
    Né Sgarbi né Bonami – per me – sono critici o storici d’arte. Non ne possiedono qualifica, occhio, capacità, cultura. Come altri “curatori” italiani alla ribalta delle nostre (povere) cronache. Chi dei due o degli altri sia il più intelligente non pertiene con il giudizio sulla professionalità del lavoro di critico o storico d’arte.
    Può darsi che, invece, Bonami abbia migliori qualità amministrative-gestionali (anche di sé) per le quali ottenne una certa ribalta all’estero. Come divulgatore (parlato e scritto) è inesistente e del tutto carente anche nei contenuti.
    Sgarbi ha dalla sua una loquela fluente, ben costruita e dalla logica senza lacune né tentennamenti. Si può definire senz’altro un buon oratore e polemista: su questa capacità costruì la propria fortuna soprattutto mediatica.
    Ma, a quanto pare, è quello che oggi la superficie del mondo dell’arte riserva. E Kounellis – che non ha necessità né dell’uno né dell’altro – si è divertito a buttare un po’ di benzina sul fuoco.

    Sarebbe bello che un giorno di questi Kounellis o qualche altro “grande” dei nostri artisti contemporanei ormai storicizzati uscisse dal coro e dichiarasse di voler esporre esclusivamente con il contributo critico di xxx yyy, giovane storico dell’arte dall’occhio lungo, dalla cultura profondissima e dalle capacità lavorative e scrittorie eccellenti…

  • Caro Savinio, quando Kounnelis, divento’ “Kounnelis”, l’arte Italiana (e non solo pittura e scultura ma cinema e fotografia, per non parlare del design artistico) era conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo e Roma, per qualche anno, considerata quasi al livello di New York! Ma eravamo negli anni ’60… poi, pian piano tutto cambio’ …analizzare il perche’ sarebbe veramente lungo (ma certo non inutile o fuori luogo).
    Quello che pero’ mi preme di sottolineare e’ che anche allora l’arte contemporanea era fenomeno riservato a pochi e che interessava pochi, con prezzi non certamenti milionari, basti pensare alla collezione impressionante messa assieme dalla Peggy Guggenheim per molto meno di un milione di dollari. Quest’ultima annotazione non ti sembri “bassamente mercantilistica” ha un suo perche’: da quando, piu’ o meno contemporaneamente all’avvento della popart, il “mercato” incomincio’ a “risvegliarsi” e le quotazione del contemporaneo a salire, le cose cambiarono: a differenza di molti altri paesei del mondo occidentale, in Italia, lo “scollamentoo” fra “opinione pubblica” ed arte contemporanea invece di diminuire, se possibile, si accentuo’ … Forse perche’ il gusto del collezionista medio (e facoltoso) si rivolgeva ancora e sempre agli artisti oramai storicizzati? Forse perche’ l’opinione pubblica veniva diretta (da stampa e tv) verso un progressivo e pesante dileggio dell’ “arte contemporanea” di cui si stigmatizzavano gli aspetti esteriori “poveri”, “a- o anti- estetici” e se ne ingigantiva la “facilita’ di realzzazione (il “questo potrei farlo anch’io”), mentre non si faceva nessuno sforzo per comprenderne i concetti (anche perche’ gerelamnete anti-regime)? Forse perche’ non c’era, cosi’ come non c’e’ tutt’ora, un “insegnamento” scolare (dalle prime classi in avanti) dell’arte ? (mi spieghi perche’ a tutt’oggi i bambini che spesso a 3/4 anni producono spontaneamente disegni di una bellezza e forza notevole, a 6/7, devono subire un sistematico lavaggio del cervello che li porta a disegnare la “casetta-rettangolare-con-porta-centrale-marrone-due-finestre-due-verdi-tetto-rosso-e-camino-con-pennacchio” e il tutto rigorosamante “di fantasia” senza mai avere la possibilita’ di provare ed essere istruiti a “disegnare dal vero” ad esprimere, magari, emozioni e sentimenti anziche’ essere costretti al solito schema “io-la-mamma-papa’-e-il-mio-gatto? ) Forse perche’ la “mano pubblica” nulla spese e nulla impegno’ per realizzare musei ed Istituzioni dedicate all’arte contemporanea? Forse perche’ le gallerie private (ma come dar loro torto, alla fin fine sono imprese commerciali che o guadagnano o chiudono) hanno molto piu’ “assecondato” il gusto corrente di quanto non abbiano tentato di “educarlo” e migliorarlo e preferito offrire lo “straniero” (l’estrofolia Italiana e’ sempre stata proverbiale) che attirava, rispetto all’Italiano poco conosciuto? (non tutte, per essere onesti, ma ma stragrande maggioranza) … o forse, per tutti questi motivi e moti altri ancora (sia chiaro per alcuni dei quali esiste anche una “giustificazione storica”) …. si ptrebbe scrivere un libro e magari due!!!
    Rimane comunque un punto che il “gusto” dello spettatore medio (e spesso purtroppo di quello che avrebbe i mezzi per comperare) e’, e’ sempre stato e sempre sara’, due passi indietro rispetto all’arte sua contemporanea, almeno di quella che domani sara’ apprezzata e riconosciuta valida.
    Ci sono due principi, tanto fastidiosi quanto veri :
    L’arte (quella buona) e’ quella che sara’ compresa domani o dopodomani.
    La critica e’ presbite : ci vede bene da lontano e male da vicino.
    Per il resto sono abbastanza d’accordo con quel che dici, anche se non mi sentirei di inneggiare al Rinascimento come il periodo in cui fu inventata la moderna democrazia! In Inghilterra forse (ma in realta’ le basi furono poste nel 1200), ma in Italia e’ il periodo de “Il Principe” di Macchiavelli, delle signorie di Sforza, Medici, Borgia ecc.ecc. , qualcheduno esempio di mecenatismo e di potere illuminatio, ma tutti le mille miglia distanti dalla democrazia.
    Sgarbi/Bonami, a parte la differente “genesi” e “preparazione e formazione culturale” dei due (radicalmente diversa e diversamente focallizzata) … anche per loro, come per gli artisti, e’ solo la prossima generazione che potra’ dire chi realmente vince il confronto (anche se io il “mio cavallo” me lo giocherei anche oggi) o se entrambi non veranno eclissati magri dal Sig. Alfa Beta di cui oggi nessuno o molto pochi, hanno sentito parlare.
    Quello che sara’ il Padiglione Italia… lo vedremo..
    Io invece del Tintoretto ci avrei messo “Ritratto di giovine” di Lorenzo Lotto o “Giovane che guarda Lorenzo Lotto” di Paolini (o entrambi?) o forse semplicemente un enorme specchoi vuoto (magari firmato da Pistoletto)… perche’ alla fin, fine, come sempre, l’opera la fara’ il pubblico .

