Lettere da un collettivo. Imparare a dire no

La lettera numero 37 firmata da ALAgroup è indirizzata al piccolo protagonista del racconto “Ah! Ernesto” della scrittrice e regista francese Marguerite Duras.

Una classe
Una classe

Caro Ernesto,
il tuo avventuroso rapporto con la scuola ci ha coinvolto per la sua verità profonda. Ti è bastato frequentarla per un solo giorno per decidere di non tornarci più. Tua madre, allarmata, ti ha chiesto il motivo e tu hai risposto lapidario: “Perché a scuola mi vengono insegnate cose che non so”. I tuoi genitori sono andati allora a parlare con il maestro e tu, cocciuto, hai confermato la tua decisione. Il tuo è stato un gesto di ribellione infantile o il rifiuto di imparare qualcosa che ritenevi del tutto inutile a una formazione più profonda? La tua volontà di non assoggettarti alla logica di ciò che è già acquisito ti ha fatto dire che infilzare una farfalla arancione e blu in una teca è un crimine e non un esercizio di scienze naturali.
Hai provato forse fastidio quando hai capito che i maestri ti insegnano il sapere, ma non la conoscenza. O meglio, ti insegnano solo le cose che decidono loro, senza permetterti di imparare a fare da solo. Ti avrà indispettito capire che agli adulti importa solo che tu impari a leggere, a scrivere, insomma a stare nel mondo secondo regole prestabilite. È questa la formazione? La disobbedienza e il rifiuto possono essere la sperimentazione di una via per trovare la fiducia in se stessi?
La sfida che hai lanciato alla scuola è ancora attuale e ce lo confermano le recenti vicende dello studente punito con un 6 in condotta per aver giudicato negativamente sui social la sua esperienza di alternanza scuola-lavoro e per non aver accettato in silenzio le imposizioni dell’azienda che lo ospitava. Di fronte al suo piccolo gesto di disobbedienza spontanea, la scuola ha risposto applicando un meccanismo punitivo che, di fatto, censura l’esercizio del senso critico.
In un’intervista del 1987, Marguerite Duras ha dichiarato con grande lucidità: “La follia di Ernesto, in un mondo interamente assoggettato alla logica del consenso, risiede in quella libertà debordante, eccessiva, rivoluzionaria di cui egli vorrebbe disporre nel suo rifiuto di qualsiasi valore prestabilito, nella sua volontà di distruggere e di sabotare il sapere – nel suo caso il sapere scolastico – per ritrovare dentro di sé l’innocenza universale”.

ALAgroup

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

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