Il direttore di Matera 2019 illustra il calendario di un anno ricco di iniziative. Dal dialogo con l’estero a quello con il territorio, declinato attraverso il linguaggio dell’arte in tutte le sue forme.

Una grande operazione dal basso, molto collettiva, in cui l’opera d’arte è il risultato di una sfida intellettuale che si propone di cercare le sorgenti del contemporaneo”. È questo, in sintesi, il paradigma che orienterà la programmazione di Matera 2019, come ci racconta il suo direttore Paolo Verri.

Lei è stato il più giovane direttore del Salone del Libro di Torino, direttore del Comitato Italia 150 per i 150 anni dell’Unità d’Italia, collabora con numerose imprese come per esempio la Fondazione Marzotto; è editore, organizzatore culturale, esperto di sviluppo urbano e, ora, è direttore di Matera 2019. Da cosa è partito per raccogliere una sfida che non riguarda solo la crescita culturale di una città ma investe più piani di sviluppo?
Il nostro programma è per il 50 % co-creato con la scena culturale lucana e ha l’obiettivo di far crescere il territorio per consentire di migliorare le capacità operative e di raggiungere un’autonomia progettuale che assicuri un posizionamento sul mercato. Pertanto abbiamo in primo luogo promosso un percorso di formazione tramite un bando per “project leader” da mandare in giro per l’Europa a cercare, ciascuno nel proprio ambito, dalla musica all’arte contemporanea, dal teatro alla narrazione storica, le migliori esperienze nei singoli settori. Da questo programma di “go&see”, nato dalla necessità di confrontarsi e di stringere accordi di partenariato, sono scaturiti 25 progetti multipli cui vengono assegnati circa 6 milioni di euro, un terzo dell’intero budget, per dar vita al 50 % dei titoli programmati.

Quali sono invece i contenuti principali del rimanente 50 % del programma?
Intanto premetto che avremo quasi 350 giorni di attività, dal 19 gennaio 2019, con una cerimonia inaugurale in diretta Rai, al 20 dicembre con il Festival Open Culture. Tra questi due paletti ci sono quattro importanti mostre che in realtà sono un unico capitolo di una grande narrazione. La prima, Ars Excavandi, coordinata da Pietro Laureano, uno dei massimi studiosi italiani di ecosistemi, cui si deve il riconoscimento di Matera patrimonio dell’Unesco. Occuperà il Museo Ridolo e tutti gli ipogei della città e indagherà su 8000 anni di storia dell’uomo a Matera e dintorni, confrontando la civiltà rupestre, lucana e pugliese, con esempi simili nel resto del mondo: Petra, la Cappadocia o le comunità Hopi in Arizona. Dal 21 aprile la seconda mostra, curata da Marta Ragozzino a Palazzo Lanfranchi, Rinascimento riletto: tre secoli di produzioni, dalla morte di Federico II al Cinquecento, per esplorare tutto quello che non conosciamo in merito al Rinascimento del Mediterraneo, da Napoli in giù, allargando lo sguardo dal Portogallo al Libano.

Matera, piazza Vittorio Veneto. Photo Nico Colucci
Matera, piazza Vittorio Veneto. Photo Nico Colucci

Due eventi che spingono nella direzione di una connessione tra locale e globale, una chiave d’accesso valida per tutta la programmazione?
Sicuramente. Anche la terza e la quarta mostra si occupano dei rapporti tra Matera e le aree meridionali limitrofe, ricercando agganci con il Sud orientale, nel caso di quella curata da Piergiorgio Odifreddi, La poetica dei numeri primi, iniziando da Pitagora, grande esiliato tra Crotone e poi Metaponto, e con il Sud occidentale. Per quest’ultimo caso, Armin Linke, di ritorno dalla Nuova Guinea, si occuperà, tra settembre e novembre, di portare con l’Osservatorio dell’Antropocene, istanze sul futuro del pianeta confrontando possibili ipotesi di sostenibilità. Da segnalare la location nel Sasso Caveoso e nell’Ambito 19, vale a dire un’area dei Sassi non ancora aperta al pubblico.

In molte città, capitali europee della cultura, l’arte contemporanea ha avuto un ruolo determinante non solo per la qualità delle proposte ma soprattutto per aver contribuito a una rigenerazione dello spazio pubblico e per aver originato nuove dinamiche di crescita urbana. Inoltre l’arte contemporanea pone interrogativi che aiutano la comprensione del presente. A Matera quanto spazio dedicherete alla causa?
Portiamo due celebri installazioni di Tomás Saraceno, quelle dedicate ai suoi studi sui ragni e sulle nuvole, inoltre Joseph Grima selezionerà cinque artisti, ancora top secret, che lavoreranno su altrettanti archivi presenti sul territorio. Infine prevediamo una quinta mostra con tutti i materiali raccolti dai visitatori nella veste di cittadini temporanei di Matera. Con un biglietto di 19 euro, valido l’intero anno, si assicureranno il diritto di prenotare le manifestazioni e il dovere di portare un oggetto simbolo del loro incontro con la città.

Il programma è già chiuso o sono possibili aggiustamenti o ulteriori interventi, magari declinati in altri linguaggi espressivi?
Mi preme sottolineare che utilizzeremo in toto il dossier di candidatura rispondendo alle grandi domande che pone, per esempio: cosa significa oggi abitare in città di piccole e medie dimensioni nell’Europa dei margini? Ci siamo adoperati anche nella produzione di spettacoli dal vivo, tra cui emergono una Cavalleria Rusticana nei Sassi, in collaborazione con il San Carlo di Napoli, e un Purgatorio dantesco con i cittadini di Matera coordinati dal Teatro delle Albe. Sicuramente non abbiamo lavorato nella logica di un eventificio.

Marilena Di Tursi

www.matera-basilicata2019.it/it

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.