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    PADIGLIONE ITALIA DEGLI ERRORI O ORRORI ? PREGHIERA DEGL’ARTISTI ESCLUSI DAL SISTEMA’-
    Caro Luciano, ti ringrazio della tua risposta. Sei stato abbastanza convincente, anche se riservo molti dubbi su alcune tue affermazioni riguardanti la storia italiana- che naturalmente, non sto qui a puntualizzare. Anche perchè la dialettica del dialogo (botta e risposta), se non gestita con saggezza può sboccare in una stupida e volgare rivalsa individuale. Veniamo subito alla questione e smettiamola una volta per tutte di lamentarci di continuo su futili problemi legati alla partcipazione si o no degl’artisti alla PADIGLIONERIA – SGARBAGLIANA. Bisogna dare un taglio netto a questa stupida disputa da tifosi di stadio. Se no, finirà per paralizzare questa grande “rivoluzione mediatica” messa a punto da certe strane figure che si aggirano ovunque nei salotti dell’arte, nella serenissima laguna sulle testate giornalistiche e sulle TV nazional-popolare. Noi artisti vogliamo che il “Padiglione Italia 2011” rappresenti davvero il meglio dell’arte italiana, quindi, mi dispiace per tanti, ma non lo saboderemo. Non possiamo assolutamente bloccare questi graziosi cartoni inanimati di conigliette e coniglioni- addomesticati negl’allevamenti accademici, nelle case kindergarten per artisti o nei palazzi incantati della cultura. E’ severamente proibito entrare nei musei nei padiglioni di allevamento. Queste creature elette dalle grazie del Dio Apollo sono intoccabili. Dovete sapere che soggiornano indisturbati e protetti assieme alle loro opere-feticcio in tutti i Palazzi del potere. Vi prego cari artisti e cani sciolti di periferia di astenervi da qualsiasi commento e compromesso artistico. Per cortesia, non disturbate la loro quiete e ovattata operosità. Vi supplico, fatelo per il bene dell’arte e di questa povera Italietta! Seguite il mio consiglio: accettate questo sistema dell’arte italico così com’è e buona notte al secchio! Vi dico che adesso non ci sono alternative credibili e in generale, condizioni storiche tali per rovesciarlo come se fosse un calzino sgualcito. Cari artisti emarginati di tutta Italia lasciate che la vostra rabbia si plachi in una proficua preghiera e rassegnatevi al vostro destino di artisti clandestini! Consolatevi pure con questol sistema italiano dell’arte che è il migliore di tutti i mondi possibili! Credetemi, tante note figure vecchie e nuove dell’arte sono felici di comandare questo sistema disorganizzato. Vi ripeto, essi, si trovano al loro agio, non si lamentano, tranne quando sono a secco di liquidi, allora vi dico che pateticamente lagnosi con la Repubblica Italiana. Vi assicuro, adesso stanno molto bene di salute e non dimostrano i segni di senilità artistica. Per tale ragione non hanno motivo alcuno di lamentarsi come fate continuamente voi. Ma per dimostrartvi quanto sia vero quello che vi sto dicendo, ho il piacere di presentartvi: “l’Italia di pelo”, 1969 -“l’Italia di cristallo”, 1968; tutte opere del bravo e talentuoso artista, Luciano Fabro. Quest’ultima opera da me citata è molto significativa perchè rispecchia l’Italia di oggi: fragile e allo stesso tempo rovesciata e maltrattata da manigoldi nella sua dignità culturale e nella sua naturale posizione geografica: (con il tacco in alto e la testa in giù). Sinceramente, l’opera di Luciano Fabro l’ha trovo molto attuale e interessante, perchè rende molto bene l’idea della tragica situazione di marginilità geografica e politica che sta vivendo l’Italia. Non solo c’è anche una scarsa valutazione qualitativa dell’ arte. Caro Luciano, senza nulla togliere all’opera del bravo Giulio Paolini, (“Giovane che guarda Lorenzo Lotto” del 1967, ) opera che ho visto a Roma nel lontano 1972, che del resto amo tantissimo, ritengo, e correggimi se sbaglio, che sia più opportuno e appropriato esporre al Padiglione Italia 2011, proprio “l’Italia rovesciata”. Simpaticamente, Savino

