Isabella Ducrot: l’arte in bilico su un filo di seta

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma – fino al 18 maggio 2014. Percorsi spirituali su filo di seta. “Bende Sacre” di Isabella Ducrot è una mostra che oscilla tra metafisica e antropologia, tra tradizione e racconto cosmogonico. In bilico tra riflessione esistenziale e riscoperta di una manualità artigiana e di valore.

Isabella Ducrot, Trittico Ipazia - tecnica mista su tessili tibetani di proprietà dell'artista

L’ordito che costituisce un tessuto: l’intricata e pur complessa trama di una stoffa la cui fattura reca con sé un’eredità che attraversa i secoli e che diviene così metafora della vita. Questa è la prospettiva potente e suggestiva da cui parte la mostra Bende Sacre, di Isabella Ducrot (Napoli, 1931; vive a Roma). Una premessa ricca di implicazioni antropologiche che affonda le radici in un’affascinate quanto primordiale metafisica che ingloba percorsi spirituali e favolistiche cosmogonie: bagaglio dei molti viaggi che l’artista ha compiuto negli anni in oriente, dal Tibet all’ Afghanistan, e da cui ha riportato le rare stoffe e gli evanescenti bendaggi utilizzati per la realizzazione delle opere di Bende Sacre. Diario di viaggio e memorandum spirituale e antropologico. Ma se il significato di Bende Sacre risulta ampio, complesso, sfaccettato e meditato, il significante costituito dalle opere pone lo spettatore davanti a un capovolgimento assoluto, presentando lavori che si contraddistinguono per la loro spiccata essenzialità. Ripuliti da qualsiasi incertezza o esitazione espressiva, emerge la mano esperta della Ducrot nella lavorazione dei tessuti. Arduo però scorgere nel percorso di Bende Sacre la solenne e immanente spontaneità, il trasporto della (ri)scoperta spirituale; aspetti che al di là dell’astrazione dovrebbero emergere in maniera prepotente.

Isabella Ducrot, Bende sacre 14, 2014 - tecniche miste su tessile tibetano di proprietà dell'artista
Isabella Ducrot, Bende sacre 14, 2014 – tecniche miste su tessile tibetano di proprietà dell’artista

Assumere l’idea dell’ordito come cifra universale del mondo spirituale e materiale, portare avanti il concetto di trama come struttura che regola il tempo, che offre continuità alla tradizione, tratteggiare un universo fatto di incroci, risulta un esercizio riflessivo notevole, ma che sembra voler abbracciare contemporaneamente troppi elementi per poter essere poi trasfusi in una sintesi artistica come quella della Ducrot.
La sensazione che si avverte è dunque quella di una significativa distanza tra l’intento di significare e l’effettiva efficacia delle opere a livello di dialogo con lo sguardo del visitatore. Le bende suggeriscono l’eco di un messaggio che, se pur intellettualmente strutturato e ricco di rimandi culturali, possiede maggiore forza e  chiarezza narrativa se espresso attraverso la trama di un testo.

Luigi Paolicelli

Roma // fino al 18 maggio 2014
Isabella Ducrot – Bende Sacre
a cura di Marcella Cossu e Silvana Freddo, con Nora Iosia
GNAM – GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA
Viale delle Belle Arti 131
06 322981
[email protected]
www.gnam.beniculturali.it

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Luigi Paolicelli
Luigi Paolicelli, nato a Altamura nel 1982 e cresciuto a Matera, dimostra sin dalla tenera età una forte passione per la lettura: attività che predilige nel tempo libero. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Basilicata, a Potenza, dove consegue nel 2006 la laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi in Antropologia filosofica intitolata: “Amore schermato: è ancora possibile connettersi ai sentimenti?”. Nel 2007 si trasferisce a Roma per completare gli studi, laureandosi con il massimo dei voti in editoria e giornalismo presso l'Università di Roma la Sapienza nel gennaio 2010. Conseguito il titolo di pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti di Basilicata, collabora attivamente con diverse riviste e testate web in qualità di recensore di libri e mostre. Il suo percorso parte dal mensile “Leggere:Tutti” e continua coerentemente con periodici legati al mondo della cultura quali “PrimaPersona” e “Alta Nox”. Su Squer.it scrive abitualmente di arte e occasionalmente di politica e attualità con piglio riflessivo. Solo di recente approda su Artribune su cui continua a recensire mostre sul territorio della Capitale.