Andreotta Calò, Di Massimo, Paci, Trevisani. Ecco i finalisti del Premio Italia Arte Contemporanea

  Se ne è parlato assai, ultimamente, specie per le prese di posizione anti-padiglioneitaliano-a-venezia della vincitrice della prima edizione, Rossella Biscotti. Ora, a pochi giorni dalla conclusione al Maxxi della mostra delle opere della vincitrice e degli altri finalisti – Gianluca e Massimiliano De Serio, Rosa Barba, Piero Golia – il Premio Italia Arte Contemporanea […]

 

Se ne è parlato assai, ultimamente, specie per le prese di posizione anti-padiglioneitaliano-a-venezia della vincitrice della prima edizione, Rossella Biscotti. Ora, a pochi giorni dalla conclusione al Maxxi della mostra delle opere della vincitrice e degli altri finalisti – Gianluca e Massimiliano De Serio, Rosa Barba, Piero Golia – il Premio Italia Arte Contemporanea entra già nel vivo della seconda edizione.
È infatti proprio il Maxxi, sempre più snodo delle vicende della contemporaneità nostrana, a comunicare i nomi dei 4 finalisti, scelti tra una rosa di artisti italiani o residenti in Italia, che non hanno superato i 45 anni d’età. E la giuria, composta da Elena Filipovic – curatore al WIELS Contemporary Art Center (Bruxelles) -, Udo Kittelmann – Direttore Staatliche Museen (Berlin) -, Jessica Morgan – curatore Tate Modern (Londra) -, dal Direttore del Maxxi Arte Anna Mattirolo e dall’artista Luigi Ontani, ha scelto Giorgio Andreotta Calò, Patrizio Di Massimo, Adrian Paci e Luca Trevisani.
Ai quattro finalisti il Maxxi dedicherà a dicembre 2011 una mostra con opere prodotte per l’occasione dal museo. Sulla base dei lavori realizzati, la giuria decreterà il vincitore. La sua opera entrerà a far parte della collezione permanente del Maxxi e all’artista verrà dedicato un catalogo monografico.

www.fondazionemaxxi.it

 

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  • Bha, queste nomine ci possono anche stare:

    Di Massimo è l’unico infiltrato. Sviluppa un lavoro estremamente stereotipato rispetto alcuni immaginari della memoria (libia, passato coloniale, storie micro sul fascismo). Anche lui sulla vena di Biscotti, Arena e anche Angioletti. Questa vena penso sia ascrivibile alla moda del vintage che insieme all’arte ha invaso altro settori. Ci si masturba con la storia senza poterla “risolvere”, senza risolvere il presente. Ha studiato a londra e c’è un sostegno a prescindere da parte di alcuni operatori che molti altri non hanno. E questo non è bello.

    Trevisani. Mi piace il suo lavoro quando viene esorbitato e quando lascia da parte un certo feticismo grafico e materico.

    Paci ci sta sempre anche se rispetto agli altri è un senior.

    Andreotta Calò fonde sapientemente Long e Matta Clark, anche lui sostegno un po’ sulla parola. Peccato quando quando esagera con una certa atmosfera retorica: i caduti del marmo, il fascino discreto della luce di notte, pratiche fotografiche primitive per restituire immaginari vintage e sospesi della storia (ancora vintage…).