  • Davide W. Pairone
  • fausto

    La Pausini è conosciuta in America Latina, in Italia e dagli italiani immigrati all’estero.
    Il mondo è più grande.

  • hm

    la pausini è la musicista italiana più conosciuta del mondo . è l’equivalente musicale di cattelan . fact .

    Laura Pausini (Faenza, 16 maggio 1974) è una cantante e cantautrice italiana. Ha iniziato la sua carriera nel 1993, vincendo il Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con il brano La solitudine. Ha raggiunto il mercato discografico internazionale, soprattutto in numerosi paesi dell’Europa e dell’America Latina, incidendo brani in spagnolo, portoghese, inglese e francese.
    Nella sua carriera, ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali, compresi un Grammy Award, vinto l’8 febbraio 2006 nella categoria Miglior album Pop latino dell’anno con Escucha e 3 Latin Grammy Awards nella categoria Miglior album Pop femminile, vinti nel 2005 con Escucha, nel 2007 con Yo canto e nel 2009 con Primavera anticipada[
    Nel 2006 è stata insignita del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana

  • Caro Savino, magari hai proprio ragione tu, Le Italie rovesciate di Fabro, farebbero proprio al caso, ma bisognerebbe mettercene una sola (non grandissima) appesa nel bel mezzo del pagiglione, possibilmente tutto tinto in grigio pirla oh! pardon, volevo dire perla. In effetti Giovane che Guarda Lorenzo Lotto, o lo specchio vuoto, come proponevo, non sarebbero capiti, magari l’Italia Rovesciata si!
    D’altro canto in questi giorni ho molto pensato a tutto quello che sta’ accadendo “attorno” al Padiglione Italia, prima ancora che nasca e mi e’ venuto un bel dubbio: ma non e’ che alla fin. fine Sgarbi, sia stato piu’ furbo di tutti ed abbia fatta una di quelle mosse che gli ingeli chiamano win-win?
    Riflettendoci, pensa un po’:
    1- comunque vada lui ha gia’ raggiunto un suo scopo : quelllo di avere una enorme visibilita’ e di imporsi (nel bene o nel male) al mondo dell’arte contemporanea che lo ha sempre considerato un po’ come un “corpo estraneo” (e’ vero che ottiene qualche no” ma ottera’ moltissimi si’ e, avendo invitato quasi tutti, si e’ imposto quale “referente” indispensabile ad artisti e gallerie che da domani “gli dovranno” qualche cosa… ricorda il Padrino.. io ti faccio un favore oggi e non ti chiedo nulla, ma domani verro’ a chiederti un “favore” e tu non potrai dirmi di no)
    2- Se le cose vanno davvero male (cosa possibile, ma non necessariamente probabile) … lui e’ gia’ a posto: la colpa e’ dell’ostilita’ e dell’incomprensione del “mondo artistico Italiano” , che (ovviamente sosterra’) e’ dominato dalle “sinistre” che lo odiano, e che non hanno capito nulla perche’, la sua, era un’idea “rivoluzionaria” che invitando tanti gionani/sconosciuti/semisconosciuti/dimenticati dava finalmente visibilita’ a moltissimi, anzi al “vero panorama dell’arte contemporanea Italiana” e, per giunta, dando visibilita’ anche alle “minori” realta’ regionali (..non dimenticare, ad esempio, che l’idea dei “musei regionali di arte contemporanea” dedicati agli artisti locali, anche poco noti, e’ una delle favorite di Giancarlo Politi) anziche’ piegarsi alla solita vecchia prassi di portare in Biennale due o tre artisti storicizzati o sulla cresta dell’onda, ignorando tutti gli altri (…non me lo invento io, lo ha gia’ praticamente detto!)
    3- Se le cose vanno “mezzo e mezzo” e ne viene fuori una “gran fiera” lui sara’ il “suoper performer” che ha creato la piu’ grande performance collettiva, per giunta in quasi contemporanea, in tutte le regioni d’Italia ed in 89 sedi estere (quelle dei Centri di Cultura Italiana)
    4- Se per caso le cosa “vanno bene” (tutti quelli che dicono di si, stanno lavorando alacremente e ciascuno, ovviamente, vuole presentare un “buon lavoro” e poi si affannera’ – e speriamo che non si scannino – per presentarlo ed esporlo nel migliore dei modi, / magari – non possiamo escluderlo a priori – alcuni , o piu’ di alcuni, dei lavori presentati si riveleranno buoni ed interessanti – / alcuni dei “big”, come Kounnelis, non si tireranno indietro e magari, in competizione tra loro supereranno se stessi …ecc. ecc. ecc..) Sgarbi diventa un “genio” quello di cui si dira’, per anni a venire che ha “rivivificato” e modificato per sempre la Biennale di Venezia (… e sta’ pur certo che se per caso cio’ accadesse e uno o due “autorevoli” critici, possibilmente d’Oltre Oceano, o almeno d’Oltre Manica, lo recensissero positivamente … in men che non si dica, anche qui in Italia, diventerebbe il “salvatore della Patria” osannato dai piu’ e soprattuo corteggiato… a suon di bilgiettoni, dalla “migliori gallerie” , per non parlare degli “incarichi per progetti pubblici” e delle “marchette”, leggi recensioni per cataloghi ecc. ecc. ,.. non che non lo faccia gia’ adesso, ma,, ovviamene, le sue quotazioni andrebbero alle stelle)
    Alla fine, l’unico che ne uscira’ bene, anzi benissimo sara’, comunque Sgarbi… e magari (speriamolo) qualche giovane/sconosciuto/semiconosciuto/dimenticato, che sara’ riuscito a presentare qualche cosa di buono….
    e tutte le polemiche? tutti coloro che si strappano i capelli? … l’apertura della Biennale … articoli di fuoco per due-tre giorni… una “coda” un po’ piu’ lunga sulla “stampa specializzata” … e poi l’estate incalza, ci sono tante cose di cui occuparsi, poi arriva agosto, ed a settembre, bisogna gia’ incominciare ad occuparsi della Biennale del 2013!!
    Ti lamenti giustamente ed in modo spesso simpaticamente ironico (come nel post precedente) del “sistema Italia” (altrove non e’ che siano tutte “rose e fiori”, ma certamente, per motivi diversi e di di diverso ordine, spesso, anzi, spessissimo vanno meglio) ed hai ragione. Tu predichi il “lavoro nell’ombra e nel silenzio”, non disprezzo questo tuo atteggiamento e lo rispetto. Pero’ io sono convinto che l’arte e’ vita e la vita e’ arte e che una delle funzioni fondamentali del “vivere” (per un animale sociale come l’uomo) e’ “esprimersi e comunicare”, funzioni che, sempre per me s’intende, sono anche la “ragione” dell’arte, e allora preferisco un “comportamento” un piu’ “borderline”… la dove e’ possibile, la’ dove il “sistema” non e’ cosi’ “perverso” sto’ nel sistema, dove e quando il “sistema” tende a “masticarmi” ne sto’ ai margini, cercando di operare con quelle realta’ che non sono (o almeno non sono ancora) totalmente “omologate” al sistema e, oltre a questo, mi rivolgo ai mezzi che Internet e le nuove tecnologie di comunicazione mi mettono a disposizione… credimi questa e’ ancor l’unica “regione” di questo nostro mondo che, se non propriamente “inesplorata”, certamente riserva ancora amplissimi spazi all’attivita’ artistica ed e’, inoltre, un “mondo” nel quale si puo’ ancora “scoprire ed “inventare” … ti par poco?

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